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Riflessioni e ricerche sulla cultura digitale e altro a cura di Mario Rotta


Libri e nuvole

Reading time: 376 – 627 minutes

Libri e nuvole, ovvero Apriamo i libri. Leggere, scrivere e condividere elementi digitali in ambito educativo. Ragionamento preliminare sull’ambiente EduCloud. Traccia di una conferenza tenuta in occasione di eBookFest, Sanremo, 26 ottobre 2012. Nella conferenza si introduce il framework che ha portato alla realizzazione di EduCloud, un ambiente integrato di editoria digitale e per l’elaborazione di eBook didattici aperti prodotto da Garamond.

Slides_EduCloud (Mario Rotta), PDF, IT

Sperimentando: eBook e iPad a scuola

Reading time: 2 – 2 minutes

Venerdì 8 aprile 2011 si è svolto a Milano, nell’auditorium Nervi (grattacielo Pirelli), il convegno “E-didattica. Tecnologie e contenuti digitali a scuola e in biblioteca“, organizzato dall’Ufficio Scolastico Regionale per “presentare alcune delle esperienze più significative nel campo dell’innovazione didattico-metodologica attraverso l’utilizzo di tecnologie e prodotti digitali nelle scuole e nelle biblioteche lombarde”. In quella occasione, insieme a Dianora Bardi, altri insegnanti coinvolti nel progetto e alcuni studenti, abbiamo presentato in modo dettagliato i primi risultati della sperimentazione in corso al Liceo Lussana di Bergamo, su cui sta prendendo forma un sito di documentazione (al momento riservato) e stanno continuando ad uscire articoli e commenti: la sperimentazione consiste nell’utilizzo integrato di iPad ed eBook Reader come ambienti di apprendimento personalizzati e come strumenti per insegnare e apprendere. Dal monitoraggio della sperimentazione cominciano a emergere alcuni dati interessanti e tracce utili per approfondire la ricerca in questa direzione: in sintesi, ecco quanto osservato fino a questo momento elaborando e interpretando questionari, diari di bordo e altre informazioni ricavate dal monitoraggio effettuato. Sulla ricerca uscirà anche un eBook, che ne presenterà dettagliatamente i presupposti, la metodologia, gli strumenti e le ricadute osservate.

Mario Rotta, Sperimentando. Tecnologie mobili, contenuti digitali personalizzati e innovazione nei processi educativi. Slides a integrazione dell’intervento al convegno [PDF, IT]

Biblioteche digitali, eBook e ambienti personali di apprendimento

Reading time: 1 – 2 minutes

Un ragionamento sulle biblioteche digitali, gli eBook e gli ambienti personali di apprendimento in occasione della giornata seminariale dedicata agli eBook a scuola che si è tenuta a Como il 27 gennaio 2011. Nella stessa occasione, è stata registrata una breve intervista sull’impatto degli eBook nei contesti educativi.

Slides a integrazione dell’intervento al seminario [PDF, IT]

La percezione del significato degli eBook: qualche dato e alcune prime conclusioni

Reading time: 1 – 2 minutes

Rotta M. (2011), La percezione delle caratteristiche, dei significati e dell’impatto degli eBook: stato dell’arte e alcune riflessioni preliminari. Draft Paper.

Di cosa si parla esattamente quando si parla di eBook? Siamo sicuri che la percezione di questo “fenomeno inarrestabile” (per citare il linguaggio dell’informazione) sia condivisa da tutti coloro che ne parlano? Siamo certi che il problema sia stato correttamente e coerentemente definito nelle sue componenti essenziali, nei suoi aspetti caratterizzanti e nella sue reale complessità? Questo contributo cercherà di dare alcune risposte a questi e altri interrogativi, partendo da alcune serie di dati raccolti attraverso un sondaggio qualitativo condotto su alcuni gruppi-campione. Il contributo è al momento pubblicato in forma di draft paper. Dovrebbe confluire in un contributo di più ampio respiro, di prossima pubblicazione. Chi ha partecipato ai sondaggi i cui dati sono qui elaborati e resi noti può partecipare alla discussione che spero prenda forma attraverso i commenti a questo post.

