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Riflessioni e ricerche sulla cultura digitale e altro a cura di Mario Rotta


Per una formazione ecosostenibile

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Dal 7 al 18 di dicembre i grandi della Terra si incontreranno a Copenhagen per discutere su come affrontare il problema dei cambiamenti climatici provocati dall’inquinamento e dalla cattiva gestione delle risorse energetiche del pianeta. In occasione di questi appuntamenti, si parla molto di educazione ai comportamenti responsabili sul piano ecologico, ma non si affronta quasi mai il problema di cosa gli educatori e i formatori possono direttamente fare per ridurre l’inquinamento e contribuire a loro volta alle politiche ambientali. Vorrei quindi evidenziare almeno 3 cattive abitudini che connotano l’educazione e la formazione come attività umane non ancora eco-sostenibili, o addirittura come attività che hanno un impatto negativo sull’ambiente.

La prima cattiva abitudine riguarda l’uso della carta. Nell’educazione e nella formazione si fa ancora un uso abnorme di carta, sotto forma di libri, dispense, documenti. Per produrre così tanta carta si abbattono alberi (e fin qui passi, se ne possono piantare altri) ma soprattutto sono necessari processi industriali altamente inquinanti, a elevato impatto ambientale e dove si fa uso di sostanze nocive. L’alternativa consiste negli eBook e nei dispositivi dedicati per la lettura e l’archiviazione di documenti elettronici: si tratta di tecnologie sempre più “attuali”, che tuttavia incontrano forti resistenze, oltre che negli uffici e nelle organizzazioni, proprio tra insegnanti, formatori, editori. A scuola, nelle università, nei corsi di formazione si consumano ancora, irresponsabilmente, tonnellate e tonnellate di carta, che potrebbero essere “risparmiate” incentivando l’uso di testi in formato elettronico su lettori digitali (ePaper). Le motivazioni di chi si oppone a questa opportunità sono le più svariate: dalla nostalgia disinteressata per l’odore delle pagine alla difesa (interessata) del presunto “valore” dei libri da parte degli editori, che in realtà sono quasi tutti nel panico (cito volentieri Luca De Biase) di fronte alla prospettiva di dover reinventare il loro modello di business per sopravvivere agli scenari e alle implicazioni della rivoluzione digitale. Il risultato è uno spreco inammissibile, paragonabile all’ostinazione di chi volesse continuare a usare automobili a benzina senza marmitta catalitica pur sapendo che sono ormai disponibili auto ibride o elettriche. E con la differenza che mentre in quest’ultimo caso alcune motivazioni sarebbero quanto meno comprensibili (il prezzo, l’autonomia…), il confronto tra carta elettronica e carta, per quanto riguarda i costi e l’impatto ambientale, è assolutamente improponibile, come dimostrano in modo chiaro numerosi articoli e report (esempio A, esempio B, esempio C). Ogni insegnante, ogni formatore dovrebbe cominciare a usare sempre più spesso e sistematicamente testi e documenti digitali, mentre a livello politico si dovrebbero introdurre incentivi per agevolare un graduale passaggio ai libri elettronici (soprattutto in ambito didattico), sotto forma di ecotasse per chi pubblica contenuti che implicano un alto consumo di carta e agevolazioni fiscali per l’acquisto dei dispositivi digitali di lettura, alla stregua di quanto si è cominciato a fare per le automobili.

