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Riflessioni e ricerche sulla cultura digitale e altro a cura di Mario Rotta


Libri e nuvole

Reading time: 376 – 627 minutes

Libri e nuvole, ovvero Apriamo i libri. Leggere, scrivere e condividere elementi digitali in ambito educativo. Ragionamento preliminare sull’ambiente EduCloud. Traccia di una conferenza tenuta in occasione di eBookFest, Sanremo, 26 ottobre 2012. Nella conferenza si introduce il framework che ha portato alla realizzazione di EduCloud, un ambiente integrato di editoria digitale e per l’elaborazione di eBook didattici aperti prodotto da Garamond.

Slides_EduCloud (Mario Rotta), PDF, IT

Dalla competenza globale all’incompetenza locale

Reading time: 4 – 6 minutes

A volte rileggo volentieri alcuni di quei documenti che ritengo fondamentali per capire cos’è realmente la “società della conoscenza”. Tra questi penso che si possa considerare essenziale lo European Reference Framework: Key Competences for Lifelong Learning: è del 2006, ma è estremamente attuale. Anche troppo, sotto certi aspetti, segno inequivocabile che lo scenario che il documento configura non è stato ancora costruito, e non sarà facile diffonderne le implicazioni. Eppure si trattava di un programma relativamente semplice da comprendere, che avrebbe dovuto e potuto portare rapidamente alla definizione di un’agenda basata su pochi punti, e per questo attuabile. In breve, il framework identifica e declina 8 competenze primarie e trasversali che dovrebbero essere sviluppate e potenziate nei sistemi formativi di tutti i paesi europei: la comunicazione nella lingua madre, la comunicazione in altre lingue, la competenza matematica, scientifica e tecnologica, la competenza digitale, il saper imparare a imparare, le competenze civiche e sociali, lo spirito di iniziativa e la capacità “imprenditoriale”, la consapevolezza dell’importanza dell’espressione culturale. In sostanza, si immagina un “cittadino europeo” in grado di esprimersi correttamente nella propria lingua e correntemente in almeno una lingua straniera, dotato di una solida cultura matematica e scientifica, aperto all’uso delle nuove tecnologie e capace in particolare di orientarsi nello scenario della cultura digitale, predisposto all’apprendimento continuo e capace di elaborare strategie e metodi per imparare più efficacemente, attento ai contesti sociali e dotato di un forte senso civico, aperto alle novità, pronto a intraprendere iniziative, autonomo, cosciente dell’importanza della tradizione culturale e di qualsiasi forma di creatività. Difficile, certo, ma non impossibile. Quanto meno, bisognerebbe cominciare a definire programmi operativi che si muovano in questa direzione, a partire da una riformulazione della funzione della scuola e dell’università, oltre che, ovviamente, da un ripensamento del sistema della formazione professionale e delle metodologie adottate nella formazione degli adulti. Questo, almeno, è quello che dovrebbe accadere nei vari paesi, nelle intenzioni della commissione. E in Italia? A che punto siamo? Direi che ne stiamo discutendo: a qualche convegno se ne parla. Magari in qualche scuola o in qualche università si è perfino fatto qualcosa. Ma sarei scambiato per il solito pessimista se dicessi che siamo ancora molto indietro e che sotto certi aspetti, più che cittadini globali competenti stiamo facendo il possibile per trasformare i nostri ragazzi (e anche molti adulti) in incompetenti locali? In attesa di poter consolidare e giustificare meglio questa affermazione, mi limito ad appoggiarmi a un paio di “evidenze empiriche”. La prima è un report del 2011 sulla valutazione dei programmi orientati all’attuazione del framework nei paesi europei: si citano esperienze concrete di 21 paesi. Ci sono Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Germania, Estonia, Finlandia, Spagna, Francia, Croazia, Ungheria, Irlanda, Olanda, Lituania, Malta, Polonia, Slovenia, Slovacchia e Regno Unito. Ma l’Italia non c’è, e immagino che ci siano delle ragioni valide per questo. La seconda evidenza è quasi “percettiva”. Proprio ieri osservavo non senza un minimo di soddisfazione un gruppo di ragazzini francesi in visita nella mia città; era un gruppo numeroso, avranno avuto 12-13 anni, e si muovevano insieme ai loro insegnanti con molta abilità in un centro storico non facilmente agibile neanche per un residente, fermandosi di fronte ai monumenti, disegnando, prendendo appunti, cercando informazioni su dei tablet, mostrandosi, insomma, civili, interessati, organizzati, in una parola futuri cittadini europei. Poco dopo, ho dovuto constatare con amarezza che i nostri ragazzi, all’uscita da scuola, sembravano – al loro confronto – quasi dei selvaggi. Non lo dico per fare del moralismo: lo racconto perché il punto non è soltanto cosa fa o non fa la scuola per costruire l’identità dei cittadini di domani. Il punto è che in questa nostra sempre più povera Italia prevalgono largamente modelli di non-cittadinanza, di non-identità, ovvero esempi di incompetenza: basta accendere la televisione per vedere come e quanto si calpestano la capacità di esprimersi nella propria lingua e in quelle degli altri, il senso stesso del comportamento civico e dell’identità sociale, la predisposizione a imparare e la creatività, mentre alla distruzione delle altre competenze auspicate dai documenti europei lavorano in modo compatto altri segmenti della nostra società e della nostra economia: editori che ignorano la rivoluzione digitale, banche e burocrazie varie che annichiliscono qualsiasi spirito di iniziativa, pubblica amministrazione ancora largamente inefficiente sul piano tecnologico, centri di ricerca costretti alla pura sopravvivenza, politiche culturali inconsistenti, politici e dirigenti incapaci di programmare, organizzare, attuare. C’è bisogno che aggiunga altro? Diciamo che c’è ancora molto, molto da fare…