La percezione del significato degli eBook [Testo, PDF, IT]
Condizioni di utilizzo: Creative Commons 2.5, attribuzione, non commerciale, non opere derivate (informazioni dettagliate).

Non ho letto il libro, ma ho visto l’eBook

Reading time: 7 – 12 minutes

Questo ragionamento comincia con due video che presentano due progetti di editoria digitale. Il primo illustra un’applicazione sulla tavola periodica degli elementi per iPad:

L’autore parla della sua realizzazione con molta cognizione di causa e spiega che per affrontare certi argomenti è importante poter interagire in modo diretto con le informazioni, manipolare immagini e modelli tridimensionali, esplorare formule e molecole, per poi concludere che la tecnologia digitale in generale, e in particolare l’iPad, si prestano particolarmente alla rielaborazione/ripensamento di un vecchio libro di chimica di base in forma di applicazione multimediale, suggerendo indirettamente che è così che si dovrebbero progettare e sviluppare i libri digitali.

Il secondo video presenta un’imminente edizione digitale de “La guerra dei mondi” di Herbert G.Wells attraverso un vero e proprio trailer:

Il trailer è molto breve e veloce, ma sembra di capire che questa ristampa elettronica (diciamo così) del celebre romanzo, considerato uno degli archetipi della “science fiction”, è ampiamente basata su inserti multimediali (video, suoni) ed elementi interattivi, e largamente integrata da veri e propri giochi ispirati al testo. Anche in questo caso sembra di poter cogliere il messaggio che è così che dovrebbero essere i libri digitali.

Potrei concludere qui, dicendo semplicemente “tutto molto bello”, come diceva un vecchio cronista sportivo, o cavandomela con un più schietto e toscano “bellino”.  Ma le motivazioni di questo breve articolo sono racchiuse in una domanda che merita più attenzione: in questo mondo 2.0 e oltre verso cui ci stiamo muovendo, c’è ancora un “campo semantico” che definisce il significato della parola libro digitale (eBook) e delimita l’orizzonte di quel territorio all’interno del quale si può ragionevolmente parlare di libri digitali? Io credo proprio di sì, anche se so bene che è molto difficile (e sarebbe oltremodo lungo e noioso) illustrarne i descrittori e le variabili. Tuttavia, penso che si possa ragionevolmente concordare sul fatto che i libri digitali, in quanto libri, sono prima di tutto “tecnologie della conoscenza”, e che quali che siano le mutazioni genetiche a cui sono sottoposti nelle epoche di transizione tra modi tradizionali e modalità più innovative di concepirli e produrli, non si possa prescindere da questa loro funzione primaria, né dal legame tra questa funzione e la mediazione fondamentale della scrittura. Questo non significa che al di fuori di questa definizione di campo non si possa parlare di tecnologie e conoscenza: ma non si tratterà più di libri. Si configureranno piuttosto altre categorie, che potremmo definire, ad esempio, tecnologie dell’informazione e della comunicazione per la conoscenza, per comprendere le quali dovremo tuttavia elaborare e applicare nuovi parametri di giudizio e di merito, che ci permettano di andare oltre la superficie della patina tecnologica e di valutare la reale profondità e consistenza dei significati che essa, eventualmente, racchiude.

