Reti di vetro

Si è tenuto nei giorni scorsi a Dobbiaco (10-13 luglio 2008) un seminario sulla “cittadinanza digitale”. Non è necessario che racconti com’è andata, sono più che sufficienti le testimonianze raccolte in tempo reale nel wiki dell’evento, curato da Luisanna Fiorini (segnalo in particolare anche una mappa mentale di ciò che è stato detto e fatto e degli argomenti che sono stati toccati), oltre che nelle pagine dei tanti bloggers presenti, come Giorgio Jannis, Maddalena Mapelli (che ha annotato quasi tutti gli interventi anche nel blog di Ibrid@menti), Gianni Marconato. Sono già online anche delle belle raccolte di immagini sul luogo e sull’evento, e probabilmente anche molte altre opinioni, impressioni, resoconti, commenti, fotografie di cui al momento non sono a conoscenza, ma farò il possibile. Che cosa posso aggiungere? Vorrei solo accennare brevemente a una sensazione che ho provato durante queste giornate, mentre fuori dalle finestre della splendida struttura che ci ospitava le nubi di un temporale improvviso proiettavano sulla terra luci modificate, e nelle stanze si parlava di web 2.0 e oltre. In quel momento mi sono guardato intorno, e ho constatato che anche in Italia si può parlare di innovazione, e si può fare innovazione (anche ad alto livello), ma a crederci davvero siamo in pochi, e sempre gli stessi o quasi, da sempre, come se gli anni non passassero, come se il mondo, nel frattempo, non cambiasse alla velocità dei lampi e con la stessa intensità dei venti. Sarà per via dell’ambientazione, ma mi sono ricordato del “gioco delle perle di vetro” di Hesse: i saggi sono rinchiusi in uno spazio dove possono dialogare e creare, ma senza interagire troppo con il resto del mondo, impegnato in “negozi” più ordinari; il fatto è che non si sa bene se sono i saggi a scegliere l’isolamento che permette loro di essere ciò che sono, o se è il resto del mondo che cerca di metterli in condizione di non nuocere. Forse sono vere entrambe le ipotesi. Sono solo visioni, pagine lette da ragazzo che riaffiorano durante un temporale estivo. Ma ultimamente provo spesso sensazioni come queste: se siamo noi i cittadini digitali – e non c’è motivo di pensare che non sia così -perchè non riusciamo a portare nel mondo, là fuori, quei messaggi semplici e chiari, e per questo eversivi, che riusciamo così bene a scambiarci tra le mura del nostro castello? La partecipazione attiva, il senso della rete, la condivisione della conoscenza, la libertà dell’informazione… perchè siamo sempre in così pochi a parlarne? Perchè non riusciamo a farci ascoltare? Siamo reti di vetro: trasparenti e fragili.

Appunti e riflessioni in forma di slides [PDF, IT]

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Comments

  1. ibridamenti Says:

    che bel post Mario!
    mi viene voglia di copiarlo e incollarlo sui Ibridamenti :-)
    Posso? Sono open source i tuoi testi?

    (Maddalena)

  2. admin Says:

    Certo che puoi :) Intanto io ne ho riproposto una versione su KNOL, anche per provare questo nuovo “google gadget”: http://knol.google.com (ne hai sentito parlare? Che ne pensi?)
    M

  3. Willliam Nessuno Says:

    Sono pienamente d’accordo sull’idea che il mondo ci lasci baloccare con le nostre idee sulla rete, grande fin che si vuole, ma sempre marginale. Nel mio Libro “I Blog e la visione fideistica della Rete” ho fatto cenno a questo problema. Almeno, per ora. Invece per quanto riguarda la seconda questione, ovvero “perchè non riusciamo a portare nel mondo, là fuori, quei messaggi semplici e chiari, e per questo eversivi”, dalla mia esperienza in 5 anni di blogging, mi sono convinto che non ci sono messaggi chiari da portare, anzi! Ci sono scuole di pensiero e comportamenti assolutamente differenti e difformi gli uni dagli altri, ci sono giochini di potere, persone che danno la scalata a non si sa cosa (salvo ogni tanto capitombolare, c’est la vie), persone che fanno i propri interessi ammantandoli di idealismo, “eccetera, eccetera, eccetera” (vedi Yul Brinner nei panni del capo Tartaro ne “Il Re ed io”). Per un po’ si salvano i territori “nuovi” (al momento degli spazi su Second Life), poi tendono anche quelli ad essere assimilati. Il vantaggio di SL, per esempio, a mio parere, è quello di aver spazzato via l’ipocrisia ECONOMICA: su SL molte cose si pagano, cercare un profitto è parte del GIOCO. Dicevo “assimilati”. Assimilati a COSA? All’umanità. Alla mera semplice meravigliosa, sporca, ipocrita, pettegola UMANITA’. Un concetto che anche i meglio intenzionati “analisti” della blogsfera cercano di eludere, di escudere, di ignorare. Invece, a parte i blog di “eccellenza”, la maggior parte della blogsfera è ancora composta da questo tipo di blog: personale. Io guardo a questo tipo di blog con simpatia (magari mi possono stare antipatici casi specifici, per carità, non nego: e comunque chi sono IO per giudicare?). Quindi, per concludere, la questione secondo me NON è portare NOI delle cose all’esterno, è capire e analizzare come l’ESTERNO sta entrando in Rete. Ovviamente, ripeto, questo è un mio parere personale.

  4. Willliam Nessuno Says:

    “i Blog e la visone fideistica della Rete”
    http://www.lulu.com/content/2755110

  5. annarita Says:

    Ciao, tutor. Come va? Sonno approdata per caso su questo blog e ho letto il post. Riflessioni interessanti circa il senso della Rete e la condivisione della conoscenza…

    un saluto
    annarita