MRxKNOWLEDGE

Riflessioni e ricerche sulla cultura digitale e altro a cura di Mario Rotta


Scuola Digitale: qualche consiglio utile

Reading time: 6 – 10 minutes

Quando si tratta di scuola, almeno in Italia, le discussioni che cercano di andare oltre la constatazione delle quotidiane difficoltà di chi insegna (e a volte anche di chi impara) sono rare e procedono a folate improvvise, sostenute di solito dal vento della cronaca o dalle reazioni di qualche “visionario”, dando alla parola, ovviamente, un significato più che positivo. Sul tema della cosiddetta scuola digitale, ad esempio, si procede così da anni, sospesi – per così dire – tra speranze e delusioni, moti di rabbia e aspettative spesso disattese. La ricerca, per parte sua, sa bene che il problema di come integrare le tecnologie digitali nella scuola è stato posto parecchi anni fa (per quanto mi riguarda, ad esempio, ho partecipato ad una sperimentazione su questi argomenti già nel 1994, pubblicando l’anno successivo alcune riflessioni in merito), senza che nel frattempo si sia consolidato un quadro d’insieme stabile. In sostanza, come ho ribadito in più occasioni e in questo stesso knowledge blog, c’è una particolarità tutta italiana nel modo in cui questa gamma di problematiche viene affrontata: consiste in una sorta di scollamento tra i risultati a cui talora la ricerca è arrivata, la scarsa considerazione di quegli stessi risultati da parte del MIUR e dei suoi organismi (nonostante quelle ricerche o quei progetti fossero spesso sostenuti dallo stesso MIUR), l’assenza di poltiche stabili e di una visione strategica, il conflitto tra le opzioni legate all’innovazione e l’organizzazione quotidiana del sistema scolastico, spesso improntata alla pura sopravvivenza, l’isolamento tendenziale di alcuni stakeholders aperti all’innovazione e le pressioni di vari interessi lobbistici, talora anche insospettabili [1]. Insomma, una spirale perversa, perdente.

Ma ora si parla di nuovo di scuola digitale, con un particolare riferimento al tema (caldo) dell’introduzione nella scuola degli eBook e di altri contenuti “dematerializzati” nella gestione delle attività didattiche. Se ne parla già da qualche tempo, a dire il vero, senza esiti particolari: una circolare di qualche anno fa ad esempio parlava di graduale introduzione degli eBook al posto dei libri cartacei tradizionali (con implicazioni sulla spesa delle famiglie e sulla “portabilità” dei contenuti) a partire dal 2011. Poi però il momento del passaggio è stato rinviato, per poi essere rinviato ancora, fino ad arrivare all’ultimo decreto dell’attuale ministro, che parla nuovamente in termini interlocutori e contraddittori della questione. Ho già scritto cosa ne penso (post del 22 luglio 2013), ma credo che per avere un quadro più ampio sulle varie posizioni che si stanno delineando la cosa migliore da fare, al momento, sia rimandare a una lunga e articolata discussione avviata da Agostino Quadrino (Garamond) su Facebook, dove molti aspetti controversi del perché e del percome il processo di digitalizzazione della scuola italiana NON sia ancora stato avviato in modo sistematico sono stati letteralmente sviscerati e talora approfonditi. Ecco il  post di Agostino Quadrino.

Perché siamo a questo punto? E che cosa si può fare? Istintivamente, mi sono messo a cercare idee e spunti per capire come si colloca la situazione italiana rispetto a scenari più ampi: se dovessi definire un piano per la scuola digitale, la prima cosa che farei è proprio questa, capire come si sono mossi altrove, per mettere a fuoco una strategia più efficace, che tenga conto degli esempi positivi e anche degli errori già commessi. Così, cercando, ho trovato un ponderoso studio promosso dall’OECD e curato da un team internazionale di ricercatori, che si intitola “Review of the Italian Strategy for Digital Schools” (cit. Avvisati F., Hennessy S., Kozma R.B. & Vincent-Lancrin S. (2013), Review of the Italian Strategy for Digital Schools, OECD Education Working Papers, No 90, OECD Publishing).

Review of the Italian Strategy for Digital Schools

Si tratta di un volume che merita di essere letto e considerato con attenzione: ripercorre storicamente la questione (e fin qui, si limita a riferire fatti che tutti gli addetti ai lavori conoscono, in ogni caso in modo dettagliato e riportando informazioni non scontate); poi però mette a confronto la situazione italiana con numerosi dati e casistiche internazionali, per suggerire alcune priorità, linee d’azione e idee per migliorare l’approccio al tema dell’innovazione. Insomma, è istruttivo. Tra i dati riportati (oltre a quelli già noti) segnalo ad esempio:

  • le tabelle a pagina 98-101: mostrano comparativamente alcuni indicatori sull’uso delle ICT e sulle relative infrastrutture nella scuola italiana e in diversi altri paesi. Se ne ricava la distanza reale che ancora ci separa dai soliti paesi (Francia, Danimarca, Finlandia…), ma anche dalla Corea e rispetto alle media UE e OECD (e le conseguenti indicazioni prioritarie che potrebbero o dovrebbero essere inserite in un decreto, se l’intenzione fosse quella di colmare il nostro divario tecnologico).
  • La tabella a pagina 60: mostra, in relazione all’esperienza inglese, i possibili ambiti applicativi di un uso sistematico (e intelligente) delle lavagne interattive.

