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Riflessioni e ricerche sulla cultura digitale e altro a cura di Mario Rotta


eKnow: gli orizzonti dell’e-learning

Reading time: 6 – 10 minutes

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Da oggi è attivo eKnow, il portale di e-Learning di Smart Skills Center dedicato alla formazione di insegnanti, formatori e altri operatori didattici. Il progetto, curato da Mario Rotta, propone corsi e ambienti di apprendimento su vari argomenti, con una attenzione particolare al quadro europeo delle competenze chiave per l’apprendimento permanente, alla didattica centrata sui problemi e alle metodologie didattiche innovative e sperimentali, in gran parte progettati, realizzati e gestiti da una rete aperta di esperti, e-tutor, information broker e altri professionisti dell’e-learning.

Il progetto si fonda su un ripensamento complessivo dei modelli metodologici e organizzativi applicabili all’e-learning: l’ipotesi di lavoro iniziale consiste nel partire da un modello ben noto, i MOOCs, per identificare modelli e livelli alternativi e integrativi, caratterizzati di volta in volta da specifici fattori di diversità, solitamente riferiti alle modalità di interazione e alle forme di interattività messe in atto. Sono già disponibili vari MOOCs:

  • MOOC_KC101 Cittadinanza europea e competenze chiave
  • MOOC_INF101 Informatica: i principi essenziali [I]
  • MOOC_EFL101 Avvicinarsi alla lingua inglese [I]
  • MOOC_PBL101 PBL & PBL: la didattica centrata sui problemi
  • MOOC_INF103  Piattaforme e trampolini: introduzione agli ambienti di apprendimeto integrati

 

Ma questo è solo il punto di partenza. Dai MOOCs si passa infatti agli SPOCs, ai PROFs, ai GLOCs e ai PLECs. Fino a coprire una gamma molto ampia di istanze, di contenuti, di dinamiche comunicative.

Gli SPOCs (Small Private Online Courses) sono ambienti di apprendimento per piccoli gruppi interessati alla condivisione di tematiche o esperienze specifiche. Si tratta di micro-esperienze formative, il cui scopo consiste tipicamente nell’incrementare allo stesso tempo l’accuratezza del lavoro di formatori e insegnanti, il coinvolgimento degli studenti e la capacità di confrontarsi su temi e argomenti molto specifici, potenziando l’interattività in senso lato e accettando l’ipotesi che la motivazione e la performance dei partecipanti possano essere sostenute puntando in particolare sull’approccio problemico, su quello ludico e più in generale su una dimensione progettuale supportata da esperti o attraverso forme di collaborazione peer-to-peer e dedicando grande attenzione alla didattica centrata sui problemi. Al momento, tra gli SPOCs attivi si segnalano:

  • KCD101/15 Come rendere più efficace una presentazione multimediale [Rotta]
  • KCD106/15 Cercare le fonti e i riferimenti di un documento [Rotta]
  • SPBL_FIS PBL e didattica della fisica [Giannoli]
  • SPBL_ILS PBL e didattica dell’italiano come L2 [Molinaro]
  • SPBL_LEN PBL e didattica delle lingue: inglese [Pirruccello]
  • SPBL_ART PBL e didattica dell’arte [Rotta]
  • KCIMaC101/15 Imparare a conoscere il paesaggio italiano [Rotta]
  • KCIMaC105/15 Imparare a conoscere meglio la lingua italiana [Palla]
  • KCIMaU102/15 Le applicazioni didattiche del Tablet [Ferranti]
  • KCIMaU104/15 Come funziona e a cosa serve la videocamera digitale [Cesaro]

 

I PROFs (PROfessional Frameworks) sono pacchetti formativi strutturati, dedicati al consolidamento delle competenze dei formatori, con una particolare attenzione a quelle legate all’utilizzo delle nuove tecnologie in ambito didattico, alla progettazione di soluzioni eLearning e alla gestione delle dinamiche di relazione in rete. Spesso ogni pacchetto rappresenta un modulo all’interno di un percorso più ampio, in grado di rispondere alle esigenze di agenzie o istituzioni che intendono pianificare l’aggiornamento dei propri formatori. Nella variante workshop sono eventi formativi intensivi, dedicati ad abilità pratiche molto specifiche. Sono particolarmente indicati come opzione per consolidare alcune competenze utili ai formatori per poter sfruttare nel migliore dei modi le tecnologie dell’informazione e della comunicazione e consolidare la propria efficacia didattica. In alcuni casi richiedono dei prerequisiti di partecipazione. I vari pacchetti possono essere combinati insieme per costruire veri e propri percorsi di formazione articolati per formatori professionisti o insegnanti. Al momento tra i PROFs attivi si segnalano in particolare i percrosi professionali e i  workshop prodotti da IBIS Multimedia, tra cui:

