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Riflessioni e ricerche sulla cultura digitale e altro a cura di Mario Rotta


Dalla competenza globale all’incompetenza locale

Reading time: 4 – 6 minutes

A volte rileggo volentieri alcuni di quei documenti che ritengo fondamentali per capire cos’è realmente la “società della conoscenza”. Tra questi penso che si possa considerare essenziale lo European Reference Framework: Key Competences for Lifelong Learning: è del 2006, ma è estremamente attuale. Anche troppo, sotto certi aspetti, segno inequivocabile che lo scenario che il documento configura non è stato ancora costruito, e non sarà facile diffonderne le implicazioni. Eppure si trattava di un programma relativamente semplice da comprendere, che avrebbe dovuto e potuto portare rapidamente alla definizione di un’agenda basata su pochi punti, e per questo attuabile. In breve, il framework identifica e declina 8 competenze primarie e trasversali che dovrebbero essere sviluppate e potenziate nei sistemi formativi di tutti i paesi europei: la comunicazione nella lingua madre, la comunicazione in altre lingue, la competenza matematica, scientifica e tecnologica, la competenza digitale, il saper imparare a imparare, le competenze civiche e sociali, lo spirito di iniziativa e la capacità “imprenditoriale”, la consapevolezza dell’importanza dell’espressione culturale. In sostanza, si immagina un “cittadino europeo” in grado di esprimersi correttamente nella propria lingua e correntemente in almeno una lingua straniera, dotato di una solida cultura matematica e scientifica, aperto all’uso delle nuove tecnologie e capace in particolare di orientarsi nello scenario della cultura digitale, predisposto all’apprendimento continuo e capace di elaborare strategie e metodi per imparare più efficacemente, attento ai contesti sociali e dotato di un forte senso civico, aperto alle novità, pronto a intraprendere iniziative, autonomo, cosciente dell’importanza della tradizione culturale e di qualsiasi forma di creatività. Difficile, certo, ma non impossibile. Quanto meno, bisognerebbe cominciare a definire programmi operativi che si muovano in questa direzione, a partire da una riformulazione della funzione della scuola e dell’università, oltre che, ovviamente, da un ripensamento del sistema della formazione professionale e delle metodologie adottate nella formazione degli adulti. Questo, almeno, è quello che dovrebbe accadere nei vari paesi, nelle intenzioni della commissione. E in Italia? A che punto siamo? Direi che ne stiamo discutendo: a qualche convegno se ne parla. Magari in qualche scuola o in qualche università si è perfino fatto qualcosa. Ma sarei scambiato per il solito pessimista se dicessi che siamo ancora molto indietro e che sotto certi aspetti, più che cittadini globali competenti stiamo facendo il possibile per trasformare i nostri ragazzi (e anche molti adulti) in incompetenti locali? In attesa di poter consolidare e giustificare meglio questa affermazione, mi limito ad appoggiarmi a un paio di “evidenze empiriche”. La prima è un report del 2011 sulla valutazione dei programmi orientati all’attuazione del framework nei paesi europei: si citano esperienze concrete di 21 paesi. Ci sono Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Germania, Estonia, Finlandia, Spagna, Francia, Croazia, Ungheria, Irlanda, Olanda, Lituania, Malta, Polonia, Slovenia, Slovacchia e Regno Unito. Ma l’Italia non c’è, e immagino che ci siano delle ragioni valide per questo. La seconda evidenza è quasi “percettiva”. Proprio ieri osservavo non senza un minimo di soddisfazione un gruppo di ragazzini francesi in visita nella mia città; era un gruppo numeroso, avranno avuto 12-13 anni, e si muovevano insieme ai loro insegnanti con molta abilità in un centro storico non facilmente agibile neanche per un residente, fermandosi di fronte ai monumenti, disegnando, prendendo appunti, cercando informazioni su dei tablet, mostrandosi, insomma, civili, interessati, organizzati, in una parola futuri cittadini europei. Poco dopo, ho dovuto constatare con amarezza che i nostri ragazzi, all’uscita da scuola, sembravano – al loro confronto – quasi dei selvaggi. Non lo dico per fare del moralismo: lo racconto perché il punto non è soltanto cosa fa o non fa la scuola per costruire l’identità dei cittadini di domani. Il punto è che in questa nostra sempre più povera Italia prevalgono largamente modelli di non-cittadinanza, di non-identità, ovvero esempi di incompetenza: basta accendere la televisione per vedere come e quanto si calpestano la capacità di esprimersi nella propria lingua e in quelle degli altri, il senso stesso del comportamento civico e dell’identità sociale, la predisposizione a imparare e la creatività, mentre alla distruzione delle altre competenze auspicate dai documenti europei lavorano in modo compatto altri segmenti della nostra società e della nostra economia: editori che ignorano la rivoluzione digitale, banche e burocrazie varie che annichiliscono qualsiasi spirito di iniziativa, pubblica amministrazione ancora largamente inefficiente sul piano tecnologico, centri di ricerca costretti alla pura sopravvivenza, politiche culturali inconsistenti, politici e dirigenti incapaci di programmare, organizzare, attuare. C’è bisogno che aggiunga altro? Diciamo che c’è ancora molto, molto da fare…