Ma questo genere di ricerche non è interessante solo per i dati che riporta, né i dati riportati implicano che sulla scuola italiana e sulle politiche relative prenda forma un giudizio totalmente negativo. I ricercatori che lavorano per istituti come OECD sanno bene che le conclusioni e le relative prese di posizione spettano ai decisori che operano nel contesto, ai ministri, alle forze politiche. La ricerca, piuttosto, serve ad evidenziare i nodi critici del problema, nodi che spesso portano a precise “raccomandazioni” sulle possibili linee d’azione. I nodi sono introdotti da un box (a pagina 25) che riassume sinteticamente le problematiche riscontrate: si va dai problemi di disponibilità delle risorse tecnologiche ai limiti riscontrabili tra gli insegnanti a livello di competenza digitale. La valutazione dei nodi critici riscontrati porta (box a pagina 30) a precise raccomandazioni ispirate al bisogno primario di velocizzare (speed-up) il processo di integrazione delle tecnologie digitali nel sistema scolastico: le raccomandazioni più specifiche riguardano il bisogno di incrementare i budget a disposizione delle scuole, il ruolo di Indire, l’aggiornamento professionale dei docenti (su cui si ipotizza un ruolo attivo delle singole scuole, valorizzando il training on the job rispetto ai piani nazionali), l’istituzione di meccanismi premianti per insegnanti innovatori (sul modello francese), l’adozione di politiche di monitoraggio e relative metriche. Si evidenziano inoltre quattro fattori critic, su cui si suggeriscono ipotesi di lavoro precise: definire politiche di “cross-government” per agevolare l’incremento della larghezza di banda disponibile; definire strategie di coinvolgimento attivo dei genitori sulle tematiche relative all’uso consapevole di Internet e delle risorse in rete; allineare il curriculum e le relative procedure di valutazione agli standard legati alle competenze digitali; integrare “longitudinalmente” l’uso educativo e l’uso organizzativo delle tecnologie digitali, ad esempio incentivando l’uso di registri elettronici e promuovendo una anagrafe degli studenti (leggi: portfolio). Si suggerisce inoltre l’ipotesi che debbano essere varati piani per la collaborazione tra pubblico e privato nell’ambito specifico della produzione e disseminazione dei contenuti digitali (a pagina 32, ad esempio, c’è un richiamo ai modelli americani in tal senso) e che si debba rapidamente procedere a un incremento della massa critica delle risorse digitali a disposizione delle scuole (un messaggio preciso agli editori e ai decisori istituzionali) attraverso 3 strategie che vale la pena di citare in modo letterale:

  • tradurre in italiano e adattare al curriculum risorse educative aperte (OER) disponibili in altre lingue;
  • sviluppare e promuovere una “banca” centrale di risorse per insegnanti che includa ogni risorsa digitale aperta e, se possibile, anche altre tipologie di risorse digitali;
  • incoraggiare gli insegnanti a sviluppare e condividere le loro risorse educative come risorse educative aperte (OER) riconoscendo loro premi e incentivi o attraverso altre dinamiche legate alla reputazione.

Gran parte di tutto questo – a pensarci bene – è presente non tanto nel bando, quanto piuttosto negli esiti a cui ha portato il progetto Editoria Digitale. Perché, dunque, siamo ancora qui a parlarne come di un’occasione mancata? Perché non si riparte una buona volta da quello che di positivo siamo riusciti a fare, aggregando in un progetto sistemico le migliori esperienze (altro suggerimento strategico che emerge dalla ricerca, riassunto in un box a pagina 39) e incentivando in modo serio la produzione e la condivisione di OER?

[1] a titolo di esempio, non posso fare a meno di notare come una delle tante discussioni sull’innovazione tecnologica nella scuola sia stata in qualche modo bloccata da una polemica sulla mancanza di carta igienica, a cui poco dopo si è ispirata una campagna promozionale condotta da un noto marchio di quello stesso settore merceologico…

Chi ha paura della scuola digitale? Riferimenti utili per confutare le posizioni del ministro dell’istruzione

Reading time: 9 – 14 minutes

eReaders perduti (parodia da Indiana Jones)

Rileggo alcune dichiarazioni a proposito degli eBook a scuola riportate tra virgolette in un articolo uscito su Repubblica. Gli editori avrebbero affermato che “l’accelerazione sui libri digitali non poggiava su alcuna seria e documentata validazione di carattere pedagogico e culturale, così come non sono state valutate le possibili ricadute sulla salute di bambini e adolescenti esposti a un uso massiccio di apparecchiature tecnologiche”, e il ministro avrebbe detto “fermiamo tutto, l’accelerazione impressa all’introduzione dei libri digitali è stata eccessiva, voglio prendere in mano la questione ed esaminarla a fondo. Deponete le armi”.  Le rileggo perché sono abituato a non reagire in modo istintivo alle provocazioni, e anche perché mi annoia un po’, ormai, anno dopo anno, tornare a discutere sugli stessi argomenti senza che si vada avanti, senza che si esca dal confronto (sterile) tra posizioni palesemente dettate da interessi di parte, atteggiamenti di pura resistenza al cambiamento (lascio volentieri lo sviluppo del tema agli psicologi), inutili battibecchi pregiudiziali e varia umanità. Tuttavia, anche in questa occasione, anche se c’è un nuovo ministro a ripetere parole già ascoltate, o forse proprio per questo, vale la pena di intervenire nel cuore stesso del dibattito che si è già acceso in rete in proposito, anche solo per rammentare a chi afferma di voler governare l’Italia che non tutti sono al mare e che non si può far passare alla chetichella – approfittando per di più del fine settimana – l’ennesimo rinvio di una decisione su un tema a mio parere essenziale per tutti coloro che hanno davvero a cuore il ruolo della scuola rispetto al futuro del nostro paese. Ma ora basta con la retorica. Affido a questo post il compito di argomentare le mie opinioni in proposito. Che diamine, il ministro, i sottosegretari e i dirigenti del MIUR lo sapranno pur leggere un articolo in formato digitale! Lo scopo di questo articolo è confutare punto per punto la posizione del ministro in carica in relazione alle affermazioni degli editori, per dimostrarne l’inconsistenza.

