Appunti su LO e soluzioni integrate

Posted by Mario Rotta on September 24, 2005 at 12:33 pm.

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La scelta delle soluzioni da adottare [in un progetto di e-learning, ndr] non può prescindere dalla valutazione di una molteplice serie di fattori, che andranno complessivamente considerati per garantire un’adeguata qualità nel processo di progettazione e gestione delle attività formative.

Il fattore primario da considerare resta il profilo dei destinatari dell’azione formativa. Ma è importante chiarire che il profilo degli utenti non può costituire l’unico elemento su cui impostare le soluzioni metodologiche e le strategie didattiche. Va infatti considerato che nell’e-learning elementi quali la soluzione tecnologica adottata per allestire un ambiente virtuale di apprendimento, la sua compatibilità con le metodologie didattiche che si intende praticare, e parallelamente le caratteristiche dei contenuti erogati o l’impostazione delle attività basate sulle interazioni tra tutti gli attori, hanno un peso maggiore rispetto a quanto accade nella formazione tradizionale. In sostanza, l’utente di un sistema di e-learning non esprime solo bisogni formativi, in termini di conoscenze da acquisire e competenze da formare, ma anche, se non soprattutto, il bisogno di comprendere l’impatto e il ruolo dell’innovazione rappresentata dall’introduzione nello scenario formativo di nuove tecnologie e conseguentemente nuove modalità di insegnamento e apprendimento. Questo è tanto più vero quanto più alto è il numero degli utenti, e quanto più variegata è la loro composizione, non solo per quanto riguarda le competenze da colmare, ma anche in relazione ad altri elementi, tra cui: le competenze tecnologiche possedute da ciascuno, la disponibilità di tempo e la distribuzione geografica, la reale autonomia rispetto al processo di apprendimento, l’atteggiamento e la predisposizione alla condivisione delle proprie conoscenze e all’interazione collaborativa con altri utenti, la capacità di orientarsi all’interno di sistemi per la gestione distribuita di conoscenze e saperi, la capacità di interagire con le nuove figure professionali che intervengono nella gestione della formazione basata sull’e-learning (e-tutor, information broker, community manager, change manager…).

Ne consegue che:
•    da un lato è in ogni caso necessario curare maggiormente la raccolta di informazioni utili a definire il profilo degli utenti, sulla base di un numero di parametri più alto e complesso rispetto al solo bilancio delle competenze.
•    Dall’altro lato è opportuno impostare una soluzione flessibile e aperta, capace di rispondere alle molteplici istanze e bisogni che emergeranno dall’analisi del profilo degli utenti e adattabile a una gamma di metodologie didattiche presumibilmente piuttosto ampia e articolata.

La flessibilità delle soluzioni necessaria per puntare alla qualità del risultato può essere garantita o quanto meno agevolata identificando una serie essenziale di “componenti” dell’e-learning, su cui impostare la progettazione delle stesse soluzioni:

•    Allestimento di ambienti per la raccolta sistematica di informazioni utili a tracciare il profilo degli utenti: l’analisi dei bisogni e degli atteggiamenti degli utenti non può essere affidata soltanto a rilevamenti iniziali ma dovrebbe appoggiarsi su ambienti dinamici di raccolta e condivisione di istanze, se possibile integrati con gli strumenti di monitoraggio e valutazione. Le stesse reazioni degli utenti alle fasi del processo formativo possono offrire informazioni utili sia per la scelta dei contenuti da erogare che nella selezione delle metodologie didattiche più adeguate.
•    Scelta di una piattaforma aperta e modulare, capace di rispondere a istanze orientate all’erogazione di contenuti statici o interattivi così come al bisogno di gestire e-tivities, impostare attività basate su interazioni tra utenti, offrire opportunità di condivisione e collaborazione. Al di là della compatibilità della piattaforma con gli standard per l’interoperabilità, un’ipotesi plausibile sembra essere oggi rappresentata dalle piattaforme modulari o multi-strato, che anziché proporre un set apparentemente neutro di strumenti e funzionalità permettono di associare un certo numero di funzionalità e di strumenti specifici in funzioni di diverse strategie didattiche o istanze legate a forme di insegnamento e apprendimento in rete.
•    Progettazione dei contenuti modulare e flessibile, nel rispetto degli standard ma considerando prioritaria la relazione con le metodologie didattiche. La ricerca attuale sulla teoria dei Learning Objects dimostra infatti come la strutturazione di contenuti realmente riutilizzabili non dipenda tanto dalla standardizzazione dei contenuti in sé, quanto dalla aderenza dei contenuti a obiettivi didattici che possono modificarsi ed evolversi, in funzione dei bisogni degli utenti così come delle caratteristiche dell’ambiente virtuale di apprendimento o in relazione alle strategie didattiche all’interno delle quali il contenuto è collocato. In sostanza, un LO non è riusabile solo se rispetta dei requisiti tecnici, ma lo sarà tanto di più quanto più risponderà a requisiti didattici, e sarà concepito in modo da essere sufficientemente flessibile per rispondere alle istanze poste da differenti requisiti didattici.
•    Valutazione costante della possibilità di praticare soluzioni integrate, che comporta prima di tutto l’attivazione di forme di controllo e monitoraggio degli atteggiamenti degli utenti rispetto alla percezione di sostenibilità delle metodologie proposte e praticate. In particolare, si dovrebbe rilevare costantemente se e quanto gli utenti preferiscono o ritengono più efficaci, e in che misura, i momenti sincroni e i momenti asincroni, comparare il rilevamento con una valutazione dell’efficacia formativa degli uni e degli altri condotta dai formatori e impostare una strategia complessiva di risposta alle istanze emerse, “dosando” le soluzioni a seconda dei gruppi di utenti e dei fattori emersi come prioritari (spazio, tempo, necessità organizzative, priorità degli obiettivi formativi…)
•    Attenzione alle figure di supporto e alla loro preparazione. In particolare, si ritiene che qualsiasi processo di insegnamento e apprendimento in rete debba essere supportato da un adeguato numero di e-tutor (in funzione del numero dei destinatari, delle metodologie didattiche, del budget disponibile e di altri fattori…), possibilmente formati ini modo specifico e inseriti all’interno di percorsi di formazione continua basati su comunità di pratiche e forme di coordinamento delle azioni di e-tutoring affidate a figure esperte di supervisori. Parallelamente, a seconda dello scenario, potranno entrare in gioco altre figure di supporto, con compiti di orientamento e gestione dell’impatto dell’innovazione (change manager), o sostegno all’autoapprendimento e in particolare alla ricerca e selezione delle informazioni e dei contenuti utili agli utenti inseriti in percorsi in cui la componente erogativi ha un peso determinante (information broker).
•    Sostegno costante all’attivazione di comunità virtuali per la condivisione dei saperi e il confronto sulle competenze. In particolare, si ritiene che le opzioni orientate all’attivazione di comunità di utenti aperti allo scambio di idee ed esperienze possa rappresentare un’opportunità per la formazione continua, a patto che le comunità non siano lasciate alla spontaneità ma organizzate per finalità specifiche e supportate da figure di coordinamento opportunamente preparate.