La seconda cattiva abitudine è quella legata al pregiudiziale orientamento delle agenzie formative e dei formatori verso modelli didattici basati sulla compresenza dei partecipanti. Proviamo a pensare a quante sono le ore/uomo di formazione erogate in un paese come l’Italia ogni anno, e a quante di queste ore implicano spostamenti, viaggi, uso di mezzi di trasporto pubblici o privati. Il risultato non è soltanto uno spreco inimmaginabile di tempo e di denaro, ma un assurdo sovraccarico sul sistema dei trasporti, con conseguente consumo di energia ed emissione di gas nocivi. Sappiamo benissimo quale potrebbe essere la soluzione: si chiama e-Learning, e se ne parla da molti anni, anche in termini di compatibilità ambientale. Se anche soltanto il 30-40 per cento delle attività di formazione che implicano la mobilità dei partecipanti fosse sistematicamente “spostato” online, le emissioni di gas nocivi si ridurrebbero considerevolmente, e si otterrebbero benefici indiretti in termini di maggiore efficienza del sistema dei trasporti (ad esempio: meno auto in circolazione = meno ingorghi = meno inquinamento). Ma aziende, organizzazioni, agenzie formative e formatori non ne vogliono sapere, e spesso e volentieri continuano a costringere i soggetti coinvolti nei progetti di formazione a muoversi per ritrovarsi in aula o attorno a un tavolo, anche quando non sarebbe strettamente necessario. Eppure l’e-Learning è stato oggetto di ricerca e sperimentazione per anni e anni, e oggi possiamo affermare senza timore di essere smentiti che investire sistematicamente in soluzioni progressivamente e gradualmente orientate all’uso integrato di ICT e reti in ambito educativo è un’opzione praticabile e sostenuta da tecnologie affidabili, modelli di riferimento e buone pratiche. Ciò nonostante persistono resistenze e indifferenza, talora supportate da affermazioni (quasi mai documentate) sulla presunta insostituibile efficacia dell’aula, della classe o del faccia a faccia come modalità di approccio alla trasmissione della conoscenza. Non solo non è vero, ma sostenerlo, oggi, denota una colpevole ignoranza sia sul piano tecnologico che su quello metodologico, oltre che l’assuefazione a un modello che non si vuole mettere in discussione perché ripensarlo implicherebbe fatica, acquisizione di nuove competenze, cambiamenti organizzativi. In sostanza, si continua a fare formazione attraverso strategie ad alto impatto ambientale soltanto perché è più facile, quando sarebbe possibile, come formatori o agenzie formative, dare un contributo significativo alla tutela dell’ambiente praticando altre strategie, di cui conosciamo ormai i limiti e i vantaggi, le caratteristiche e le possibilità. Trovo questo atteggiamento colpevolmente irresponsabile, oltre che sciocco. La strada da percorrere può consistere nell’incentivare il passaggio a modelli integrati di formazione introducendo nei bandi o nelle specifiche per la validazione dei corsi a tutti i livelli “quote” vincolanti di e-Learning.

La terza cattiva abitudine è il corollario delle precedenti: l’eccesso della combinazione tra contenuto analogico e approccio sincrono nei processi formativi. Nei corsi, in sostanza, si parla molto e si enfatizza il momento, come se non fosse cambiato nulla dai tempi di Socrate, da quelli delle università medievali o da quelli della maestrina con la penna rossa. Niente (se non la pigrizia dei formatori) giustifica il mantenimento di certe consuetudini, dalle quali conseguono fenomeni come l’abuso di carta o la resistenza all’e-Learning. Al contrario, è relativamente facile mostrare i vantaggi della digitalizzazione sistematica dei contenuti e dell’approccio asincrono, sia in termini metodologici (che però non sono oggetto di questa riflessione) che in termini di impatto ambientale: digitalizzando i contenuti si introduce ad esempio un “fattore di riuso” che può aiutare a ottimizzare la gestione dei processi e la durata dei percorsi (con vantaggi indiretti per quanto riguarda l’usura delle strutture o delle attrezzature); si creano inoltre le condizioni per una fruizione più orientata all’uso di dispositivi elettronici al posto di fogli, quaderni, penne. L’approccio asincrono, a sua volta, agevola una gestione più efficiente del tempo sia da parte dei formatori che dei partecipanti, generando un indotto in termini di risparmio energetico (ogni dispositivo eventualmente utilizzato è “acceso” soltanto quando è necessario e per il tempo necessario) e agevolando una mobilità più consapevole.

Non possiamo più domandarci che cosa la Terra può fare per noi, ma che cosa ognuno di noi può fare per la Terra. Come formatori e insegnanti, penso che ci si debba interrogare sulla compatibilità ambientale del nostro approccio all’educazione, e privilegiare di conseguenza le soluzioni più ecosostenibili. Ma temo che ci sia ancora molta strada da fare in questa direzione…