Prima di tutto, vorrei confutare il riferimento alla presunta accelerazione sulla questione dei libri digitali a cui il ministro fa riferimento. Non c’è stata alcuna accelerazione, come è già stato fatto notare da più parti. Di eBook e di contenuti digitali per la scuola si parla da oltre 10 anni. Per quanto mi riguarda, posso citare esempi e ipotesi di sperimentazione che risalgono al 2003 [cfr. eBook: un’ipotesi], ma anche invitare il ministro a rileggere quanto meno i contributi di autori più importanti di me, come Eletti, Roncaglia o Maragliano, e a riflettere sul fatto che ci sono editori che hanno cominciato a proporre contenuti didattici digitali tra il 2007 e il 2008 [cfr. Gli e-Books, finalmente…]. Di quale accelerazione stiamo parlando? Capisco che rispetto a qualche dinosauro che evidentemente suggerisce atteggiamenti prudenti tutto il resto appaia drammaticamente veloce, ma oltre 10 anni di dibattito sull’argomento, per restare all’Italia e senza voler tirare in ballo la ricerca ancora più stratificata e consolidata che a partire dai primi anni ’90 si è occupata della relazione tra contenuti digitali e apprendimento, non mi sembrano affatto una brusca accelerazione, anzi.

E qui veniamo al secondo punto. Secondo gli editori e il ministro manca una “seria e documentata validazione di carattere pedagogico e culturale” che possa per così dire giustificare l’apertura di un credito nei confronti degli eBook come opzione per la scuola. Si potrebbe obiettare all’affermazione anche soltanto osservando che se non si incentiva la sperimentazione è evidentemente più difficile verificare il reale impatto di questa così come di altre tecnologie su un determinato scenario. Ma sarebbe troppo semplice e inutilmente polemico. Rispondo piuttosto elencando alcuni post pubblicati su questo stesso blog (che diamine, il ministro, i sottosegretari e i dirigenti del MIUR lo sapranno pur seguire un link!), non tanto in nome di un’autoreferenzialità che personalmente detesto, ma perché gli articoli che sto per citare fanno riferimento a sperimentazioni, convegni, documentazione e ricerche sia italiane che internazionali che dimostrano come sull’argomento ci sia stata ricerca e si siano delineate prospettive interessanti. Ecco alcuni punti di partenza per cominciare a esplorare lo scenario:

A partire da questo elenco, che potrebbe essere arricchito da diversi colleghi sperimentatori con ulteriori contributi (penso ai già citati Eletti, Roncaglia e Maragliano, ma anche a Agostino Quadrino, Maria Grazia Fiore e molti altri), ho verificato a mia volta lo stato della ricerca internazionale sull’impatto degli eBook a scuola e nelle università, e insieme a Michela Bini e Paola Zamperlin ho pubblicato all’inizio del 2010 un libro (anzi, un eBook) dedicato in modo specifico agli effetti di queste tecnologie in ambito didattico:

Rotta M., Bini M. & Zamperlin P. (2010), Insegnare e apprendere con gli eBook. Dall’evoluzione della tecnologia del libro ai nuovi scenari educativi. Roma, Garamond. [scheda ed estratti su: Un eBook sugli eBook]

La ricerca ha documentato che gli eBook, oltre a migliorare le abilità di lettura dei ragazzi e a modificare il loro stesso atteggiamento nei confronti della lettura, producono un primo impatto positivo sulle capacità epistemologiche e critiche, in parte legato al fatto che i dispositivi di lettura digitale agevolano l’uso integrato di una molteplicità di contenuti e l’accesso immediato a riferimenti incrociati e possibilità di confronto, in parte legato a fattori motivazionali; con la conseguenza che da un lato tendono a migliorare alcune capacità cognitive, dall’altro si creano i presupposti per un’evoluzione del setting metodologico verso formati didattici più centrati sui problemi e sulla socializzazione dei percorsi cognitivi che possono portare alla loro soluzione. Ma non è il caso di riassumere tutti i risultati che sono stati documentati richiamando ricerche e sperimentazioni nordamericane, inglesi e di altri paesi europei. Che diamine, il ministro, i sottosegretari e i dirigenti del MIUR lo sapranno pur leggere un libro in formato digitale! posso solo aggiungere che è a partire dal contributo citato che ha preso il via la prima sperimentazione integrale sull’utilizzo dei dispositivi mobili personali e dei contenuti digitali a scuola, una sperimentazione che è stata monitorata e analizzata e i cui risultati, più che incoraggianti, sono stati a loro volta pubblicati già nel 2011:

Bardi D., Castelli C., Cusconà S., Mora P., Morosini E., Rotta M., Testa S. & Testoni C. (a cura di) (2011), Oltre la carta: in aula con gli iPad e gli eBook Reader. Strategie, strumenti, appunti e riflessioni per una sperimentazione sull’uso integrato di mobile device e contenuti digitali personalizzati nella scuola secondaria superiore: il caso del Liceo “F.Lussana” di Bergamo. Con il contributo di Giuseppe Colosio, Cesare Quarenghi, Annamaria Romagnolo e gli studenti della 4L. Milano, Nova Multimedia Editore. [scheda ed estratti su: Oltre la carta: come integrare le tecnologie della conoscenza nella scuola]

