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Riflessioni e ricerche sulla cultura digitale e altro a cura di Mario Rotta


Qualche riflessione sull’apparenza digitale

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Ricevo sempre più spesso messaggi come questo:

Buongiorno, sono [nome e cognome] e lavoro in una societa’ che si occupa di SEO e diffusione di siti Internet. Abbiamo visitato il vostro sito http://www.mariorotta.com/ e per questo saremmo felici di effettuare uno scambio link con voi. Gestiamo una vastissima scelta di siti, italiani e internazionali, e il nostro campo di specializzazione è il gioco online. Vorrei precisare che sui nostri siti non si gioca, che sono al 100% gratuiti e prettamente informativi. Saremmo felici di scambiare con voi uno o più link, sempre a condizioni vantaggiose per entrambe le parti. Lo scopo principale della nostra attivita’ è quello di raggiungere le migliori posizioni nei motori di ricerca. Tutto ciò è offerto a titolo completamente gratuito. Sperando che la nostra offerta di siti sia di vostro interesse, saremmo lieti di offrirvene i migliori! Cordiali saluti [nome e cognome]

Altrettanto spesso, nei post dei miei vari blog, trovo in coda commenti come questo:

Very nice content here, i will be back for sure. I would like to leave a comment on rechargeable Kindle batteries, they eventually lose their ability to hold a charge. Nook’s battery is user-replaceable and relatively inexpensive. To replace Kindle’s battery, Amazon wants you to ship your Kindle to Amazon, and they will ship you back a DIFFERENT Kindle than the one you sent (it’s the same model, for example if you send a white Kindle 3, you get a white Kindle 3 back, but you get a “refurbished” one, NOT the exact one you sent them). I don’t like this at all.

Che si tratti prevalentemente di “spazzatura” è abbastanza evidente, immagino anche che questa strategia di marketing abbia tecnicamente un nome, che tuttavia ignoro. Ma a me non basta leggere e cancellare. Sono testardo e curioso, e vado a vedere i siti di cui mi parlano, per capire di che si tratta e di chi si tratta. Di solito trovo delle home page anche ben fatte sul piano grafico, apparentemente serie (nella misura in cui un concetto equivoco come la serietà può essere definito), e tuttavia inconsistenti. Non c’è nulla dietro, non c’è nulla dentro. C’è solo una relativa abbondanza di link e banner che rimandano ad altri siti dello stesso genere, pieni di link e banner che rimandano ad altri siti e così via, all’infinito. Così si genera traffico, ovvero si contano dei click che valgono un tot ciascuno, e si fanno felici gli operatori che vendono connettività, a cui ovviamente interessa che il traffico si generi e si alimenti. Al di là dei nomi che gli esperti di questi ambiti danno o hanno già dato a questi fenomeni, vorrei chiamarli per il momento “apparenza digitale”. E farne, per una volta, una questione di principio. A margine della società della conoscenza, che idealisticamente riteniamo possa fondarsi sulla libera circolazione delle idee in rete e sulla condivisione di risorse e documenti digitali (significativi) all’interno (e a fianco) delle reti sociali, ma che è costretta a fare i conti con queste forme dilaganti di inconsistenza, di cui siamo spesso vittime e qualche volta complici, magari inconsapevolmente, perché cediamo alla tentazione di un banner per veder crescere il grafico di Google Analytics o perché in buona fede segnaliamo link a pagine che rimandano ad altre pagine, che rimandano ad altre pagine, che rimandano ad altre pagine…

Pongo la questione di principio in questi semplici termini, attraverso una dichiarazione di intenti:

  • cercherò di segnalare solo risorse e informazioni consistenti e se possibile inserite in contesti e siti che non accettano inserzioni pubblicitarie palesi o forme nascoste di advertising;
  • cercherò in ogni caso di selezionare accuratamente ciò che deciderò di segnalare, privilegiando la qualità e l’originalità rispetto allo “spamming” mascherato nelle informazioni che sono costruite solo per rimandare ad altre informazioni;
  • cercherò di proteggere gli ambienti di rete di cui sono responsabile da qualsiasi invadenza indebita, impegnandomi a pubblicare e condividere soltanto conoscenze significative e utili.

