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Riflessioni e ricerche sulla cultura digitale e altro a cura di Mario Rotta


Una discussione sugli eBook

Reading time: < 1 minute Sono disponibili online tutti i video della tavola rotonda sugli eBook che si è tenuta a Roma il 17 marzo 2009 e a cui hanno partecipato Agostino Quadrino (Garamond), Antonello Busetto (Confindustria – Servizi Innovativi e Tecnologici), Licia Cianfriglia (Associazione Nazionale Presidi), Sergio Cicatelli (Ministero della Pubblica Istruzione), Andrea Granelli (Kanso – Innovazione per l’uomo), Gianni Nicolì (Associazione Italiana Genitori), Paolo Landi (Associazione Consumatori Adiconsum) e Antonio Tombolini (Simplicissimus E-Book Farm): in quella occasione ero il chairman. I video sono raccolti sul sito di Garamond, che ha organizzato l’evento. Sullo stesso sito è aperto un blog sugli argomenti emersi durante la giornata.

Gli eBook, le fonti e la rivoluzione digitale

Reading time: 3 – 5 minutes

Parliamo ancora di eBook partendo da una riflessione informale che mi sono ritrovato a fare nel corso del convegno “Classroom Anywhere” (organizzato a Bari dall’Istituto Marco Polo) e che ha suscitato alcune reazioni controverse. La mia osservazione era molto semplice: un eBook reader (ovvero un dispositivo portatile a “inchiostro elettronico”) può “contenere” una quantità pressoché illimitata di testi digitali; in ambito educativo questo significa – tra le altre cose – che anziché essere costretti a ricorrere a una selezione di alcuni testi o parti di testi (come abitualmente si fa adottando delle “antologie”), si potrebbero raccogliere integralmente su una memoria solida tutti i testi di uno specifico dominio epistemologico in modo che ciascuno (ad esempio uno studente) possa averli sempre a portata di mano e consultarli in qualunque momento. Questo approccio (ecco il succo della mia riflessione) potrebbe da un lato modificare radicalmente il rapporto che abbiamo (e che soprattutto i ragazzi hanno) con le fonti, dall’altro spingere gli insegnanti a esplorare nuovi modi di affrontare, che so, una storia della letteratura, o la storia in quanto tale, o qualsiasi altra materia che si appoggia su documenti che un conto è avere sempre a disposizione in versione integrale, un conto è dover andare faticosamente a cercare nelle biblioteche o online (nella migliore delle ipotesi) o dover consultare attraverso i frammenti incompleti di un compendio antologico. Non mi sembrava di aver detto nulla di sconvolgente. Tuttavia, in quella stessa occasione (e anche in altre) sono subito emerse posizioni contrarie all’ipotesi delineata e apertamente orientate alla difesa dell’importanza delle antologie proprio in quanto selezioni ragionate e criticamente commentate. Per quanto mi riguarda, anche se comprendo le ragioni di queste diverse posizioni, non le condivido, per una serie di ragioni che vado a spiegare. La prima ragione è che le “antologie” (in quanto tali, e più in generale tutti i compendi selettivi) esprimono comunque uno e un solo punto di vista su un dominio epistemologico. Potranno anche essere ben fatte e l’autore potrà anche essere professionalmente ineccepibile: sta di fatto che sono e restano una scelta di parte, spesso legata a una visione romantica e militante, o addirittura a un’interpretazione ideologicamente connotata. E proprio perché basate su una scelta, in sostanza, suggeriscono e spesso determinano ciò che è importante e ciò che non lo è, ciò che a parere dell’autore dovrebbe essere visibile e ciò che non vale la pena di osservare o rileggere. Un po’ come le guide dei musei, che personalmente ho sempre detestato perché cercano di privare il visitatore del piacere di esplorare. Proporre selezioni o compendi, ovviamente, è lecito, e valutarne il “taglio” può anche essere interessante: ma trovo che contrasti apertamente con quasi tutte le “evidenze” della pedagogia contemporanea, che convergono sulla centralità e sul ruolo attivo dello studente nei processi di apprendimento, sulla valorizzazione degli stili cognitivi, sulla personalizzazione dei percorsi, sull’insegnamento come mediazione, sull’apprendimento come scoperta guidata dalla serendipity e sulla conoscenza come costruzione o co-costruzione fondata sulla creatività, la rielaborazione personale e l’approccio problemico. Questa pedagogia (così come la società della conoscenza che si va configurando attraverso il cosiddetto web 2.0 e release successive) ha bisogno di fonti e non di “passi scelti”, di documentazione estesa, non di selezioni di parte, di strumenti con cui confrontarsi apertamente, non di punti di vista parziali. La seconda ragione per cui sento di poter sostenere una posizione aperta alle raccolte integrali di fonti testuali rese possibili dai formati digitali e dai devices portatili è che è proprio questa opportunità che rende tangibili alcuni fondamenti della società della conoscenza. Mi riferisco al valore che la conoscenza esprime nel momento in cui risulta integralmente accessibile a tutti e al significato che può assumere nel momento in cui ciascuno può disporne liberamente per rielaborarla e integrarla con le proprie conoscenze. Sul primo aspetto la rete ha un ruolo essenziale, il secondo è lo scenario in cui potrebbero collocarsi gli eBook, soprattutto nel loro significato esteso di contenitori potenziali di raccolte integrali di testi e documenti annotabili, in una parola, nella loro natura di “biblioteche digitali”. Non sono forse argomentazioni valide e sufficienti?