Merita infine qualche riflessione anche l’affermazione circa i possibili danni alla salute dei bambini e dei ragazzi prodotti dai dispositivi tecnologici. Va detto che è molto nobile da parte degli editori preoccuparsi così tanto su questi aspetti: è singolare se mai che a condividere questa preoccupazione sia il ministro di un governo che non riesce a difendere i ragazzi dall’invadenza delle sale giochi, che non fa nulla per regolamentare seriamente la vendita di alcolici e tabacco ai minori e che accetta di buon grado che tutti, bambini compresi, possiedano e usino cellulari e altri dispositivi forse un po’ più invasivi di un eReader che fino a prova contraria, è di fatto un dispositivo spento nel momento in cui si sta leggendo, non va ricaricato tutti i giorni (e neanche tutte le settimane) e non è retroilluminato, ovvero non affatica gli occhi durante la lettura. Per non parlare delle ricadute positive indirette che gli eBook e gli eReader avrebbero sul peso degli zaini (di cui si leggerà sui giornali a settembre, un appuntamento classico ormai) e perfino sulla riduzione di emissioni nocive nell’atmosfera nell’eventualità (sostenuta a buon diritto da più parti) che gli eBook possano contribuire a un calo significativo nella produzione e nel consumo di carta. Potrei citare vari contributi in proposito (alcuni sono citati qui: Per una formazione ecosostenibile), ma non voglio neppure pensare che non ci si possa arrivare da soli. Che diamine, il ministro, i sottosegretari e i dirigenti del MIUR lo sapranno pur trovare il sito di Greenpeace cercandolo su Google!

Detto tutto questo, sperando di aver confutato in modo serio e circostanziato le posizioni che il ministro sembra esprimere o avvalorare, che cos’altro si può dire o fare per evitare che anche questa discussione si riduca a una polemica di 36 ore in rete? Penso che si debbano suggerire azioni precise, invitando tutti non tanto e non solo a indignarsi, ma a prepararsi al nuovo anno scolastico ricordando almeno che:

  • Non esistono (almeno che io sappia) normative vincolanti sull’obbligo dell’adozione dei libri di testo (di qualunque tipo o formato) e che imporre l’adozione può essere anche considerata una violazione sia del principio dell’autonomia scolastica che dell’articolo 33 della Costituzione. Questo significa che gli insegnanti possono opporre un semplice “no grazie” agli editori tradizionali e provare, se lo ritengono utile per la loro impostazione didattica, a orientarsi su soluzioni alternative, come l’uso di contenuti digitali aperti ad esempio.
  • Allo stato attuale è possibile per i ragazzi frequentare la scuola e svolgere qualsiasi programmazione didattica utilizzando dispositivi semplici e leggeri e contenuti poco costosi o addirittura gratuiti: è bene che i genitori lo sappiano e siano consapevoli del fatto che è un loro preciso diritto chiedere conto alle scuole delle ragioni per cui dovrebbero accollarsi oneri di spesa consistenti e costringere i ragazzi ad andare in giro con una decina di kilogrammi di carta sulle spalle quando è possibile (non obbligatorio, ma possibile) fare scelte diverse.
  • La ricerca educativa, le sperimentazioni e le evidenze empiriche sull’impatto e le ricadute dell’uso integrato di dispositivi mobili e contenuti digitali a scuola è ormai consistente e può offrire a dirigenti, insegnanti e genitori solide basi per impostare attività didattiche in grado di agire positivamente sia sulla motivazione che sulle competenze dei ragazzi, restituendo alla scuola (mi si perdoni l’enfasi) un ruolo significativo rispetto al futuro delle nuove generazioni.

Certo, in un paese normale non dovrebbe esserci neanche il bisogno di tornare ancora una volta a parlare di tutto questo. Si accetterebbe semplicemente l’ipotesi che la scuola debba o quanto meno possa tener conto dell’evoluzione tecnologica come opportunità per migliorare l’accesso alla conoscenza e la rielaborazione delle conoscenze. Ma l’Italia, si sa, è una sorta di paese interrotto, dove il futuro va cercato sfuggendo ai predatori della nostra cultura perduta…

last comments ...
Ippolita Gallo
Ippolita Gallo

E-book per Ri-mediare la Scuola http://ippolitagallo.wordpress.com/e-book-per-ri-mediare-la-scuola/ Rotta considera l’e-book come la naturale evoluzione della “tecnologia” del libro, che a sua volta ha …
Mario Rotta
Mario Rotta

Nel frattempo anche Paolo Ferri interviene (criticamente) sull'argomento. Ecco il link: http://www.corrierecomunicazioni.it/it-world/22580_e-book-nelle-scuole-ferri-bicocca-rinvio-affossa-l-agenda-digitale.htm
Alberto Capece
Alberto Capece

Che il libro digitale finirà per sostituire gran parte di quelli di carta, non c'è alcun dubbio. E ancor meno …
Mario Rotta
Mario Rotta

Altri punti di vista sull'argomento. Ecco un articolo di Simone Aliprandi su Apogeo Online: http://www.apogeonline.com/webzine/2013/07/29/per-i-libri-di-testo-autogestiti
Mario Rotta
Mario Rotta

A margine di questa stessa discussione, c'è anche chi cerca di dimostrare non si sa bene su quali basi (o …

Libri e nuvole

Reading time: 376 – 627 minutes

Libri e nuvole, ovvero Apriamo i libri. Leggere, scrivere e condividere elementi digitali in ambito educativo. Ragionamento preliminare sull’ambiente EduCloud. Traccia di una conferenza tenuta in occasione di eBookFest, Sanremo, 26 ottobre 2012. Nella conferenza si introduce il framework che ha portato alla realizzazione di EduCloud, un ambiente integrato di editoria digitale e per l’elaborazione di eBook didattici aperti prodotto da Garamond.