Ma non è così. Sarebbe logico che lo fosse, ma non lo è. Nei giudizi e nei ragionamenti prevale l’impatto, non la consistenza. L’apparenza, non i reali significati. E anche una certa confusione terminologica. Le realizzazioni che ho citato, ad esempio, a rigor di logica dovrebbero essere presentate come forme di intrattenimento, o al limite come esempi di edutainment (una forma di contaminazione/rimediazione già esplorata negli anni 80 e 90). E invece si parla di libri digitali, anzi, si evidenzia il fatto che proprio questi esperimenti sono i libri digitali, come se si dovesse marcare un territorio lontano da quello tradizionalmente occupato dai libri a stampa, come se un conto fossero i libri (tradizionali, cartacei), un conto fossero gli eBook. Con buona pace di entrambi.  Questa percezione semplificata del problema non regge, e dimostra quanto sia ancora immaturo il dibattito sulla reale portata della rivoluzione digitale. Se da un romanzo si ricava un film (in italiano, più correttamente, si dovrebbe parlare di “riduzione” cinematografica) a nessuno verrebbe in mente di dire che il film è il libro, né di sostenere che il film sostituisce il libro, o ne rappresenta l’evoluzione, o è addirittura migliore del libro. Può anche darsi che lo sia (migliore del libro), ma basta ragionare un po’ per capire che il giudizio di merito e di valore andrebbe riformulato in ogni caso, tenendo conto della diversità dei codici espressivi dei due media e accettando una delimitazione del campo semantico, per cui il libro dovrà e potrà essere valutato soltanto per quello che è (un libro) e il film per quello che è (un film), utilizzando per ciascuno parametri diversi e specifici. Soltanto gli sciocchi (in realtà è capitato a tutti) semplificheranno dicendo “non ho letto il libro, ma ho visto il film”, ignorando tuttavia che questa sovrapposizione può essere considerata accettabile soltanto in rarissimi casi, ad esempio quando la scrittura è funzionale alla resa cinematografica, ovvero, più banalmente, quando il libro non è stato scritto per essere letto ma per diventare un film.

Ma il ragionamento che sto cercando di portare avanti non ha la pretesa di ripercorrere un dibattito ben noto ai semiologi e ai massmediologi: consiste piuttosto nel sostenere che, in questa fase di passaggio così densa di equivoci ed esperimenti non sempre condotti con rigore scientifico, è importante che si sappia cosa intendiamo quando parliamo di eBook, cioè di libri digitali. A me piace pensare che siano prima di tutto libri, e che dei libri rappresentino l’evoluzione naturale, logica, coerente. Mi interessa meno l’ipotesi che possano o debbano diventare “altro”, qualcosa di diverso dai libri e più vicino all’intrattenimento: temo che queste ipotesi alternative nascondano in realtà operazioni orientate ad afferrare al volo qualche quota di mercato, e temo anche che entro breve possano portare qualche nato digitale (sicuramente molto sveglio sul piano tecnologico ma non per questo necessariamente intelligente) a dire “non ho letto il libro, ma ho visto l’eBook”.  A conti fatti, temo anche che non si tratti di una semplice (si fa per dire) questione terminologica o semantica. Intravedo segnali ben più allarmanti, ad esempio la tendenza alla semplificazione (che è riscontrabile nel primo esempio, il cui taglio è sostanzialmente divulgativo, simile a quello di un documentario) e alla spettacolarizzazione (così evidente nel secondo esempio, che per inciso sembra fingere di ignorare che dal testo di Wells sono già state ricavate diverse versioni cinematografiche, almeno un paio delle quali anche pregevoli). Due tendenze analoghe a ciò che si può osservare nella politica o in altri campi, e che personalmente non condivido, poiché implicano un doppio inganno: da un lato, infatti, semplificare e spettacolarizzare un insieme di conoscenze non è, come potrebbe sembrare, un modo per agevolare i processi di apprendimento facendo leva in particolare sul fattore motivazionale, ma una forma di “riduzionismo” cognitivo, che alimenta l’idea che acquisire la conoscenza sia facile e lineare; dall’altro, semplificare e spettacolarizzare finisce col rafforzare modelli educativi trasmissivi, sostanzialmente tradizionali, nascondendoli dietro il paravento di una comunicazione multimediale che peraltro ripropone spesso e volentieri il registro linguistico rassicurante e conformista del programma televisivo.