In fondo si tratta di principi molto semplici. Ma quante volte a tutti noi è capitato di non riuscire letteralmente a rispettarli? Eppure la società della conoscenza si può costruire realmente solo nel momento in cui in una rete si scambiano tra pari le conoscenze che siamo riusciti a elaborare andando oltre l’apparenza: è in questo continuo esercizio di autocontrollo che si creano le opportunità per scambi proficui, attraverso cui l’intera rete si arricchisce; è difficile, ma è questo che dovremmo fare.

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A partire da questo spunto, condiviso su Facebook, si è sviluppata una prima discussione, di cui riporto volentieri gli stralci più interessanti, sia come archivio e memoria che come base per riaprire ed eventualmente allargare la riflessione:

  • Eleonora Guglielman Concordo. Il giochetto del link che linka ad altri link all’infinito può riservare, tra l’altro sorprese sgradevoli. Così come accettare la logica del banner: sono inorridita al pensiero che se pubblico un video su Youtube, chi lo guarda vedrà apparire il banner di Gianfranco Fini e lo assocerà a me. Ma quanti ne sono consapevoli?
  • Agostino Quadrino Purtroppo la civiltà dell’apparenza non sta solo in rete, come ben sappiamo, caro Mario. Viviamo nell’epoca che un giorno credo si indicherà come era del nichilismo di massa. Calvino parlava dei caratteri della letteratura del terzo millennio, fra cui includeva anche “consistency” (anche se il senso in inglese è un po’ diverso, e anche se quella sesta lezione non è riuscito a completarla…): è stato profetico su tutto, ma forse su questo carattere si stava sbagliando, almeno in campo sociale e non letterario.
  • Gianni Marconato La facilità di “pubblicare” qualcosa dal blog allo status FB fa, inevitabilmente crescere la merce che opportunamente tu definisci “inconsitente”. E’ il prezzo che dobbiamo pagare a questa nuova libertà. E lo accetto. La questione… è come riconoscere la consistenza, la densità, dall’inconsistenza, dalla trasparenza. Ma vedo che anche su questo un po’ alla volta ci stiamo attrezzando tutti. Stiamo imparando a convivere con l’inconsistenza e a sopravvivereci dignitosamente. Anche se ha il costo del tempo dedicato a decodificare come “inconsistente” qualcosa. Per questo apprezzo molto le tue dichiarazioni di intenti per la prevenzione della e la tutela dalla inconsistenza. Principi che faccio miei. Grazie.
  • Roberto Maragliano Succede in tutte le migliori famiglie dei media. Succedeva del resto anche ai tempi del cinema e a quelli della tv. Con la fuffa audiovisiva abbiamo imparato a convivere (nel senso di evitarla o di accettarla quando ci fa gioco). Stiamo imparando a convivere con quella del net. Ma che dire della fuffa gutenberghiana, di cui la manualistica scolastica rappresenta un immarcescibile caposaldo?
  • Paolo Quadrino Credo che sia una richiesta generale e standardizzata fatta con un preciso scopo (dichiarato): occupandosi di SEO vogliono migliorare il loro posizionamento nei motori di ricerca che tengono conto (nelle 5 P) anche della “Popolarità” nella rete. Più si è linkati più si sale di posizione…
  • Rosamaria Guido‎ Ignoriamoli, parliamo d’altro, di idee, di emozioni, di conoscenza, o come direbbe Benigni, di sogni e di felicità. Quoto a 360°: non ho mai sottaciuto la mia innata antipatia nei confronti chi chi cerca il guadagno o la popolarità attraverso sotterfugi e tattiche poco lineari. Devo tuttavia rilevare che la mia presenza nel web non ha altri motivi ispiratori che non l’interesse e il gusto di leggere e scrivere. Felice del tag, faccio mia la dichiarazione d’intenti della nota, pur riservandomi, per com’è mia consolidata abitudine, qualche link a fatiche di amici e tante chiacchiere che, pur non avendo un loro peso culturale, sembrano presentare una certa utilità, contribuendo a tirare su il morale di alcuni internauti. Sbaglio forse?
  • Paolo Aghemo Una buona riflessione, e se è vero come molti hanno ribadito che ci si attrezza, è anche vero che diffondere riflessioni consistenti è un meglio!
  • Antonella De Robbio Sono più che d’accordo. Serve una dichiarazione di intenti, semplice e snella come quella che proponi. E’ ovvio che alla base c’è un modello di business sempre più invasivo che utilizza tutti i mezzi possibili per poter svettare in testa nel ranking dei motori…