Slides_EduCloud (Mario Rotta), PDF, IT

Oltre la carta: come integrare le tecnologie della conoscenza nella scuola

Reading time: 2 – 2 minutes

copertina del volume "Oltre la carta"

Bardi D., Castelli C., Cusconà S., Mora P., Morosini E., Rotta M., Testa S. & Testoni C. (a cura di) (2011), Oltre la carta: in aula con gli iPad e gli eBook Reader. Strategie, strumenti, appunti e riflessioni per una sperimentazione sull’uso integrato di mobile device e contenuti digitali personalizzati nella scuola secondaria superiore: il caso del Liceo “F.Lussana” di Bergamo. Con il contributo di Giuseppe Colosio, Cesare Quarenghi, Annamaria Romagnolo e gli studenti della 4L. Milano, Nova Multimedia Editore.
ISBN: 978-88-96549-00-1

Esce il primo volume degli atti sulla sperimentazione attuata al Liceo Lussana di Bergamo durante lo scorso anno scolastico: tutta l’attività didattica di una classe di 17 ragazzi (una quarta) è stata condotta dai docenti utilizzando esclusivamente dispositivi iPad o eReader e contenuti digitali, senza adottare libri di testo e praticando strategie didattiche basate sull’approccio problemico e centrate sulle competenze. Il libro descrive lo scenario e le variabili da considerare per attuare questo tipo di integrazione e presenta l’apparato di monitoraggio e valutazione elaborato per l’occasione, analizzando e commentando i dati raccolti. Sul sito dell’editore è al momento disponibile (gratuitamente) la Parte I del volume. La sperimentazione proseguirà anche quest’anno, mentre nello stesso Liceo diverse classi prime sono state avviate tenendo conto dei risultati emersi e in modo da poter impostare concretamente un ambiente di apprendimento basato su dispositivi mobili, integrazione tra tecnologie, contenuti digitali rielaborabili, principi di continuità e ubiquità e opzioni orientate alla personalizzazione del processo educativo.

Sperimentando: eBook e iPad a scuola

Reading time: 2 – 2 minutes

Venerdì 8 aprile 2011 si è svolto a Milano, nell’auditorium Nervi (grattacielo Pirelli), il convegno “E-didattica. Tecnologie e contenuti digitali a scuola e in biblioteca“, organizzato dall’Ufficio Scolastico Regionale per “presentare alcune delle esperienze più significative nel campo dell’innovazione didattico-metodologica attraverso l’utilizzo di tecnologie e prodotti digitali nelle scuole e nelle biblioteche lombarde”. In quella occasione, insieme a Dianora Bardi, altri insegnanti coinvolti nel progetto e alcuni studenti, abbiamo presentato in modo dettagliato i primi risultati della sperimentazione in corso al Liceo Lussana di Bergamo, su cui sta prendendo forma un sito di documentazione (al momento riservato) e stanno continuando ad uscire articoli e commenti: la sperimentazione consiste nell’utilizzo integrato di iPad ed eBook Reader come ambienti di apprendimento personalizzati e come strumenti per insegnare e apprendere. Dal monitoraggio della sperimentazione cominciano a emergere alcuni dati interessanti e tracce utili per approfondire la ricerca in questa direzione: in sintesi, ecco quanto osservato fino a questo momento elaborando e interpretando questionari, diari di bordo e altre informazioni ricavate dal monitoraggio effettuato. Sulla ricerca uscirà anche un eBook, che ne presenterà dettagliatamente i presupposti, la metodologia, gli strumenti e le ricadute osservate.

Mario Rotta, Sperimentando. Tecnologie mobili, contenuti digitali personalizzati e innovazione nei processi educativi. Slides a integrazione dell’intervento al convegno [PDF, IT]

Un eBook sugli eBook

Reading time: 2 – 3 minutes

Rotta M., Bini M. & Zamperlin P. (2010), Insegnare e apprendere con gli eBook. Dall’evoluzione della tecnologia del libro ai nuovi scenari educativi. Roma, Garamond.
ISBN 978-88-96819-00-5

Copertina eBook

Il libro affronta il problema dell’impatto degli eBook nell’educazione e nella formazione, partendo da un’analisi del fenomeno eBook. Si evidenzia come gli eBook non siano altro che l’evoluzione della tecnologia del libro, si approfondisce il problema delle tipologie di eBook, dei formati specifici e dei dispositivi dedicati per la lettura degli eBook e si discute sugli effetti controversi che gli eBook stanno già avendo sull’atteggiamento dei lettori e degli autori, sul lavoro degli editori e sulle biblioteche. Ci si concentra successivamente su tre delle possibili implicazioni degli eBook in ambito educativo, esplorando il ruolo che essi potrebbero avere contro la riluttanza alla lettura, le sinergie tra dispositivi dedicati e altre tecnologie nel quadro delle ipotesi di lavoro in corso sul cosiddetto mobile o ubiquitous learning e la relazione tra eBook, dispositivi di lettura, ambienti personalizzati di apprendimento e biblioteche digitali. In appendice il volume riporta lo schema di un sondaggio sull’impatto degli eBook, uno scenario didattico integrato e una traccia per costruire iperlibri multimodali. Una ricca bibliografia sui temi trattati completa la pubblicazione.