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kika
kika

Sono pienamente d'accordo. Ritengo le motivazioni espresse sicuramente valide ed ampiamente sufficienti per motivare l'utilizzo degli e-book nelle scuole. Ritengo questo …
Riccarda Suppini
Riccarda Suppini

In ogni caso, benvengano gli e-book! Anche dovesse trattarsi di "riproposizioni in pdf" dei testi tradizionali esistenti, espressione della scelta …
Salvo Piccinini
Salvo Piccinini

gent. prof. Rotta, trovo la sua proposta estremamente interessante, ma poco praticabile. tenterò di spiegarmi a partire da un esempio. qualche anno …
Lidia N.
Lidia N.

“Ladri di IDEE” Gli eBook nelle strategie di apprendimento orientate alla mobilità e all’ubiquità di Mario Rotta PAG. 57(Banche della conoscenza) Società …

Digitalia et mirabilia

Reading time: 4 – 7 minutes

Torno a parlare di eBook, o meglio, di un problema specifico che è stato anche recentemente oggetto di discussione tra i sostenitori (spassionati) della rivoluzione digitale e i più prudenti critici sui vantaggi dei libri elettronici. Uno degli argomenti di cui si è parlato molto, in particolare, è il presunto risparmio economico che gli eBook garantirebbero agli utenti e non solo: c’è chi sostiene che questo risparmio sarebbe consistente, chi invece afferma che non si risparmia nulla, anzi (posizioni simili sono emerse anche nel convegno del 17 marzo a Roma). Personalmente, si sa, faccio parte di chi sta cercando di accelerare la rivoluzione digitale, nonostante la mia consolidata passione per i vecchi libri illustrati e le edizioni antiche. Ma su un tema come quello del vantaggio economico degli eBook non penso che si debba parlare lasciandosi trascinare dall’emotività. Penso piuttosto che si debbano cercare dati certi, valutare studi, confrontare testimonianze e sperimentazioni concrete. Così mi sono messo a cercare risorse specifiche sull’argomento e sono rimasto molto colpito da un articolo di un bibliotecario e un ricercatore pubblicato su D-Lib Magazine nel 2003: Comparing Library Resource Allocations for the Paper and the Digital Library. Lo studio mette a confronto in modo molto accurato, elaborando grafici comparativi su vari parametri, il costo di allestimento, mantenimento e gestione di una biblioteca tradizionale e di una digitale, quando ancora di biblioteche digitali si parlava poco e male. Non si esprimono giudizi particolari, ma la diversissima ripartizione delle percentuali di spesa rispetto alle varie voci nei due casi analizzati emerge in modo impressionante. Gli autori concludono (nel 2003) che è ormai più che conveniente pensare a biblioteche digitali anziché continuare a immaginarne di analogiche. Credo che valga la pena leggere lo studio anche per chi volesse ragionare sulla sua propria biblioteca: ci sono quanto meno elementi per capire che mentre costruire una biblioteca tradizionale implica investimenti consistenti nella logistica e nella manutenzione, costruire una biblioteca digitale permette di “spostare” l’utilizzo del denaro (e del tempo) su aspetti ben più interessanti, quali la selezione e l’organizzazione. Stimolato dal contributo sono andato in cerca di altri esempi. Ho trovato una riflessione ben documentata sulla differenza di costo tra un archivio analogico e un archivio digitale in azienda (Digital vs. Paper. Which Costs Less AND Drives More Sales?): il costo del digitale pare che implichi un risparmio medio