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Riflessioni e ricerche sulla cultura digitale e altro a cura di Mario Rotta


Gli e-Books, finalmente…

Reading time: 1 – 2 minutes

Arrivano segnali positivi sulla diffusione degli eBook. Finalmente anche in Italia si coglie qualche segale di innovazione reale! La decisione di Garamond di proporre testi scolastici in adozione sotto forma di eBook è stata coraggiosa, ma lungimirante: pare che siano già centinaia gli insegnanti pronti a fare questa scelta, che garantirebbe quanto meno costi più contenuti per le famiglie, praticità (anziché portare a scuola un pesantissimo zaino i ragazzi potrebbero limitarsi a poche centinaia di grammi di device…) e flessibilità d’uso, tre vantaggi “netti”, concreti, in grado da soli (anche al di là di ulteriori riflessioni sulle opportunità didattiche che potrebbero aprirsi grazie a una più ampia diffusione di una cultura orientata ai contenuti digitali…) di dare una risposta ai timori e alle resistenze che finora hanno limitato la diffusione degli eBook nel nostro paese. Timori che forse non sono del tutto disinteressati. Se ne parla più a fondo sul sito di Garamond (ebookditesto.it) e su un articolo pubblicato su La Stampa di domenica 30 marzo 2008.

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otello carrieri
otello carrieri

E' vero. E' davvero molto interessante riuscire ad attuare questa rivoluzione nelle scuole. E-book....podcast... Concordo pienamente con l'entusiasmo mostrato nelle scuole …
admin
admin

Sono d'accordo: le tecnologie non hanno un significato in sè, ma possono diventare "significative" solo se e quando sono strumenti …
otello carrieri
otello carrieri

Concordo pianamente con la sua opinione e ne faccio indubbio tesoro. Sono consapevole della necessità di innovazione e della nuova …

Ancora sull’e-tutor

Reading time: 1 – 2 minutes

Oggi è stato pubblicato su IGEL un mio contributo sul problema della formazione professionale dell’e-tutor: un altro? Beh, in effetti, ormai ho scritto molto su questo aspetto dell’e-learning, ma in realtà penso che quando si parla di professionalità qualsiasi ulteriore approfondimento sia importante. Nello stesso numero di IGEL sono stati pubblicati anche:

L’e-learning si evolve

Reading time: 2 – 3 minutes

A dispetto di chi lo vorrebbe già “morto”, l’e-learning è vivo: e si evolve. Proprio alle “evoluzioni dell’e-learning, reti sociali e reti di conoscenza” è infatti dedicato il convegno nazionale che l’Associazione Italiana Formatori (AIF) organizza con il patrocinio della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna il 27 marzo 2008 (dalle ore 9.00 presso la Facoltà di Scienze della Formazione, Via Zamboni 32, Bologna).

Il convegno sarà articolato in due momenti: Scenari in mattinata ed Esperienze nel pomeriggio.
Nella mattinata si affronteranno i temi:
• ruolo di AIF e delle altre associazioni per progetti e reti di conoscenza internazionali,
• evoluzioni metodologiche dell’e-learning e delle forme di conoscenza in rete,
• e-Learning e comunità di pratica e reti sociali,
• professionalità e competenze per l’e-learning,
• accessibilità ed usabilità di piattaforme e contenuti.
Sugli stessi temi al pomeriggio, quattro laboratori paralleli saranno teatro per la presentazione di esperienze su:
• ambienti per l’apprendimento collaborativo e per la comunicazione in rete,
• sviluppo e mantenimento di communities,
• produzione contenuti accessibili,
• competenze delle varie figure di formatori e-learning,
• impatto effettivo di progetti e-learning.

Se tra i temi portanti dell’incontro di Bologna non stupisce più di tanto trovare chiari riferimenti ai social networks e ad altri scenari oggetto del dibattito più attuale, l’attenzione a temi quali le professionalità, l’accessibilità e l’impatto dell’e-learning merita una riflessione: la presenza di questi “titoli” suggerisce infatti che nella visione di AIF l’evoluzione e l’innovazione non passino necessariamente attraverso le tecnologie in quanto tali, nè si identifichino con le tendenze del momento. L’attenzione sulle professioni e sulla progettazione significa piuttosto che è ora di cominciare a pensare all’e-learning come “sistema”, consolidando il lavoro che è stato svolto negli ultimi anni sulle competenze, i modelli metodologici e organizzativi, la produzione dei contenuti: ed è proprio in questa visione che può trovare spazio una reale evoluzione. Era ora che qualcuno trovasse il coraggio di evidenziarlo! Ma avremo sicuramente modo e occasione di riparlarne…

Il programma dettagliato e la scheda d’iscrizione al convegno AIF sono disponibili all’indirizzo http://www.aifonline.it.
Per ulteriori informazioni: telefono: 059 236111, e-mail: e-learning@aifonline.it

Quale mercato per l’e-learning “made in Italy”?