Il libro è disponibile sul portale di Garamond ed è distribuito con una formula innovativa: si potrà infatti leggere online un’anteprima esaustiva e/o scaricare l’intero testo in due formati, uno impaginato su fogli A4 e uno ottimizzato per essere utilizzato direttamente su dispositivi di lettura dedicati (eReaders). Una ulteriore innovazione è stata introdotta nella strategia di distribuzione dell’eBook completo: il prezzo del libro è infatti liberamente definibile dal lettore, ovvero ciascuno può decidere che valore attribuire all’eBook, e quanto reputa equo pagarlo. La formula non è del tutto nuova in assoluto, essendo stata adottata in casi di distribuzione e vendita di musica, ma nel settore editoriale è un esperimento che ben pochi hanno tentato finora. Di fatto, si sta ridisegnando il rapporto tra autore, editore e lettore, ed è proprio il lettore che diventa finalmente artefice reale del successo della pubblicazione e protagonista attivo, coinvolto, di parte della stessa politica editoriale.

last comments
Carlo Columba
Carlo Columba

Acquistato e scaricato! Non avendo (ancora) un reader vero e proprio, ne sperimentarò la lettura sulla versione A5 sull'iPhone
Mario Rotta
Mario Rotta

@Carlo. Forse per l'iPhone il formato A5 è ancora un po' troppo grande, ma sono curioso di conoscere le tue …
Federica Sola
Federica Sola

Acquistato e scaricato - idem per me! Ora dovrò solo trovare il momento adatto per dedicarmi alla lettura ;-)
Stefano Angelo
Stefano Angelo

Ciao a tutti ... ho provato ad impostare una cifra diversa da un euro ... ma quando mi arriva la …

Gli eBook e il senso del tempo

Reading time: 3 – 5 minutes

Si parla decisamente molto di eBook in questi giorni. Si è cominciato il 17 marzo a Roma, dove si è tenuta una tavola rotonda interamente dedicata agli eBook a scuola. Il colloquio è stato patrocinato da Garamond, che per l’occasione ha presentato un catalogo di libri scolastici elettronici che risponde in pieno (anche se è stato sviluppato in modo del tutto autonomo e in base a una strategia definita da tempo) alle istanze e alle sollecitazioni contenute nella recente circolare 16 del MIUR, che com’è noto spinge e spingerà le scuole italiane ad adottare eBook anzichè i classici volumi cartacei per gli studenti. Alla tavola rotonda ero il chairman, per cui evito di parlarne ancora in dettaglio, tanto più che sull’evento e sugli argomenti trattati dagli ospiti (Granelli, Tombolini, Cicatelli, Cianfriglia, Busetto, Nicolì e Landi, in rappresentanza di istituzioni, associazioni, organizzazioni di categoria e ricerca) è già possibile raccogliere una rassegna stampa in perfetto stile 2.0: da un servizio su Neapolis di RAI 3 alle post-riflessioni di Antonio Tombolini sull’ambiguità del problema. Vorrei tuttavia aggiungere qualcosa a quello che si è detto. Prima di tutto penso che sia il caso di ricordare che ho progettato e cercherò di far partire per E-Form due corsi di aggiornamento e formazione che ritengo molto importanti: uno si intitola “Insegnare e apprendere con gli eBook“e cercherà di dare una risposta a una tipica istanza che anche nel meeting di Roma è emersa da parte dei tanti insegnanti presenti: che cosa ci faccio adesso con gli eBook? Se infatti le potenzialità intrinseche dei libri digitali appaiono evidenti a tutti, risulta meno chiaro alla maggior parte degli insegnanti come sfruttarne pienamente le caratteristiche innovative e come impostare una didattica specificamente fondata sull’uso degli eBook e/o sulla loro integrazione con altre tecnologie. Lavoreremo proprio su questo, cercando di avviare anche una ricerca sulle possibili buone pratiche e sperimentazioni monitorate, come accade in altre realtà (esempio). Il secondo corso in programma per E-Form riguarda invece un nuovo profilo professionale: l’editor di eBook. Ma di questo avevamo già parlato. Che altro dire? Sul fatto che gli eBook rappresentino una vera e propria rivoluzione, paragonabile al passaggio dal rotolo di papiro al codice medievale o all’invenzione della stampa non sembra che ormai sussistano dei dubbi. A Roma hanno preso forma diverse interpretazioni di questo fenomeno, e anche qualche dissonanza sui modi e sui tempi, oltre che sui significati del passaggio epocale in atto. Ma penso di poter affermare che tutti concordassero su un dato di fatto: l’eBook è ormai parte integrante del modo in cui oggi si costruisce, si pubblica e si dissemina la conoscenza. Quanto occorrerà perchè non si faccia più distinzione tra libri ed eBook e con la parola “libri” si intendano sia quelli cartacei che quelli digitali? Il punto è proprio questo, a mio parere: la rivoluzione è ancora in corso, e attraversa in modo obliquo generazioni che associano la conoscenza a mezzi diversi, per abitudine mentale o perchè ciò che hanno imparato a utilizzare è ciò che in un dato momento della loro vita era o appariva il medium privilegiato; ma gli strumenti del sapere cambiano, e anche molto velocemente, e diventa ogni giorno più difficile cogliere il senso del tempo, ovvero identificare in modo univoco attraverso che cosa, oggi, la conoscenza si organizza, si conserva e si trasmette. Per un uomo di un secolo fa la risposta sarebbe stata scontata, ma ormai convivono in una stessa epoca persone abituate ai libri e alle enciclopedie, alla penna, alla macchina da scrivere, alla TV, al cellulare, al computer, al web e, ormai, anche agli eBook, alle lavagne digitali, al web 2, al web 3 e a tutte le sfumature, gli ibridamenti e gli innesti del caso. In questa sorta di universi paralleli la domanda che dobbiamo porci non è se si è pro o contro gli eBook, o se si è favorevoli o contrari all’innovazione: è come convivere con la complessità. Perchè è proprio la complessità il senso del tempo, del nostro tempo, e c’è motivo di pensare che continuerà a essere così.