del 75 per cento. Ho apprezzato un blog di un bibliotecario inglese sulla “digital preservation” in cui si mettono a fuoco 5 vantaggi strategici del digitale, tra cui quelli indiretti ma di grande impatto sociale rappresentati dalla diminuzione del consumo della carta e del relativo inquinamento (ribaditi rimandando a dati governativi americani anche in un articolo pubblicato sul Los Angeles Times). E mi è piaciuto molto anche il racconto di un autore che ripercorre la sua valutazione della convenienza o meno di pubblicare in formato digitale piuttosto che su carta. Non salto a facili conclusioni. Aggiungo soltanto qualche ulteriore spunto (legato all’esperienza personale) per riflettere meglio su questi argomenti. Prima di tutto distinguerei il problema in vari “segmenti”: gli archivi, le biblioteche e le raccolte personali di libri (segmento in cui rientra anche l’uso dei libri a scuola). Per quanto riguarda gli archivi penso proprio che ormai i formati digitali abbiano reso evidenti dei vantaggi “netti”: se osservo il mio archivio della fine degli anni 80 non posso fare a meno di notare che è una pila di carta che occupa oltre 1 metro di scaffali e dove è diventato difficile ritrovare qualcosa (anche se ho studiato archivistica e ho sempre archiviato con molta cura); nel corso degli anni 90 il mio archivio cartaceo è via via più snello ma occupa ancora 50-60 centimetri di scaffale all’anno. Il mio archivio cartaceo del 2008 è una cartella di 5 o 6 centimetri di spessore, giusto l’essenziale. Usare i formati digitali con intelligenza mi ha permesso cioè di diminuire drasticamente la carta e contribuire alla salvaguardia dell’ambiente, contrariamente all’ipotesi mai dimostrata ma sostenuta da molti secondo cui l’uso del PC e la scrittura digitale non soltanto non permetterebbero di risparmiare carta ma ne aumenterebbero addirittura il consumo. Per quanto riguarda le biblioteche rimando agli articoli citati: aggiungo soltanto che bisogna ragionare sulla trasformazione della biblioteca da spazio fisico a luogo virtuale. Che ci piaccia o no è quello che sta accadendo, e se è vero che questo potrebbe comportare la perdita di un importante punto di riferimento legato al territorio è anche vero che quella infinita biblioteca digitale che è la rete permette (sempre attraverso la mediazione dell’intelligenza) due salti di qualità importantissimi, l’accesso (teoricamente) incondizionato a qualsiasi risorsa e la moltiplicazione esponenziale delle garanzie di conservazione e trasmissione della conoscenza affidata ai linguaggi, compresa quella enorme massa di “letteratura grigia” che le biblioteche tradizionali perdono, dimenticano o nascondono. Resta infine il problema delle raccolte personali di libri, o di libri scolastici, o di testi necessari per un percorso di studi universitario. La mia esperienza personale a distanza di anni mi sussurra che se per mettere insieme la bibliografia su cui ho lavorato per la mia tesi di laurea ho speso 3 anni e non so neanche quanto denaro, negli ultimi 3 anni ho accumulato diverse centinaia di eBook e ePaper spendendo pochissimo, o meglio, spendendo qualcosa in più per acquistare quei volumi che ritenevo indispensabili ma non erano disponibili in formato digitale. Se fossi uno studente o una famiglia con un figlio alle superiori non avrei dubbi su quale strategia seguire e su quale investimento strategico attuare in questo momento.