  • C-PROF_ET1 ET01 E-TUTOR 1 8H Rotta Fedeli
  • C-PROF_ET2 ET02 E-TUTOR 2 8H Rotta Fedeli
  • C-PROF_ET3 ET03 E-TUTOR 3 8H Rotta Fedeli
  • C-PROF_LK1 LK02 LEARNING & KNOWLEDGE 1 8H Rotta Vicentini
  • C-PROF_LK2 LK02 LEARNING & KNOWLEDGE 2 8H Rotta Vicentini
  • C-PROF_LK3 LK03 LEARNING & KNOWLEDGE 3 8H Rotta Vicentini
  • W-PROF_SD3 SD03 SCRITTURA DIGITALE 3 6H Rotta Cirri
  • W-PROF_SD2 SD02 SCRITTURA DIGITALE 2 6H Rotta Cirri
  • W-PROF_SD1 SD01 SCRITTURA DIGITALE 1 6H Rotta Cirri
  • W-PROF_PBL2 PB02 PROJECT-BASED LEARNING 8H Rotta De Pietri
  • W-PROF_PBL1 PB01 PROBLEM-BASED LEARNING 8H Rotta De Pietri
  • W-PROF_KV3 KV03 KNOWLEDGE VISUALIZATION 3 8H Rotta Cesaro
  • W-PROF_KV2 KV02 KNOWLEDGE VISUALIZATION 2 8H Rotta Cesaro
  • W-PROF_KV1 KV01 KNOWLEDGE VISUALIZATION 1 8H Rotta Cesaro
  • W-PROF_IB1 IB01 INFORMATION BROKERING 1 8H Rotta Accarino
  • W-PROF_IB2 IB02 INFORMATION BROKERING 2 8H Rotta Accarino

 

I GLOCs (Geo-Localized Online Courses) sono ambienti di apprendimento aperti basati sul posizionamento geografico dei partecipanti e sul principio della “glocalizzazione”. L’ipotesi di lavoro consiste nello stimolare un approccio esplorativo alla realtà, mediato dalla tecnologia ma prima di tutto basato sulla scoperta effettiva di elementi, tracce e dettagli che appartengono al mondo reale. Metodologicamente, si tratta di forme di didattica outdoor e allo stesso tempo situata, simili ai webquest, in cui però, al contrario di quanto accade in certe applicazioni apparentemente analoghe di realtà aumentata, non è la tecnologia che filtra e indirizza la percezione del mondo, ma il mondo in quanto tale che rivela a chi sa osservare ciò che contiene e i possibili percorsi che si possono sviluppare a partire da quell’angolazione, da quel punto di vista, da quel determinato luogo. Al momento sui GLOCs si sta procedendo sperimentalmente partendo dal prototipo Guardarsi intorno: Arezzo.

Infine i PLECs (Progressive Learning Environments & Communities) sono un’ipotesi di lavoro fondata sull’applicazione di alcuni modelli adottati per rendere più fluido il ciclo compreso tra l’analisi dei bisogni formativi e la risposta ai bisogni in termini di risorse e supporto. Spesso i dipendenti di studi professionali, imprese e organizzazioni pongono domande specifiche su problemi semplici e circoscritti (perfezionare una procedura, migliorare una performance, imparare a usare uno strumento…), e cercano risposte veloci, convincenti e di immediata ricaduta. Un PLEC potrebbe quindi consistere in un ambiente condiviso su un’area tematica o di competenza, attraverso il quale qualsiasi interessato può porre istanze e ottenere risposte. Un eCoach o un’Information Broker risponderanno alle istanze emergenti attuando due strategie complementari: a) assegnare alla comunità degli utenti compiti via via più complessi sotto forma di attività mirate; b) segnalare alla comunità degli utenti una o più risorse selezionate tra quelle pertinenti alle istanze avanzate dalla stessa comunità. Tra i PLECs attivi o in fase di allestimento si segnalano:

  • SNA102 Dinamiche di interazione in rete [eCoach: Guglielman][IB: Rosati]
  • TED104 Digital Storytelling [eCoach: Somma][IB: Cesaro]
  • PMA101 Project Management [eCoach: Scimeca][IB: Billi]
  • TED101 Tecnologie digitali e strategie didattiche [eCoach: Rotta][IB: Guglielman]

 

Agli iscritti ai corsi, a conclusione del percorso formativo, verrà rilasciato da parte di Laboratorio Formazione, ente partner del progetto eKnow e qualificato per la formazione del personale della scuola presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, un attestato di partecipazione ai sensi delle DM 177/2000 e DM 90/2003 che certifica le ore di svolgimento del corso e i crediti formativi acquisiti.

Per ulteriori informazioni si può contattare: info@smartskillscenter.it.

Learning in “next generation” environments

Reading time: < 1 minute Learning in a “next generation” educational environment: some effective strategies for educators in the Web 2.0

Presentation and resources for a european seminar on e-Learning and learning 2-0 trends for educators.
Città di Castello, Centro Studi Villa Montesca. February, 2010.

Presentation and resources [PDF, EN]
Suggestions for a workshop [PDF, EN]

References on e-tutoring 2.0

Reading time: < 1 minute Rotta M. (2009), The e-Tutor in Learning 2.0 Scenarios: Profile, Professional Empowerment and New Roles. In Lambropoulos N. & Romero M. (2009), Educational Social Software for Context-Aware Learning: Collaborative Methods and Human Interaction. Hershey PA, IGI Global.

Useful links [EN]:

Conversazioni sull’e-tutoring

Reading time: < 1 minute Ancora sull'e-tutoring. Se ne è parlato in aprile all'Università di Chieti, nell'ambito di un seminario coordinato da Tiziana Vicentini: è stata una bella "conversazione", dedicata in parte all'evoluzione della figura professionale dell'e-tutor, in parte a esemplificazioni su come può agire un e-tutor in contesti specifici. Pubblico volentieri i filmati della giornata in formato QT MOV compatibile iPod: Parte I - L'evoluzione del profilo dell'e-tutor (durata 1h 10' circa) Parte II - L'azione dell'e-tutor (durata 1h 8' circa) Le riprese e la post-produzione sono state curate da Ud’Anet.

Appunti su LO e soluzioni integrate

Reading time: 6 – 10 minutes

La scelta delle soluzioni da adottare [in un progetto di e-learning, ndr] non può prescindere dalla valutazione di una molteplice serie di fattori, che andranno complessivamente considerati per garantire un’adeguata qualità nel processo di progettazione e gestione delle attività formative.

Il fattore primario da considerare resta il profilo dei destinatari dell’azione formativa. Ma è importante chiarire che il profilo degli utenti non può costituire l’unico elemento su cui impostare le soluzioni metodologiche e le strategie didattiche. Va infatti considerato che nell’e-learning elementi quali la soluzione tecnologica adottata per allestire un ambiente virtuale di apprendimento, la sua compatibilità con le metodologie didattiche che si intende praticare, e parallelamente le caratteristiche dei contenuti erogati o l’impostazione delle attività basate sulle interazioni tra tutti gli attori, hanno un peso maggiore rispetto a quanto accade nella formazione tradizionale. In sostanza, l’utente di un sistema di e-learning non esprime solo bisogni formativi, in termini di conoscenze da acquisire e competenze da formare, ma anche, se non soprattutto, il bisogno di comprendere l’impatto e il ruolo dell’innovazione rappresentata dall’introduzione nello scenario formativo di nuove tecnologie e conseguentemente nuove modalità di insegnamento e apprendimento. Questo è tanto più vero quanto più alto è il numero degli utenti, e quanto più variegata è la loro composizione, non solo per quanto riguarda le competenze da colmare, ma anche in relazione ad altri elementi, tra cui: le competenze tecnologiche possedute da ciascuno, la disponibilità di tempo e la distribuzione geografica, la reale autonomia rispetto al processo di apprendimento, l’atteggiamento e la predisposizione alla condivisione delle proprie conoscenze e all’interazione collaborativa con altri utenti, la capacità di orientarsi all’interno di sistemi per la gestione distribuita di conoscenze e saperi, la capacità di interagire con le nuove figure professionali che intervengono nella gestione della formazione basata sull’e-learning (e-tutor, information broker, community manager, change manager…).