Il futuro della scuola: appuntamento a Milano

Reading time: 3 – 5 minutes

Il futuro non è + quello di una volta
Auditorum ITIS Conti e LS Vittorio Veneto
Piazza Zavattari 3, Milano

Milano_concept

Il 19 e il 20 gennaio 2009, a Milano, si parlerà del futuro, che soprattutto quando ci si riferisce alla relazione tra scuola, didattica e innovazione tecnologica, non è decisamente più quello di una volta. Ma cosa accadrà esattamente in quei giorni? Come si affronterà l’oggetto del seminario? Per una volta, vorremmo provare a evitare l’impostazione abituale di questo genere di eventi e immaginare un approccio più pragmatico e allo stesso tempo decisamente programmatico. Ci piacerebbe che tutti i presenti fossero partecipanti attivi, e soprattutto che al termine delle due giornate prendesse forma una “carta” su come rendere effettiva l’innovazione nella scuola.

Dopo l’appuntamento di Dobbiaco abbiamo cercato di lavorare in rete per capire a cosa potevamo ragionevolmente riferirci, oggi, alludendo ai nuovi scenari della cultura digitale, alla scuola del futuro e al futuro della scuola. Tra le tante istanze in gioco, hanno cominciato a delinearsi alcune “direzioni” più nitide (anche se ancora in parte da esplorare) verso cui potremmo orientarci: i social networks, la scrittura collaborativa, i blog in quanto narrazione distribuita, i mondi virtuali, gli aggregatori di informazioni e gli strumenti avanzati per la ricerca di risorse in rete, gli ambienti di apprendimento e la cultura “open”, gli ambienti di comunicazione per la partecipazione attiva e il dialogo con il territorio. Non stiamo sostenendo che questi sono gli unici scenari possibili o che questi strumenti o ambienti rappresentano di per sé fattori di innovazione per la scuola: ci sembra però che capire come utilizzare questi stessi strumenti e come collocarli in una visione della didattica rappresentino oggi un potenziale di innovazione da non trascurare, oltre che un elemento essenziale della cittadinanza digitale.

Quello che ci piacerebbe fare a Milano è lasciare che dei gruppi di insegnanti si “incamminino” in queste direzioni, con l’aiuto di un animatore, per definire una sorta di “agenda” su ciascuno degli ambiti che raccoglierà un certo numero di interessati: agenda intesa come linee guida essenziali, ad esempio le 10 cose da fare e da non fare per inserire questi strumenti o questi ambienti nella scuola in modo che rappresentino un reale fattore di innovazione. Senza dimenticare un invito a discutere sulle competenze necessarie per applicare le linee guida che a poco a poco prenderanno forma. L’obiettivo è pragmatico e programmatico: poter dire, al termine del seminario, che cosa dovremmo realmente fare per costruire insieme un nuovo paradigma educativo. Una sorta di manifesto per una riforma “attiva” della scuola, fondata non sulla ristrutturazione (eufemismo che significa tagli e riduzioni) ma sull’innovazione tecnologica in quanto veicolo di innovazione metodologica. Del resto l’idea di un manifesto per una scuola innovativa è nell’aria: l’appuntamento di Milano potrebbe quindi rientrare in questa “catena di eventi ininterrotti”, e auspicabilmente rappresentarne l’anello mancante.

Ma non basterà organizzare dei gruppi di lavoro (o meglio, dei focus) su ciascuna delle direzioni indicate, né animarli e moderarli. Sarebbe molto utile e importante che nei gruppi fossero presenti (materialmente o virtualmente) esperti e protagonisti di sperimentazioni, ricerche o applicazioni su quegli stessi ambiti. Non tanto, tuttavia, come portatori di risultati o testimonianze, quanto piuttosto, per una volta, come “ascoltatori” o “osservatori”: l’agenda a cui punteremo non sarà infatti soltanto un programma concreto di lavoro, ma anche un’opportunità per tutti gli stakeholders, un modo per capire verso cosa indirizzare studi, investimenti, azioni di sistema, riforme. Diamoci tutti appuntamento a Milano, quindi, anche informalmente o virtualmente, per capire su cosa si dovrà lavorare nei prossimi anni per immaginare una scuola che torni a essere innovativa, e per condividere una traccia per un futuro che non sia più quello di tutte le volte che abbiamo sentito parlare invano di tecnologie e didattica…

Patrizia Appari
Luisanna Fiorini
Pierluigi Fontanesi
Giorgio Jannis
Maddalena Mapelli
Mario Rotta

Per saperne di più: http://lnx.laboratorioformazione.it/

Il futuro non è più quello di una volta… meno male!

