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Riflessioni e ricerche sulla cultura digitale e altro a cura di Mario Rotta


Una recensione

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Recensione del volume:
Trentin G. (1999), Telematica e formazione a distanza: il caso Polaris. Milano, Franco Angeli.

Quando si parla di Formazione a Distanza (FAD) occorre spesso riflettere sul significato del termine: in molte pubblicazioni, ad esempio, la sigla FAD è utilizzata indifferentemente per indicare in realtà progetti ispirati a modelli didattici molto diversi, vuoi nei presupposti iniziali, vuoi nelle strategie d’attuazione. Tra i meriti che possiamo riconoscere a Trentin, nel volume pubblicato da Franco Angeli, va invece messa in evidenza l’estrema chiarezza con cui la Formazione a Distanza è non solo definita, ma collocata all’interno di un quadro di riferimento preciso, orientato in particolare alla messa a punto di modelli applicabili nei processi di formazione continua rivolti agli adulti in servizio, dove è necessaria la maggiore flessibilità dei percorsi formativi, oltre che all’uso nel contesto delle tecnologie telematiche.

Trentin e gli altri autori che hanno collaborato alla stesura del volume evitano tuttavia di affrontare astrattamente la complessa tematica, raccontando al contrario un “caso”  specifico, l’evoluzione e le caratteristiche peculiari di un progetto per la formazione di tutor in grado di condurre interventi formativi basati sull’uso delle tecnologie di rete, realizzato a partire dal 1996 grazie a una collaborazione tra l’Istituto per le Tecnologie Didattiche del CNR di Genova e il Ministero della Pubblica Istruzione. Il progetto si chiama Polaris e si ispira dichiaratamente a modelli di formazione “aperta e distribuita”, puntando allo stesso tempo ad agevolare forme molto intense di interazione reticolare tra gli attori coinvolti. Trentin richiama più volte non solo la classica definizione di Nipper sulla “terza generazione” della formazione a distanza, caratterizzata, appunto, da una maggiore flessibilità, resa possibile dallo sviluppo delle tecnologie di desktop conferencing, ma anche coloro che sostengono l’opportunità di un coinvolgimento attivo dei discenti nei processi di apprendimento, particolarmente attraverso la collaborazione nello sviluppo di progetti: Mason e Kaye, quindi, Jonassen e McAleese, ma soprattutto Derek Rowntree, considerato uno dei principali ispiratori dell’approccio project-based.

Il volume affronta l’intero percorso attuato nella realizzazione di Polaris, esaminando, spesso attraverso la stessa voce dei protagonisti, il problema della progettazione dell’esperienza e dell’assegnazione dei vari ruoli, il problema della gestione delle interazioni e delle dinamiche comunicative, il monitoraggio e la valutazione, la riproducibilità del modello. Le riflessioni dei vari autori che hanno contribuito al volume (Benigno, Calise, Marcheggiano, Maggi, Mazzoli, Rivella, Roncallo, Scimeca, Tesini e Tonello), sempre supportate da dati analitici e “testimonianze” dirette su ciò che è accaduto durante l’esperienza, diventano così altrettanti piccoli manuali o prontuari per chi volesse affrontare la quasi totalità delle problematiche della Formazione a Distanza, o meglio, della Formazione in Rete: chi si occupa di Computer Mediated Comunication, ad esempio, potrà concentrarsi sui paragrafi in cui si parla di “diverse modalità di interazione tra gli attori” e di “dinamiche della comunicazione” e in cui si elabora una casistica che mancava nella letteratura prodotta in Italia su questi argomenti. Parallelamente, le note sulla “fenomenologia del corsista”, al di là della loro diretta relazione con il problema della valutazione in itinere del processo, sono occasione per aprire una finestra sulla psicologia degli utenti della rete, tanto che, per quanto non sia dato pensare che ci sia una relazione diretta tra le due pubblicazioni, molti degli spunti qui solo accennati coincidono singolarmente con quanto emerge in un libro di Patricia Wallace recentemente tradotto e pubblicato in Italia da Raffaello Cortina, dedicato proprio alla “Psicologia di Internet”. Lo scenario che si delinea dopo la lettura del volume è quello dell’e-learning, inteso tuttavia nella sua più nobile accezione: non come mercato globale della formazione, ma come opportunità di gestire attraverso la rete processi formativi che puntano alla continuità nel tempo, alla sostenibilità e alla flessibilità.

Molta attenzione è dedicata infine al problema della valutazione e della qualità, solitamente aggirato, quando non ignorato, in molti altri contributi. L’attenzione che Trentin e i suoi collaboratori mostrano al tema è invece tale che in appendice al volume sono pubblicati anche i questionari e le schede utilizzate durante l’attuazione del progetto Polaris per il rilevamento dei bisogni formativi e la valutazione in itinere e conclusiva. Il materiale in dotazione, in sostanza, è tale da rendere il volume – almeno teoricamente – utilizzabile come base per la progettazione di esperienze formative che partono da presupposti analoghi. Il problema aperto è e resta, in ogni caso, la ancora relativamente scarsa disponibilità di tutor in grado di gestire processi di questo livello di complessità: un’esperienza come Polaris, in sostanza, per quanto riproducibile grazie alla sua flessibilità, all’attenzione prestata alle variabili e al contesto e all’eccellente documentazione che la accompagna, può essere realizzata solo grazie alla presenza di competenze molto specifiche, ruoli che non si possono improvvisare e che possono essere interpretati, oggi, in Italia, da un numero relativamente ristretto di professionisti. Non va dimenticato che uno degli obiettivi di Polaris è proprio questo: formare i futuri tutor. Ma ci vorrà forse un po’ di tempo perché si raccolgano i frutti di tanto lavoro.