In realtà, da quasi due decenni parliamo di coinvolgimento attivo del soggetto nei processi di apprendimento e nella costruzione di nuove conoscenze. Da altrettanto tempo parliamo di ipertestualità come modello di organizzazione non lineare delle informazioni o come modalità di attraversamento poliprospettico di quel paesaggio in progress che è il sapere, in senso epistemologico. Parliamo di reti come modalità di relazione comunicativa tra le persone. Parliamo di approccio problemico e della ricerca di soluzioni e significati come strategia educativa. Della fatica di scrivere, dell’importanza della lettura, del ruolo essenziale che gioca nell’efficacia di un libro la capacità di lasciare spazio all’immaginazione del lettore attraverso il testo. E ancora, parliamo di libri aperti, di scrittura digitale collaborativa, di nuove relazioni tra autori e lettori, di interfacce basate sull’accessibilità, l’usabilità e la relazione dinamica tra la rappresentazione sintetica e la percezione analitica nella visualizzazione delle informazioni.

Sono spazi immensi, su cui si potrebbero gettare le fondamenta per lo sviluppo di un’editoria digitale seria, rigorosa, proficua e realmente innovativa. Ma non si investe in questa direzione, né si sostiene chi è disposto a investire in questa ricerca: negli USA, come abbiamo visto, si fanno videogiochi o divulgazione scientifica di base, operazioni degnissime ma insufficienti, e sostanzialmente ancorate all’idea che la conoscenza sia una sorta di fabbisogno alimentare e i libri digitali siano pillole, integratori; in Italia non si fa neanche quello, anzi, si uccide l’editoria sperimentale agevolando accordi tra grandi gruppi editoriali (gli stessi che fino a poco tempo fa hanno ostacolato la diffusione dei libri digitali facendo del nostro paese, secondo le parole di Amazon, un mercato marginale) e operatori della telefonia il cui profilo coincide (forse non a caso, visto il dibattito politico e culturale che imperversa sui cosiddetti organi di informazione) con le forme prorompenti di una soubrette di cui personalmente ignoro il curriculum. Non penso che tutto questo, nel lungo periodo, costituisca un problema: sulla lunga distanza si vedrà chi ha saputo cogliere gli aspetti più significativi dello scenario emergente e chi invece si è limitato a offrire le caramelle ai bambini o peggio. Certo però che nel frattempo ce ne vuole di pazienza…

[addendum, 14 febbraio 2011]
Su argomenti simili a quelli affrontati in questo post segnalo:
Post C.W. (2011), Reading in the Age of Screens. Publishing Perspectives, February 11, 2011.

Impressioni a Fosdinovo

Reading time: 4 – 6 minutes

Prima di tutto, qualche immagine che ho raccolto a Fosdinovo durante le tre giornate della eBookFest 2010. Sono raggruppate in categorie del tutto soggettive, potete rimescolarle mentalmente come preferite:

Luoghi Personaggi Incontri

Momenti Ombre

Poi, il mio ragionamento sotto forma di immagini e parole chiave, per chi non fosse stato presente, per chi ha ascoltato e vuole ripensare a ciò che ho detto e per chi sul momento non è riuscito a decifrare gli sfondi che accompagnano e illlustrano i concetti essenziali che ho cercato di enunciare:

Seminari eBookFest Fosdinovo Intervento Mario Rotta: la conoscenza aumentata [PDF, IT]