Gli e-Books, finalmente…

Reading time: 1 – 2 minutes

Arrivano segnali positivi sulla diffusione degli eBook. Finalmente anche in Italia si coglie qualche segale di innovazione reale! La decisione di Garamond di proporre testi scolastici in adozione sotto forma di eBook è stata coraggiosa, ma lungimirante: pare che siano già centinaia gli insegnanti pronti a fare questa scelta, che garantirebbe quanto meno costi più contenuti per le famiglie, praticità (anziché portare a scuola un pesantissimo zaino i ragazzi potrebbero limitarsi a poche centinaia di grammi di device…) e flessibilità d’uso, tre vantaggi “netti”, concreti, in grado da soli (anche al di là di ulteriori riflessioni sulle opportunità didattiche che potrebbero aprirsi grazie a una più ampia diffusione di una cultura orientata ai contenuti digitali…) di dare una risposta ai timori e alle resistenze che finora hanno limitato la diffusione degli eBook nel nostro paese. Timori che forse non sono del tutto disinteressati. Se ne parla più a fondo sul sito di Garamond (ebookditesto.it) e su un articolo pubblicato su La Stampa di domenica 30 marzo 2008.

last comments
otello carrieri
otello carrieri

E' vero. E' davvero molto interessante riuscire ad attuare questa rivoluzione nelle scuole. E-book....podcast... Concordo pienamente con l'entusiasmo mostrato nelle scuole …
admin
admin

Sono d'accordo: le tecnologie non hanno un significato in sè, ma possono diventare "significative" solo se e quando sono strumenti …
otello carrieri
otello carrieri

Concordo pianamente con la sua opinione e ne faccio indubbio tesoro. Sono consapevole della necessità di innovazione e della nuova …

eBook: un’ipotesi

Reading time: 6 – 10 minutes

Originariamente un libro elettronico (eBook) è una semplice copia elettronica di un libro stampato: testo, senza immagini, che si può scaricare da Internet. L’editoria dimostra un totale disinteresse per questo formato. Un libro elettronico ha degli indubbi vantaggi nei confronti di un testo a stampa: non può essere rubato o smarrito, qualunque modifica sia possibile compiere su di esso, ne rimarrà sempre una copia originale in una banca dati, in una biblioteca elettronica; non può essere danneggiato irreparabilmente (asportazione di pagine, cancellazione di testo, danni vari dovuti all’usura, ai parassiti, ad agenti esterni). Gli svantaggi sono di tipo oggettivo: l’indubbia difficoltà nel leggere un testo sul monitor di un personal computer, la facilità con cui la concentrazione viene dispersa ogni volta che si perde il segno, la riga che si sta leggendo, nei tentativi di ritrovarla.

Attualmente i libri elettronici si stanno velocemente evolvendo, soprattutto in conseguenza dello sviluppo hardware. Libri elettronici sono disponibili gratuitamente sulla rete Internet, oppure, per i titoli di recente pubblicazione, a pagamento. L’evoluzione dell’hardware consente di compiere una serie di operazioni sul testo che servono da sempre, dalla nascita del libro, a concentrare l’attenzione su determinate porzioni di testo, a ricordare meglio, a focalizzare l’attenzione: sottolineare, chiosare, copiare brani, prendere frasi che servono di spunto per approfondimenti o nuove trattazioni, commentare, evidenziare.

La tecnologia fornisce appositi supporti per la lettura di testi elettronici, supporti che permettono una lettura agile e, contemporaneamente e facilmente consentono tutte quelle operazioni di concentrazione sull’oggetto dello studio. Non ultima la possibilità di personalizzare in modo eccellente il percorso di studi, ancorandolo alle proprie necessità e ai propri interessi, creando collegamenti ad altre risorse, sia in locale che in remoto, avvalendosi delle possibilità offerte dalla multimedialità e dall’ipertestualità.

Ma per quanto la tecnologia degli eBook sia ancora relativamente “giovane” sono già state effettuate ricerche e sperimentazioni sull’uso degli eBook readers in ambito didattico. Uno studio pilota sull’uso di una libreria elettronica è stato compiuto nell’Anno Accademico 2001-2002 dalla CSU (California State University) che riunisce in un unico organismo quasi tutte le principali università californiane. L’esperimento si rivolgeva alle università per capire in prima istanza la disponibilità degli editori a fornire titoli per incrementare una collezione di testi elettronici ad uso degli studenti di vario grado e del personale universitario in genere. I commenti degli utenti (user satisfaction) sono visibili in rete e, generalmente, sono molto negativi per quanto riguarda la lentezza nell’accesso alle risorse, la scarsità di titoli, le difficoltà di consultazione del catalogo. Tutti gli utenti assicurano comunque la volontà di tornare ad usare la risorsa, indifferentemente in tutte le aree disciplinari.

Uno studio svoltosi alla Ball State University ha evidenziato una generale insoddisfazione degli studenti in relazione agli strumenti forniti. Il campione preso in considerazione riguardava 91 studenti: 40 avrebbero usato testi tradizionali, 24 eBook in bianco e nero, 27 eBook a colori. Alcuni studenti, lamentando un affaticamento della vista, hanno preferito abbandonare la sperimentazione e tornare al supporto cartaceo. Fra le funzionalità più apprezzate nei dispositivi figurano  gli strumenti che consentivano di usare l’eBook come un normale libro di testo, ad esempio la possibilità di evidenziare porzioni di testo. Il dato significativo è comunque che fra i partecipanti non c’è stata una differenza nei risultati conseguiti, gli esiti dei quiz somministrati agli studenti sono stati paritetici. Il responsabile della sperimentazione, Richard F. Bellaver, si dice certo che la sperimentazione con gli eBook giungerà ad un esito favorevole, è infatti vantaggioso per uno studente poter caricare quattro o cinque libri più tutti i materiali relativi nel proprio dispositivo, e poterli rinnovare ogni semestre. Inoltre avendo testato la resistenza dei dispositivi i risultati sono stati ottimi: sottoposti a temperature sotto lo zero e messi in stanze ad alta pressione, dopo qualche ora o alcuni giorni in un ambiente normale, tutti i dispositivi hanno ricominciato a lavorare regolarmente.