Reading time: 3 – 5 minutes

“Il futuro non è più quello di una volta” è il titolo-pretesto di un seminario organizzato da Laboratorio Formazione (sul sito sono disponibili il programma e il modulo di iscrizione), che si svolgerà a Milano nei giorni 19 e 20 gennaio 2009. Avrebbe dovuto tenersi in ottobre (2008) ma il momento non è favorevole alla partecipazione, insegnanti e ricercatori sono impegnati in ben altre scadenze! Così abbiamo deciso di rimandare l’incontro,ma di approfittare del tempo che passerà per attuare un esperimento “web enhanced” (2.0 and beyond direbbe forse qualche amico anglosassone). Il seminario sarà infatti impostato come un laboratorio articolato in sessioni parallele, in ciascuna delle quali un “cittadino digitale” con un po’ più di esperienza cercherà di guidare i partecipanti e i destinatari alla scoperta e all’esplorazione dei possibili usi educativi delle tecnologie di rete e, soprattutto, dei territori digitali, della rete in quanto modalità di relazione tra persone che apprendono dalle persone interagendo con le persone. Ci siamo quindi messi in testa (che c’è di male?) di avviare i lavori del seminario adesso, online, provando “gli strumenti che verranno presentati e discussi nelle giornate del seminario e offrendo, così, la possibilità di immergersi nelle pratiche, riflettere, confrontarsi, condividere, incontrarsi con i relatori del seminario, sviluppare una metariflessione”. Insomma, stiamo provando a costruire online le comunità di utenti che a gennaio a Milano si materializzeranno come partecipanti al seminario, che a quel punto potrebbe anche diventare un evento nel ciclo di vita delle stesse comunità che riusciremo ad aggregare. Un po’ come un paesaggio che prende forma nel tempo e nello spazio immateriale di Internet, un paesaggio con alcuni elementi identificabili, ma anche aperto, fluido, in continua evoluzione. Che ne pensate? Vi interessa? Maddalena Mapelli vi accoglierà e vi guiderà su Ibrid@menti, dove, nella rubrica Mettiamoci in rete, si discuterà su quali sono le competenze richieste dalla learning society agli insegnanti per la costruzione di una consapevole, critica, creativa, collaborativa cittadinanza digitale. Luisanna Fiorini vi porterà su Cittadinanzadigitale, il wiki che ha preso forma prima e dopo il workshop del luglio scorso a Dobbiaco, per provare ad arricchirlo con ulteriori riflessioni di esperti, non esperti, webnauti e docenti sugli strumenti necessari per promuovere la cittadinanza digitale. Patrizia Appari gestirà la sezione Blog di Laboratorio Formazione proponendo una discussione sulla base della domanda: “le competenze digitali sono ancora un bisogno formativo per gli insegnanti italiani?”. Francesca Scalabrini vi guiderà in Facebook per partecipare alla discussione su “le competenze digitali per l’uso collaborativo delle rete tra professionisti”. Altri spazi saranno gestiti da Bonaria Biancu e Giorgio Jannis. Quanto a me… a me piacerebbe visualizzare dinamicamente la “crescita” delle comunità che ciascuno aggregherà sui sui temi portanti del seminario, come in una specie di Sim City (a proposito, chi conosce questo Visitor Ville? Rappresenta la frequentazione di spazi in rete da parte degli utenti proprio come una città in crescita e in continuo movimento…). Ma andrebbe bene anche una semplice mappa con colori che cambiano, altimetrie variabili, “segni” che si accumulano. Strumenti che permettano visualizzazioni fluide di dati quali il numero degli utenti, la pubblicazione di post o messaggi o l’inserimento di link, anche in modo semplice. Non è importante il risultato grafico ma il significato che la visualizzazione potrebbe assumere: essere allo stesso tempo un modo per mostrare come e quanto stanno crescendo le comunità che riusciremo ad aggregare sui vari temi che affronteremo e una metafora del territorio digitale…

Learning (3): una riflessione sulle contraddizioni del Web 2.0

Reading time: < 1 minute Condivido volentieri una versione del contributo esteso che ho preparato per il seminario di Dobbiaco. Si parla di come i modelli di e-learning si stanno evolvendo verso ipotesi più flessibili, tenendo conto sia delle contraddizioni del Web 2.0 sia dei nuovi scenari in cui interagiscono gli "abitanti digitali". Un contributo per Dobbiaco [Testo, PDF, IT]
Condizioni di utilizzo: Creative Commons 2.5, attribuzione, non commerciale, non opere derivate (informazioni dettagliate).

