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Riflessioni e ricerche sulla cultura digitale e altro a cura di Mario Rotta


A proposito dei libri di testo (e del ruolo della scuola)

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Questo breve contributo prende spunto da una nota che Agostino Quadrino (Garamond) ha pubblicato su Facebook e che si riferisce agli esiti di una Ricerca Europea sui Libri di Testo effettuata nell’ambito di Eurydice. Quadrino scrive: “Dal rilevamento qui indicato risulta che in tutta Europa hanno l’obbligo di adottare libri di testo solo Grecia, Cipro e Malta, con pochissimi casi di controllo centrale della produzione editoriale e con significativa diffusione di contenuti didattici digiali. La validità e qualità dei materiali è generalmente verificata solo dagli insegnanti. Abbiamo discusso spesso di questi temi con Gino Roncaglia, Roberto Maragliano, Mario Rotta, Marco Guastavigna ed altri amici e colleghi. Mi pare che ci sia un elemento in più di discussione, per chi volesse contribuire“. Ho provato a rispondere con un semplice commento, ma poi mi sono lasciato prendere la mano e ho messo insieme alcuni appunti più estesi, che riporto volentieri qui come spunto per una riflessione più ampia sul ruolo (e sul futuro) della scuola.

Quando si parla di scuola e di libri di testo a scuola si può parlare “liberamente” e allo stesso tempo “concretamente”? Sembra di no, ma lo faccio lo stesso. Evidenziando sotto forma di ragionamento iperbolico (purtroppo in breve e quindi in un modo diretto che potrebbe essere frainteso, ma non importa) alcuni elementi che entrano in gioco in questo specifico scenario in questo specifico momento:

  • Una “società della conoscenza” – relativamente alla funzione che in merito può svolgere la scuola – può ragionevolmente fondarsi sulla funzione imprescindibile dei libri di testo? Non credo proprio: quello che si sta configurando è uno scenario molto più ampio e complesso, in cui ciò che conta davvero è legato alla distribuzione e alla condivisione della conoscenza, non alla sua “ratifica” e meno che mai a qualsiasi pretesa di selezione, di sintesi, di uniformità. Dovremmo piuttosto imparare a confrontarci con la complessità della conoscenza.
  • La complessità, le istanze legate alla distribuzione e alla condivisione della conoscenza, la crescita dell’attenzione sulla dimensione sociale dell’apprendimento, sono fattori di cambiamento molto importanti, che suggeriscono in modo evidente che il problema della relazione tra scuola e contenuti funzionali o utili per l’apprendimento non si può più affrontare attraverso soluzioni tradizionali e improntate alla chiusura, ma affacciandosi su territori più ampi, come quelli verso i quali possono accompagnarci l’editoria digitale e la rete.
  • In sostanza, la scuola deve decidere che cosa essere. Se preferisce configurarsi come ambiente chiuso e impermeabile alle sollecitazioni della società, può continuare ad adottare libri di testo (termine peraltro inadeguato, in realtà gli studenti non adottano i libri, è la scuola che li impone, “adottare” presupporrebbe una certa libertà di scelta…). Ma una scuola così impostata sarebbe letteralmente fuori dal mondo, astratta, poco motivante in quanto inadeguata rispetto alla realtà. Forse è il momento di pensare a una scuola più vera, più realistica, più utile: questo significa sporcarsi le mani con le istanze, gli stimoli, i pericoli, i rumori, gli squarci, la discontinuità e le criticità del mondo reale e di quello digitale, che ormai della realtà, della società in cui viviamo, fa parte integrante, ci piaccia o no, e in i ragazzi vivono già.
  • In estrema sintesi, a me piacerebbe una scuola che la smettesse di pretendere di dare risposte suffragate da libri che (chissà poi perché) fanno testo. La nostra scuola, purtroppo, spesso si limita a questo, fingendo peraltro di ignorare che questa impostazione è legata a due funzioni che la scuola ha svolto nel passato e in relazione a momenti storici precisi (la scuola come forma di indottrinamento di massa di ispirazione fascista e la scuola come veicolo di alfabetizzazione e di acculturazione di massa del dopoguerra), funzioni che ormai non hanno più alcuna ragion d’essere, e rappresentano anzi un ostacolo rispetto a una visione della scuola come ambiente in cui si costruisce la relazione tra i futuri cittadini e l’insieme delle conoscenze e delle competenze di cui ciascuno di loro avrà bisogno per affrontare e risolvere problemi, sciogliere dilemmi, prendere decisioni. Che è poi lo scenario della “scuola senza pareti” di cui si parla da tempo.

La questione legata alla valutazione dei contenuti (digitali), in questi termini, appare sotto certi aspetti oziosa: in linea di massima, nel momento in cui i contenuti non rappresentano più l’obiettivo dell’apprendimento ma un insieme di strumenti per apprendere in funzione dell’applicazione concreta di quanto appreso, è il contesto stesso che ne determina – nei fatti – sia la validità intrinseca che quella pratica. Ed è questo che si intende nel rapporto Eurydice riferendosi alla libertà di valutazione degli insegnanti e al loro ruolo in tal senso. Se poi si vuole ragionare sul concetto di qualità, allora bisogna ricordare che da decenni la ricerca e le prassi hanno dimostrato che una vera e propria certificazione della qualità, ad esempio l’assegnazione a determinati contenuti di un marchio di eccellenza o di un’etichetta che possa renderli più visibili e accettabili, non può essere affidata né ai soggetti direttamente interessati (gli insegnanti, in questo caso), né alle seconde parti interessate (editori, MIUR e istituzioni legate al MIUR), ma solo a soggetti che rientrino tra le cosiddette “terze parti indipendenti”, ad esempio specifiche società o commissioni, come in effetti accade in diversi altri paesi.

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Orietta Berlanda
Orietta Berlanda

Come in ogni settore focale è la questione del controllo qualità, che confermi l'autorevolezza della fonte. Attendiamo allora il costituirsi …
Mario Rotta
Mario Rotta

No, per quanto riguarda la scuola e i libri per la scuola in Italia non si intravede nulla di simile …
Maria Rosaria Baglieri
Maria Rosaria Baglieri

Secondo me, la vera questione è che " la scuola deve decidere che cosa essere " e sono ormai molti, …