Reading time: 4 – 6 minutes

L’obiettivo di questa riflessione è duplice: da un lato si tratta di capire se esiste e in che cosa consiste un e-learning “made in Italy”; dall’altro si cercherà di osservare quali sono le tendenze internazionali e come si sta evolvendo il mercato dell’e-learning per identificare se e cosa di ciò che si progetta e si produce in Italia in ambito e-learning può interessare altri mercati.Prima di tutto un breve ragionamento sull’e-learning “made in Italy”. Non è difficile identificarne e riassumerne le macro-fenomenologie: sperimentazioni avanzate e orientate alla formazione post-laurea nelle università, focus sull’approccio erogativo in ambito editoriale o nella formazione del personale della pubblica amministrazione, prevalenza di prodotti orientati alla formazione “obbligatoria” in ambito aziendale, limitata produzione di contenuti in lingue diverse dall’italiano, contenuti tendenzialmente generalisti (con qualche significativa eccezione specialistica radicata in contesti molto precisi, come la formazione manageriale), tendenziale assenza (anche in questo caso con qualche significativa eccezione) di e-learning providers in grado di competere su scenari più ampi e di prodotti e/o contenuti specificamente orientati verso altri mercati. Non stiamo interpretando dati (per quelli si rimanda a osservatori accreditati quali ANEE o Assinform): sono piuttosto impressioni legate alla percezione che prende forma sul fenomeno osservando i progetti più conosciuti e leggendo tra le righe delle notizie sui progetti in corso. Ma se la situazione è davvero questa, che cosa possiamo fare in concreto per cominciare a “esportare” e-learning?

Probabilmente (al di là della soluzione dei problemi “strutturali”…) dovremmo prima di tutto imparare a confrontarci di più con le tendenze dei mercati internazionali e capire, se ci interessa “vendere” e-learning all’estero, che cosa, in altri paesi, potrebbero o vorrebbero comprare in Italia: è un ragionamento semplice, che sicuramente molte imprese fanno già. La difficoltà consiste nel capire “cosa”. Proviamo a dare qualche suggerimento…

A livello internazionale (stiamo parlando di mercato e non di ricerca…) l’e-learning è ancora considerato un settore in crescita, anzi, un settore che – dopo un momento di stasi dovuto all’inevitabile reazione a un “e-boom” eccessivamente ottimista che si colloca tra gli anni 1997 e 2002 – si sta consolidando e sta nuovamente crescendo. Ovviamente, sono cambiate le aspettative. Non solo ci si aspetta più professionalità e meno improvvisazione, ma è evidente l’interesse per alcune “applicazioni”: c’è molto interesse per le soluzioni “rapide” (che significa sia strumenti per produrre contenuti e corsi in modo veloce ed economico, sia corsi brevi e con un evidente valore aggiunto in termini di efficacia…), per le applicazioni orientate alla valorizzazione della mobilità (ovvero tutto ciò che può essere erogato/gestito via podcast, mobile devices o lettori di eBook), per i contenuti specialistici (di contenuti generalisti ce ne sono ormai anche troppi…) e per gli ambienti di apprendimento flessibili e integrati, meglio se attenti al fenomeno delle reti sociali, intese tuttavia come opportunità per modellare comunità professionali trasversali rispetto ad un ambito o consolidare pratiche di condivisione e collaborazione nelle organizzazioni. Queste tendenze sono documentate, e ogni giorno se ne parla sui principali blog o tra gli analisti dei “learning trends”, insieme ad altri desiderata che riguardano le politiche per l’educazione e per l’accesso alle informazioni, la semantica del web e l’integrazione tra tecnologie e bisogni degli utenti. Che cosa possiamo fare?

Partendo da una situazione concreta, possiamo provare a capire, ad esempio, che cosa potrebbe interessare al mercato ispanico e latino-americano, al di là degli accordi bilaterali tra partners su progetti particolari. In linea con gli scenari descritti si ritiene che imprese italiane orientate all’e-learning potrebbero costruire opportunità interessanti almeno per questa serie di applicazioni e prodotti:

  • contenuti, e in particolare corsi brevi e flessibili di lingua e cultura italiana, arte e archeologia (in varie lingue) per tutti i livelli, così come corsi e materiali avanzati per integrare percorsi formativi specialistici, in ambiti quali le scienze della terra e dell’ambiente, il restauro (dove siamo riconosciuti i migliori al mondo…), la medicina, la chimica, la biologia, la moda e il design;
  • editoria elettronica per la mobilità, ad esempio e-Books di letteratura italiana con traduzione, materiali di supporto al turimo in Italia, guide personalizzabili, repertori di musica classica;
  • soluzioni innovative e percorsi formativi per professionisti dell’e-learning, e in particolare per e-tutor, mediatori di informazioni, manager didattici (almeno in inglese, meglio se in altre lingue diffuse…);
  • tecnologie integrate per l’apprendimento continuo e in particolare know-how per la personalizzazione di ambienti software orientati al social networking e al knowledge management o per la ricerca e la progettazione di soluzioni funzionali all’innovazione in medie e grandi organizzazioni.

Sono soltanto alcune idee, delle ipotesi di lavoro: ma chi si riconosce in queste riflessioni e pensa di rispondere ai profili che queste indicazioni di mercato implicano potrebbe cominciare proprio da qui, per impostare su queste basi una strategia efficace.