Digitalia et mirabilia

Posted by Mario Rotta on April 15, 2009 at 4:34 pm.

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Torno a parlare di eBook, o meglio, di un problema specifico che è stato anche recentemente oggetto di discussione tra i sostenitori (spassionati) della rivoluzione digitale e i più prudenti critici sui vantaggi dei libri elettronici. Uno degli argomenti di cui si è parlato molto, in particolare, è il presunto risparmio economico che gli eBook garantirebbero agli utenti e non solo: c’è chi sostiene che questo risparmio sarebbe consistente, chi invece afferma che non si risparmia nulla, anzi (posizioni simili sono emerse anche nel convegno del 17 marzo a Roma). Personalmente, si sa, faccio parte di chi sta cercando di accelerare la rivoluzione digitale, nonostante la mia consolidata passione per i vecchi libri illustrati e le edizioni antiche. Ma su un tema come quello del vantaggio economico degli eBook non penso che si debba parlare lasciandosi trascinare dall’emotività. Penso piuttosto che si debbano cercare dati certi, valutare studi, confrontare testimonianze e sperimentazioni concrete. Così mi sono messo a cercare risorse specifiche sull’argomento e sono rimasto molto colpito da un articolo di un bibliotecario e un ricercatore pubblicato su D-Lib Magazine nel 2003: Comparing Library Resource Allocations for the Paper and the Digital Library. Lo studio mette a confronto in modo molto accurato, elaborando grafici comparativi su vari parametri, il costo di allestimento, mantenimento e gestione di una biblioteca tradizionale e di una digitale, quando ancora di biblioteche digitali si parlava poco e male. Non si esprimono giudizi particolari, ma la diversissima ripartizione delle percentuali di spesa rispetto alle varie voci nei due casi analizzati emerge in modo impressionante. Gli autori concludono (nel 2003) che è ormai più che conveniente pensare a biblioteche digitali anziché continuare a immaginarne di analogiche. Credo che valga la pena leggere lo studio anche per chi volesse ragionare sulla sua propria biblioteca: ci sono quanto meno elementi per capire che mentre costruire una biblioteca tradizionale implica investimenti consistenti nella logistica e nella manutenzione, costruire una biblioteca digitale permette di “spostare” l’utilizzo del denaro (e del tempo) su aspetti ben più interessanti, quali la selezione e l’organizzazione. Stimolato dal contributo sono andato in cerca di altri esempi. Ho trovato una riflessione ben documentata sulla differenza di costo tra un archivio analogico e un archivio digitale in azienda (Digital vs. Paper. Which Costs Less AND Drives More Sales?): il costo del digitale pare che implichi un risparmio medio del 75 per cento. Ho apprezzato un blog di un bibliotecario inglese sulla “digital preservation” in cui si mettono a fuoco 5 vantaggi strategici del digitale, tra cui quelli indiretti ma di grande impatto sociale rappresentati dalla diminuzione del consumo della carta e del relativo inquinamento (ribaditi rimandando a dati governativi americani anche in un articolo pubblicato sul Los Angeles Times). E mi è piaciuto molto anche il racconto di un autore che ripercorre la sua valutazione della convenienza o meno di pubblicare in formato digitale piuttosto che su carta. Non salto a facili conclusioni. Aggiungo soltanto qualche ulteriore spunto (legato all’esperienza personale) per riflettere meglio su questi argomenti. Prima di tutto distinguerei il problema in vari “segmenti”: gli archivi, le biblioteche e le raccolte personali di libri (segmento in cui rientra anche l’uso dei libri a scuola). Per quanto riguarda gli archivi penso proprio che ormai i formati digitali abbiano reso evidenti dei vantaggi “netti”: se osservo il mio archivio della fine degli anni 80 non posso fare a meno di notare che è una pila di carta che occupa oltre 1 metro di scaffali e dove è diventato difficile ritrovare qualcosa (anche se ho studiato archivistica e ho sempre archiviato con molta cura); nel corso degli anni 90 il mio archivio cartaceo è via via più snello ma occupa ancora 50-60 centimetri di scaffale all’anno. Il mio archivio cartaceo del 2008 è una cartella di 5 o 6 centimetri di spessore, giusto l’essenziale. Usare i formati digitali con intelligenza mi ha permesso cioè di diminuire drasticamente la carta e contribuire alla salvaguardia dell’ambiente, contrariamente all’ipotesi mai dimostrata ma sostenuta da molti secondo cui l’uso del PC e la scrittura digitale non soltanto non permetterebbero di risparmiare carta ma ne aumenterebbero addirittura il consumo. Per quanto riguarda le biblioteche rimando agli articoli citati: aggiungo soltanto che bisogna ragionare sulla trasformazione della biblioteca da spazio fisico a luogo virtuale. Che ci piaccia o no è quello che sta accadendo, e se è vero che questo potrebbe comportare la perdita di un importante punto di riferimento legato al territorio è anche vero che quella infinita biblioteca digitale che è la rete permette (sempre attraverso la mediazione dell’intelligenza) due salti di qualità importantissimi, l’accesso (teoricamente) incondizionato a qualsiasi risorsa e la moltiplicazione esponenziale delle garanzie di conservazione e trasmissione della conoscenza affidata ai linguaggi, compresa quella enorme massa di “letteratura grigia” che le biblioteche tradizionali perdono, dimenticano o nascondono. Resta infine il problema delle raccolte personali di libri, o di libri scolastici, o di testi necessari per un percorso di studi universitario. La mia esperienza personale a distanza di anni mi sussurra che se per mettere insieme la bibliografia su cui ho lavorato per la mia tesi di laurea ho speso 3 anni e non so neanche quanto denaro, negli ultimi 3 anni ho accumulato diverse centinaia di eBook e ePaper spendendo pochissimo, o meglio, spendendo qualcosa in più per acquistare quei volumi che ritenevo indispensabili ma non erano disponibili in formato digitale. Se fossi uno studente o una famiglia con un figlio alle superiori non avrei dubbi su quale strategia seguire e su quale investimento strategico attuare in questo momento.

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