Infine, qualche impressione. Le chiamo così, impressioni, perché dopo tre giorni così intensi, a caldo, parlare di riflessioni sarebbe improprio: per riflettere occorre tempo, distanza, e quel giusto distacco che permette di distillare l’entusiasmo per il fenomeno fino a quando non resta che il cuore di una visione critica. Ma di impressioni si può parlare liberamente. La prima è che la cultura digitale, i contenuti digitali, i libri digitali non sono più argomento per pochi: a Fosdinovo non solo eravamo in molti, ma – ciò che più conta – c’erano tutti, nel senso che c’erano insegnanti, bibliotecari, editori, ricercatori, studenti, autori e lettori. Ed è forse la prima volta che questa compresenza funziona, in altre circostanze apparentemente analoghe in realtà si è assistito all’enunciazione di punti di vista, a dichiarazioni di intenti e di parte, non ad un confronto reticolare, come invece sembra che sia accaduto in Lunigiana. La seconda impressione che ho ricavato è che c’è ancora molto da fare perchè dal “fenomeno” (l’espansione dell’interesse nei confronti dei libri digitali) si possa passare ad un “sistema”, si possa cioè ridisegnare il territorio in cui prende forma e si sviluppa quello scambio continuo tra soggetti e ruoli che è il motore stesso della conoscenza: a Fosdinovo, in sostanza, c’erano tutti, ma erano soltanto tutti quelli che a vario titolo e con alterne fortune hanno rappresentato e rappresentano l’avanguardia di un mondo che verrà ma non è ancora successo; mancavano, tuttavia, come direbbe l’amico Giorgio Jannis, molti degli abitanti di quel mondo. Che sia un punto da discutere pensando alla prossima edizione? La terza impressione riguarda infine la sostanza degli interventi e delle discussioni: spesso lucidi, quasi sempre serene, ma gli uni e le altre talora viziati da un approccio che tende ancora ad essere, per così dire, ideologico. Come se anziché essere noi tutti i protagonisti di un salto evolutivo fossimo, ciascuno per parte sua, combattenti impegnati a posizionarci, gli uni rispetto agli altri, ognuno rispetto al campo di battaglia, tutti contro tutti. Certo, eravamo in un castello, ma il contesto non spiega perché a fronte di un dibattito così vivo sia un po’ mancato, a mio parere, uno spirito più collaborativo, legato a una visione della conoscenza che non consiste nel ritenere che un modello debba prevalere sull’altro, ma accetta come presupposto che qualsiasi modello sia soltanto un mezzo per raggiungere un obiettivo comune e ben più grande di ciascuno di noi, che è la conoscenza stessa, come ricchezza, come espressione dell’umanità. Ma su questo magari tornerò con più calma. Per adesso, arrivederci.

Su eBookFest segnalo inoltre volentieri il consuntivo sintetico e la rassegna stampa amabilmente e appassionatamente curati da Noa Carpignano. Noa Carpignano e Maria Grazia Fiore curano anche la pubblicazione in progress degli “atti liquidi” di eBookFest 2010.

Infine, ecco la registrazione di un intervento informale che ho tenuto in occasione di eBookFest sulla percezione dell’innovazione digitale in alcuni gruppi-campione di insegnanti e bibliotecari.

Su questo stesso argomento è in corso una ulteriore elaborazione di dati, che sarà pubblicata su questo stesso knowledge blog sotto il titolo: La percezione del significato degli eBook: qualche dato e alcune prime conclusioni.

Qualche immagine da Medioera

Reading time: 2 – 3 minutes

Lunedì 7 giugno (2010) ero a Viterbo, in una bella piazza del centro storico medievale. Mi aveva invitato Massimiliano Capo, che a Viterbo ha organizzato Medioera, un festival sulla (o della) cultura digitale. Ero insieme a Gino Roncaglia. La serata era dedicata agli eBook: che cosa sono, a cosa servono, come si evolveranno. Si è parlato un po’ dei saggi che sia io che Roncaglia abbiamo scritto sull’argomento, ma è stata soprattutto una chiacchierata informale sui dispositivi e sui significati, giocando un po’ con un Iliad e un Ipad, ma ancora di più con le parole e le metafore. Penso che sia emerso chiaramente che l’interesse per gli eBook non nasce dal fascino affabulatorio delle tecnologie ma dall’amore per i libri e per la lettura, nell’orizzonte di quell’ultima frontiera che è – ed è sempre stata – lo “spazio dello scrivere”. Uno spazio mentale, dove probabilmente si confronteranno da un lato le potenzialità (o le criticità) connesse all’elaborazione digitale del testo in relazione all’atto creativo e dall’altro le opportunità che si aprono per la gestione e la condivisione della conoscenza nel momento stesso in cui un testo, un documento, uno studio o una risorsa perdono la loro consistenza fisica per diventare immateriali, accessibili, trasparenti. Rimando al sito di Medioera per una documentazione più ampia. Qui mi limito a citare qualche immagine della serata, scelta tra quelle pubblicate da Massimiliano su Facebook.