Una versione ampliata di questo testo è pubblicata in:
Rotta M. (2009), Learning3: gli scenari dell’innovazione nelle strategie per la costruzione della cittadinanza digitale e della conoscenza in rete. In “Cittadinanza Digitale”, a cura di Luisanna Fiorini, “Quaderni di Documentazione dell’Istituto Pedagogico di Bolzano”, 22, 2009.

Reti di vetro

Reading time: 2 – 4 minutes

Si è tenuto nei giorni scorsi a Dobbiaco (10-13 luglio 2008) un seminario sulla “cittadinanza digitale”. Non è necessario che racconti com’è andata, sono più che sufficienti le testimonianze raccolte in tempo reale nel wiki dell’evento, curato da Luisanna Fiorini (segnalo in particolare anche una mappa mentale di ciò che è stato detto e fatto e degli argomenti che sono stati toccati), oltre che nelle pagine dei tanti bloggers presenti, come Giorgio Jannis, Maddalena Mapelli (che ha annotato quasi tutti gli interventi anche nel blog di Ibrid@menti), Gianni Marconato. Sono già online anche delle belle raccolte di immagini sul luogo e sull’evento, e probabilmente anche molte altre opinioni, impressioni, resoconti, commenti, fotografie di cui al momento non sono a conoscenza, ma farò il possibile. Che cosa posso aggiungere? Vorrei solo accennare brevemente a una sensazione che ho provato durante queste giornate, mentre fuori dalle finestre della splendida struttura che ci ospitava le nubi di un temporale improvviso proiettavano sulla terra luci modificate, e nelle stanze si parlava di web 2.0 e oltre. In quel momento mi sono guardato intorno, e ho constatato che anche in Italia si può parlare di innovazione, e si può fare innovazione (anche ad alto livello), ma a crederci davvero siamo in pochi, e sempre gli stessi o quasi, da sempre, come se gli anni non passassero, come se il mondo, nel frattempo, non cambiasse alla velocità dei lampi e con la stessa intensità dei venti. Sarà per via dell’ambientazione, ma mi sono ricordato del “gioco delle perle di vetro” di Hesse: i saggi sono rinchiusi in uno spazio dove possono dialogare e creare, ma senza interagire troppo con il resto del mondo, impegnato in “negozi” più ordinari; il fatto è che non si sa bene se sono i saggi a scegliere l’isolamento che permette loro di essere ciò che sono, o se è il resto del mondo che cerca di metterli in condizione di non nuocere. Forse sono vere entrambe le ipotesi. Sono solo visioni, pagine lette da ragazzo che riaffiorano durante un temporale estivo. Ma ultimamente provo spesso sensazioni come queste: se siamo noi i cittadini digitali – e non c’è motivo di pensare che non sia così -perchè non riusciamo a portare nel mondo, là fuori, quei messaggi semplici e chiari, e per questo eversivi, che riusciamo così bene a scambiarci tra le mura del nostro castello? La partecipazione attiva, il senso della rete, la condivisione della conoscenza, la libertà dell’informazione… perchè siamo sempre in così pochi a parlarne? Perchè non riusciamo a farci ascoltare? Siamo reti di vetro: trasparenti e fragili.

Appunti e riflessioni in forma di slides [PDF, IT]

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ibridamenti
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che bel post Mario! mi viene voglia di copiarlo e incollarlo sui Ibridamenti :-) Posso? Sono open source i tuoi testi? (Maddalena)
admin
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Certo che puoi :) Intanto io ne ho riproposto una versione su KNOL, anche per provare questo nuovo "google gadget": …
Willliam Nessuno
Willliam Nessuno

Sono pienamente d'accordo sull'idea che il mondo ci lasci baloccare con le nostre idee sulla rete, grande fin che si …
Willliam Nessuno
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"i Blog e la visone fideistica della Rete" http://www.lulu.com/content/2755110
annarita
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Ciao, tutor. Come va? Sonno approdata per caso su questo blog e ho letto il post. Riflessioni interessanti circa il …