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Riflessioni e ricerche sulla cultura digitale e altro a cura di Mario Rotta


La conoscenza? Una minoranza…

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Questa riflessione parte dalla politica, ma ho deciso di pubblicarla in questo blog (che ha un taglio specifico, tecnico…) perchè è di società della conoscenza che si parla, ed è il caso di renderlo evidente collocando il post proprio qui. Il punto di partenza di queste poche righe sono i risultati delle elezioni regionali in Sardegna. Seguendo la campagna elettorale, come tutti, nell’affanno degli impegni e attraverso frammenti di informazione, mi era sembrato di capire che Renato Soru considerasse la formazione e la società della conoscenza come priorità assolute del suo programma di governo, mentre Ugo Cappellacci mettesse ai primi posti il concetto generico di “sviluppo”, il turismo e altre amenità un po’ più prevedibili. Il fatto che qualcuno, finalmente, parlasse di apprendimento e conoscenza in un programma elettorale, per di più in Italia, mi aveva regalato qualche speranza. Così, osservando i risultati elettorali, ho pensato che questo nostro paese è davvero irrecuperabile, se premia ancora chi si fa vedere col capo del governo, sorridente e abbronzato, e punisce chi “osa” porre all’attenzione degli elettori temi importanti e urgenti che hanno realmente a che fare con il futuro e che si chiamano scuola, università, ricerca, formazione. Trattenendo la rabbia che mi suggeriva di mettere in rete la mia amarezza, tuttavia, ho cercato di ragionare e sono andato a vedere con un po’ di calma i programmi elettorali, per capire meglio perchè il risultato è stato quello che è. Ecco alcuni stralci che si riferiscono a entrambi i candidati. A livello di indirizzi generali Soru (fonte) parla di “sostegno alle politiche dell’istruzione, della conoscenza e della ricerca” e di “diritto allo studio con la possibilità di raggiungere i più alti livelli di istruzione anche in un luogo scarsamente popolato e con un basso indice di natalità”. Poi, nel programma dedicato più in dettaglio a “conoscenza e cultura” (fonte) afferma “che la scuola debba essere potente fattore di emancipazione: chi nasce con meno opportunità deve poter acquisire libertà, possibilità e speranza grazie alla scuola. La scuola pubblica deve essere sostenuta attraverso un disegno di legge innovativo in materia di istruzione e formazione professionale; con il sostegno allo sviluppo degli asilo nido e di una scuola per l’infanzia di grande qualità” e che “l’istruzione e la formazione sono per tutta la vita dice l’Europa; lo saranno anche per la Sardegna. Intendiamo perciò promuovere una campagna straordinaria per l’istruzione e la formazione degli adulti, che contenga l’opportunità di un pieno riconoscimento delle competenze già acquisite nel corso della vita“. Cappellacci, per parte sua (fonte) dice che intende “lanciare un piano strategico sul capitale umano, sulla istruzione e la formazione dei giovani come variabile chiave dello sviluppo futuro dell’isola. La priorità sulla quale concentrare l’attenzione è proprio su una delle risorse più importanti: il capitale umano, i giovani. Istruzione, formazione, conoscenza delle lingue, specializzazione internazionale con ampio riconoscimento del merito, cultura d’impresa sono gli aspetti principali del piano strategico per i giovani della Sardegna”. A livello di dichiarazioni di intenti, sinceramente, non vedo differenze significative: capire che (soprattutto nei momenti di crisi) è necessario investire nella conoscenza e nella formazione non è nè di destra nè di sinistra, è semplice buon senso, e non mi stupisce che entrambi i candidati ne abbiano dato prova. Più politiche, in senso stretto, sono le strategie che si mettono in atto per raggiungere gli obiettivi sbandierati nelle dichiarazioni: le differenze, nella sostanza, stanno in quale tipo di scuola o università si decide di sostenere, in quanti fondi si indirizzanosul capitolo “società della conoscenza”, in come si imposta e a chi si affida la delicata questione della formazione continua. E in quale grado di innovazione si è disposti a introdurre in una scuola, in una università, in un sistema della formazione che – diciamolo senza mezzi termini – in Italia (e quindi anche in Sardegna) fanno acqua da tutte le parti. Non ho trovato indicazioni particolari in merito nel programma di Cappellacci (segno che si tratta solo di dichiarazioni di facciata?), mentre ho scaricato l’intero programma cultura e conoscenza di Soru (fonte) e l’ho letto. In effetti c’è qualcosa che ritengo di sinistra nell’attenzione alla dimensione pubblica dell’istruzione, qualcosa di non troppo chiaro nel riferimento al concetto di autonomia e qualcosa di demagogico (diciamolo) in certi rimandi al concetto di innovazione e termini correlati (come “crescita”). Quello che mi stupisce e un po’ mi indispone, visto che è di Soru che si parla, è che non ci sia quasi accenno al ruolo delle tecnologie didattiche, che non si usi mai la parola Internet, che non si citi neanche l’e-learning come opzione, che non ci sia quasi traccia, insomma, degli ultimi 15 anni di dibattito e di ricerca sulle strategie innovative per l’apprendimento e l’insegnamento, continuando a ignorare le quali non si possono a mio parere impostare politiche attuali ed efficaci per la società della conoscenza. Perchè questa paura? Perchè tanta diffidenza? Voglio sperare che non si tratti di un calcolo per non avventurarsi su una strada pericolosa, per non doversi giustificare di fronte a una sedicente opinione pubblica che in fondo pensa che in rete ci siano più pericoli che opportunità. Ma temo che sia così, almeno in parte, visto che in altri capitoli dello stesso programma di Soru si parla di rete, ma in quanto infrastruttura, a generico sostegno delle imprese. Insomma, questo povero paese resta sospeso tra una maggioranza che sceglie chi promette soluzioni facili sapendo di mentire e una minoranza che non ha mai il coraggio di guardare in avanti una volta per tutte, dimostrando di credere davvero nel valore della conoscenza. Eppure, altrove, c’è chi di queste cose parla apertamente e lucidamente (Obama: technology). E vince le elezioni…

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titticimmino
titticimmino

Ho letto con un po' di trepidazione queste tue parole, temendo la tua chiusa... che è prontamente arrivata. Dacché i …
admin
admin

Grazie Titti: interessante la metafora dei salti quantici. Mi ricorda le visioni di Star Trek, di cui sono da sempre …
titticimmino
titticimmino

D'altronde ogni iniziativa che non pone problemi non ha nemmeno molte possibilità di sviluppo! ah e se poi i salti quantici …
pat
pat

Ritengo che siano tutti molto ancorati. Una conoscenza e soprattutto una nuova conoscenza si fa: 1 credendoci davvero; 2 mettendoci passione; 3 investendo su …