Nell’Anno Accademico 2001-2002 l’Università di Pisa ha attuato una sperimentazione rivolta agli studenti di area umanistica, invitandoli a realizzare una personale antologia di brani letterari. La possibilità offerta ad ogni singolo studente di progettare un personale percorso di studi, supportato da docenti/tutor stimola interessi, coinvolge nell’attività didattica, favorisce l’approfondimento dell’interdisciplinarietà. La scuola abbatte in parte le sue mura, i propri limiti, offrendo la possibilità di accedere a materiali didattici 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana. La personalizzazione dei percorsi e la loro contestualizzazione è un incentivo e uno spunto per nuovi, originali accostamenti didattici.

Esiti di sperimentazioni con i laptop forniscono una letteratura piuttosto ampia che consente di organizzare fisicamente l’aula, di reperire suggerimenti sull’uso e la presentazione di specifici software, di scegliere il sistema migliore di presentazione dei materiali, di considerare risorse e mettere a punto approcci alla didattica attraverso la tecnologia, fornendo suggerimenti su come evitare i problemi derivanti dalla laptop classroom (si definisce così una classe i cui studenti sono dotati di una tecnologia mobile): dispersione dell’attenzione durante le spiegazioni (ovviabile semplicemente facendo chiudere il display durante le spiegazioni), si dovrebbe interdire l’accesso alla rete Internet durante gli esami, si dovrebbero gestire classi di non più di venti studenti, in modo da poter seguire coloro che dimostrano di incontrare difficoltà con gli strumenti messi a disposizione. (Using Technology to Enhance the Classroom Environment, di Lawrence E. Levine, Ph. D., Stevens Instutute of technology, gennaio 2002).

Le sperimentazioni finora effettuate hanno dimostrato che una qualsiasi attività didattica che prevede l’uso di tecnologie, soprattutto se particolarmente innovative, dovrebbe essere pilotata e gestita in modo coerente: non è la tecnologia utilizzata in sé che migliora i processi di apprendimento, ma il modo in cui essa è calata in un contesto e utilizzata in funzione di precisi obiettivi didattici. Ulteriori sperimentazioni dovrebbero quindi proporsi come obiettivo primario di verificare se e quanto l’uso di strumenti mobili e versatili di lettura e rielaborazione delle informazioni agevola i processi cognitivi e aumenta le capacità critiche degli studenti.

La ricerca potrebbe essere orientata in particolare a sondare le potenzialità reali delle 3 opportunità offerte dagli eBooks che appaiono più cariche di significati in campo educativo:
A.    Testi e materiali di studio pertinenti a più discipline sono raccolti insieme su un unico supporto e si possono consultare facilmente in modo integrato.
B.    I testi possono essere annotati con commenti e rielaborati.
C.    Si possono aggiungere facilmente collegamenti ipertestuali da pagina a pagina fino a costruire idealmente reti e mappe di relazioni tra concetti.

Applicando delle linee guida appositamente predisposte e utilizzando strumenti di rilevamento elaborati per l’occasione i docenti delle classi coinvolte dovrebbero cercare di verificare alcune ipotesi di lavoro su cui si è concentrata negli ultimi anni la ricerca che si è occupata delle ricadute cognitive delle TIC e dell’impatto delle stesse in ambito scolastico. Pensando in particolare all’uso di dispositivi portatili in una “laptop classroom”, si possono identificare già in partenza alcune problematiche fondamentali.

Ipotesi A. Si può cercare di verificare se l’uso di strumenti come gli eBook readers, che compenetrano facilità di lettura e facilità di annotazione testuale e ipertestuale, può agevolare un approccio più reticolare ai saperi e alle discipline e una conoscenza più articolata, aiutando gli studenti a sviluppare forme di pensiero critico e capacità di riflessione metacognitiva. Tra le domande chiave a cui si può cercare di dare una risposta:

  • In che modo i collegamenti tra discipline e conoscenze potenzialmente agevolati dagli eBooks possono portare gli studenti a una maggiore chiarezza epistemologica?
  • In che modo le potenzialità intrinseche degli eBooks possono aiutare gli studenti a organizzarsi meglio e acquisire una migliore metodologia di studio?
  • In che modo la versatilità degli eBook (in termini di rielaborazione ipertestuale delle informazioni) può aiutare gli studenti a riflettere sui processi cognitivi e favorire un approccio metacognitivo allo studio?
  • In che modo la versatilità degli eBook (in termini di facilità di annotazione e rielaborazione delle informazioni) può aiutare gli studenti a impostare attività o affrontare situazioni con implicazioni progettuali?

Ipotesi B. L’uso di tecnologie come gli eBook, utilizzando i quali lo studente può assumere un ruolo attivo rispetto ai contenuti, potrebbe portare allo sviluppo di nuovi linguaggi espressivi e nuovi atteggiamenti critici. Tra le domande chiave a cui si può cercare di dare una risposta:

  • Quali sono gli effetti di questi dispositivi sull’impulso creativo? Agevolano o ostacolano la produzione di una relazione o di un elaborato?
  • Le potenzialità ipertestuali degli eBook alimentano atteggiamenti critici e producono ricadute positive sulla capacità degli studenti di organizzarsi per un compito da svolgere o impostare un colloquio?
  • Come cambiano i linguaggi e le capacità espressive degli studenti?

Nel corso della sperimentazione si può anche cercare di capire quali forme di impaginazione e strutturazione degli eBook sono più efficaci e coinvolgenti, quali outline e layout risultano più leggibili per gli studenti, oltre che verificare se e quanto la lettura e il lavoro sui display dei dispositivi mobili agevola o ostacola l’integrazione di soggetti in difficoltà. Si possono anche verificare ipotesi sul carico cognitivo sostenibile per gli studenti.
[in collaborazione con Michela Bini]