Ne consegue che:
•    da un lato è in ogni caso necessario curare maggiormente la raccolta di informazioni utili a definire il profilo degli utenti, sulla base di un numero di parametri più alto e complesso rispetto al solo bilancio delle competenze.
•    Dall’altro lato è opportuno impostare una soluzione flessibile e aperta, capace di rispondere alle molteplici istanze e bisogni che emergeranno dall’analisi del profilo degli utenti e adattabile a una gamma di metodologie didattiche presumibilmente piuttosto ampia e articolata.

La flessibilità delle soluzioni necessaria per puntare alla qualità del risultato può essere garantita o quanto meno agevolata identificando una serie essenziale di “componenti” dell’e-learning, su cui impostare la progettazione delle stesse soluzioni:

•    Allestimento di ambienti per la raccolta sistematica di informazioni utili a tracciare il profilo degli utenti: l’analisi dei bisogni e degli atteggiamenti degli utenti non può essere affidata soltanto a rilevamenti iniziali ma dovrebbe appoggiarsi su ambienti dinamici di raccolta e condivisione di istanze, se possibile integrati con gli strumenti di monitoraggio e valutazione. Le stesse reazioni degli utenti alle fasi del processo formativo possono offrire informazioni utili sia per la scelta dei contenuti da erogare che nella selezione delle metodologie didattiche più adeguate.
•    Scelta di una piattaforma aperta e modulare, capace di rispondere a istanze orientate all’erogazione di contenuti statici o interattivi così come al bisogno di gestire e-tivities, impostare attività basate su interazioni tra utenti, offrire opportunità di condivisione e collaborazione. Al di là della compatibilità della piattaforma con gli standard per l’interoperabilità, un’ipotesi plausibile sembra essere oggi rappresentata dalle piattaforme modulari o multi-strato, che anziché proporre un set apparentemente neutro di strumenti e funzionalità permettono di associare un certo numero di funzionalità e di strumenti specifici in funzioni di diverse strategie didattiche o istanze legate a forme di insegnamento e apprendimento in rete.
•    Progettazione dei contenuti modulare e flessibile, nel rispetto degli standard ma considerando prioritaria la relazione con le metodologie didattiche. La ricerca attuale sulla teoria dei Learning Objects dimostra infatti come la strutturazione di contenuti realmente riutilizzabili non dipenda tanto dalla standardizzazione dei contenuti in sé, quanto dalla aderenza dei contenuti a obiettivi didattici che possono modificarsi ed evolversi, in funzione dei bisogni degli utenti così come delle caratteristiche dell’ambiente virtuale di apprendimento o in relazione alle strategie didattiche all’interno delle quali il contenuto è collocato. In sostanza, un LO non è riusabile solo se rispetta dei requisiti tecnici, ma lo sarà tanto di più quanto più risponderà a requisiti didattici, e sarà concepito in modo da essere sufficientemente flessibile per rispondere alle istanze poste da differenti requisiti didattici.
•    Valutazione costante della possibilità di praticare soluzioni integrate, che comporta prima di tutto l’attivazione di forme di controllo e monitoraggio degli atteggiamenti degli utenti rispetto alla percezione di sostenibilità delle metodologie proposte e praticate. In particolare, si dovrebbe rilevare costantemente se e quanto gli utenti preferiscono o ritengono più efficaci, e in che misura, i momenti sincroni e i momenti asincroni, comparare il rilevamento con una valutazione dell’efficacia formativa degli uni e degli altri condotta dai formatori e impostare una strategia complessiva di risposta alle istanze emerse, “dosando” le soluzioni a seconda dei gruppi di utenti e dei fattori emersi come prioritari (spazio, tempo, necessità organizzative, priorità degli obiettivi formativi…)
•    Attenzione alle figure di supporto e alla loro preparazione. In particolare, si ritiene che qualsiasi processo di insegnamento e apprendimento in rete debba essere supportato da un adeguato numero di e-tutor (in funzione del numero dei destinatari, delle metodologie didattiche, del budget disponibile e di altri fattori…), possibilmente formati ini modo specifico e inseriti all’interno di percorsi di formazione continua basati su comunità di pratiche e forme di coordinamento delle azioni di e-tutoring affidate a figure esperte di supervisori. Parallelamente, a seconda dello scenario, potranno entrare in gioco altre figure di supporto, con compiti di orientamento e gestione dell’impatto dell’innovazione (change manager), o sostegno all’autoapprendimento e in particolare alla ricerca e selezione delle informazioni e dei contenuti utili agli utenti inseriti in percorsi in cui la componente erogativi ha un peso determinante (information broker).
•    Sostegno costante all’attivazione di comunità virtuali per la condivisione dei saperi e il confronto sulle competenze. In particolare, si ritiene che le opzioni orientate all’attivazione di comunità di utenti aperti allo scambio di idee ed esperienze possa rappresentare un’opportunità per la formazione continua, a patto che le comunità non siano lasciate alla spontaneità ma organizzate per finalità specifiche e supportate da figure di coordinamento opportunamente preparate.