In un’ottica orientata alla massima flessibilità risulta difficile predefinire il peso percentuale delle diverse metodologie praticate, se effettivamente ancorate al rilevamento e all’analisi dei bisogni, del profilo degli utenti e degli atteggiamenti. Per quanto sia possibile ritenere che su grandi quantità di destinatari le metodologie didattiche più orientate all’interazione tra gli attori (cooperative learning, community networked learning) siano relativamente poco praticabili, va infatti chiarito in via preliminare che queste metodologie non sono efficaci in sé ma in funzione degli obiettivi formativi, se e quando si riscontrano determinate condizioni favorevoli. Questo significa ad esempio:
•    che possono rappresentare un’opportunità per la formazione continua e il consolidamento di azioni formative iniziali in gruppi omogenei di destinatari, dove sussistono determinate condizioni organizzative, oltre che sufficiente predisposizione alla condivisione e all’interazione.
•    Che possono essere proposte solo negli scenari in cui sono disponibili figure di supporto adeguatamente preparate e in grado di guidare la complessità che questo tipo di approccio implica se si vuole evitare che risulti dispersivo e inefficace.
•    Che non è quantificabile a priori il tempo necessario agli utenti per partecipare a esperienze di cooperazione online o alla vita di comunità virtuali di pratiche.

Una ulteriore ricerca sulla flessibilità e l’adattabilità delle soluzioni formative potrebbe riguardare più specificamente le modalità di progettazione e implementazione del contenuto multimediale dei LO.

Non c’è ancora una ricerca approfondita o d’avanguardia su questi argomenti e prevalgono da un lato la tendenza alla semplificazione e alla standardizzazione dei contenuti, dall’altro il rispetto pedissequo di alcuni generici principi d’efficacia (ad esempio gli schemi di Clark e Mayer) o di usabilità.

In realtà, se pensiamo a contenuti realmente riusabili in scenari formativi complessi e dove è necessario rispondere a istanze di utenti che esprimono una varietà di bisogni formativi e stili di apprendimento, dovremmo cominciare a immaginare schemi e modelli di implementazione dei contenuti più aperti, intrinsecamente concepiti in base a reali principi di adattabilità (pensando anche a un uso flessibile delle potenzialità della comunicazione multimediale) e fondati su un approccio più apertamente “instructional”.

Si potrebbero anche immaginare LO che lasciano agli utenti possibilità di scelta tra più registri comunicativi e diversi livelli di approfondimento, anche se non bisogna dimenticare che un ruolo essenziale nella ricerca dell’adattabilità dei percorsi formativi alle differenze tra gli utenti spetta agli e-tutor e alle altre figure di supporto, e al modo in cui gli e-tutor in particolare imposteranno le e-tivities da proporre sia nei percorsi individuali che in quelli in cui più utenti sono chiamati a condividere o collaborare.

Le stesse e-tivities dovranno essere programmate puntando su un approccio “instructional”, in una continua ricerca di integrazione con il contenuto più statico erogato attraverso i LO: non mancano, in questo caso, ottimi modelli di riferimento, ad esempio quelli legati alle riflessioni di Gillian Salmon, recuperabili, per quanto siano parte integrante di teorie sull’apprendimento aperto e distribuito, anche in scenari di formazione più strutturati.

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