In un’ottica orientata alla massima flessibilità risulta difficile predefinire il peso percentuale delle diverse metodologie praticate, se effettivamente ancorate al rilevamento e all’analisi dei bisogni, del profilo degli utenti e degli atteggiamenti. Per quanto sia possibile ritenere che su grandi quantità di destinatari le metodologie didattiche più orientate all’interazione tra gli attori (cooperative learning, community networked learning) siano relativamente poco praticabili, va infatti chiarito in via preliminare che queste metodologie non sono efficaci in sé ma in funzione degli obiettivi formativi, se e quando si riscontrano determinate condizioni favorevoli. Questo significa ad esempio:
•    che possono rappresentare un’opportunità per la formazione continua e il consolidamento di azioni formative iniziali in gruppi omogenei di destinatari, dove sussistono determinate condizioni organizzative, oltre che sufficiente predisposizione alla condivisione e all’interazione.
•    Che possono essere proposte solo negli scenari in cui sono disponibili figure di supporto adeguatamente preparate e in grado di guidare la complessità che questo tipo di approccio implica se si vuole evitare che risulti dispersivo e inefficace.
•    Che non è quantificabile a priori il tempo necessario agli utenti per partecipare a esperienze di cooperazione online o alla vita di comunità virtuali di pratiche.

Una ulteriore ricerca sulla flessibilità e l’adattabilità delle soluzioni formative potrebbe riguardare più specificamente le modalità di progettazione e implementazione del contenuto multimediale dei LO.

Non c’è ancora una ricerca approfondita o d’avanguardia su questi argomenti e prevalgono da un lato la tendenza alla semplificazione e alla standardizzazione dei contenuti, dall’altro il rispetto pedissequo di alcuni generici principi d’efficacia (ad esempio gli schemi di Clark e Mayer) o di usabilità.

In realtà, se pensiamo a contenuti realmente riusabili in scenari formativi complessi e dove è necessario rispondere a istanze di utenti che esprimono una varietà di bisogni formativi e stili di apprendimento, dovremmo cominciare a immaginare schemi e modelli di implementazione dei contenuti più aperti, intrinsecamente concepiti in base a reali principi di adattabilità (pensando anche a un uso flessibile delle potenzialità della comunicazione multimediale) e fondati su un approccio più apertamente “instructional”.

Si potrebbero anche immaginare LO che lasciano agli utenti possibilità di scelta tra più registri comunicativi e diversi livelli di approfondimento, anche se non bisogna dimenticare che un ruolo essenziale nella ricerca dell’adattabilità dei percorsi formativi alle differenze tra gli utenti spetta agli e-tutor e alle altre figure di supporto, e al modo in cui gli e-tutor in particolare imposteranno le e-tivities da proporre sia nei percorsi individuali che in quelli in cui più utenti sono chiamati a condividere o collaborare.

Le stesse e-tivities dovranno essere programmate puntando su un approccio “instructional”, in una continua ricerca di integrazione con il contenuto più statico erogato attraverso i LO: non mancano, in questo caso, ottimi modelli di riferimento, ad esempio quelli legati alle riflessioni di Gillian Salmon, recuperabili, per quanto siano parte integrante di teorie sull’apprendimento aperto e distribuito, anche in scenari di formazione più strutturati.

E-tutor: un libro

Reading time: < 1 minute Rotta M. e Ranieri M. (2005), E-tutor: identità e competenze. Trento, Erickson. Estratto dal capitolo 3 (PDF, IT)
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