Viterbo - Medioera 2010 Viterbo - Medioera 2010 Medioera - Viterbo 2010

Leggere eBook: un workshop a Firenze

Reading time: 2 – 2 minutes

Dal sito della Biblioteca delle Oblate di Firenze.
Che cosa sono gli eBook? Quali sono le tendenze e le evoluzioni della società della conoscenza? Per saperne di più la Biblioteca delle Oblate di Firenze e la casa editrice Garamond, in collaborazione con il gruppo Web Semantico hanno organizzato un “laboratorio interattivo” che si terrà a Firenze il 26 Maggio 2010 alle ore 16.00 nella Sala Conferenze del piano terra della Biblioteca. Durante il laboratorio sarà presentato il libro/eBook di Mario Rotta, Michela Bini e Paola Zamperlin Insegnare e apprendere con gli eBook. Dall’evoluzione della tecnologia del libro ai nuovi scenari educativi” (Garamond, 2010). Gli autori, insieme a tutor e ricercatori, aiuteranno i partecipanti ad esplorare questo nuovo approccio alla lettura, allo studio e alla ricerca, attraverso supporti che si collocano tra il quaderno, il libro e il computer. Nella mattinata dello stesso giorno sarà anche avviata una sperimentazione con una classe di ragazzi di una scuola media superiore. L’evento sarà documentato anche attraverso questo blog.

Per saperne di più ecco per il momento alcuni link utili:
Depliant informativo »
Scheda di approfondimento »

Scheda di partecipazione »

Consigli di lettura »

Intervista sulle nuove forme del libro

Reading time: < 1 minute Fabrizio Pecori mi ha intervistato per My Media, in occasione dell’uscita di “Insegnare ed apprendere con gli eBook”.

“Il rapporto tra il libro e la didattica è uno tra i più consolidati ed al tempo stesso criticamente studiati che si conosca, ma al mutare della forma del libro (e per estensione della comunicazione in generale) può e deve corrispondere una mutazione delle forme dell’apprendimento e della didattica: la rassegna ragionata di esperienze, contesti, possibilità e sperimentazioni offerta da questo eBook fornisce una analisi autorevole dei nuovi scenari tracciati ed in via di definizione. Ho avuto il piacere di parlarne con un autore”. [Fabrizio Pecori]

Intervista a Mario Rotta, My Media, marzo 2010.

Un eBook sugli eBook

Reading time: 2 – 3 minutes

Rotta M., Bini M. & Zamperlin P. (2010), Insegnare e apprendere con gli eBook. Dall’evoluzione della tecnologia del libro ai nuovi scenari educativi. Roma, Garamond.
ISBN 978-88-96819-00-5

Copertina eBook

Il libro affronta il problema dell’impatto degli eBook nell’educazione e nella formazione, partendo da un’analisi del fenomeno eBook. Si evidenzia come gli eBook non siano altro che l’evoluzione della tecnologia del libro, si approfondisce il problema delle tipologie di eBook, dei formati specifici e dei dispositivi dedicati per la lettura degli eBook e si discute sugli effetti controversi che gli eBook stanno già avendo sull’atteggiamento dei lettori e degli autori, sul lavoro degli editori e sulle biblioteche. Ci si concentra successivamente su tre delle possibili implicazioni degli eBook in ambito educativo, esplorando il ruolo che essi potrebbero avere contro la riluttanza alla lettura, le sinergie tra dispositivi dedicati e altre tecnologie nel quadro delle ipotesi di lavoro in corso sul cosiddetto mobile o ubiquitous learning e la relazione tra eBook, dispositivi di lettura, ambienti personalizzati di apprendimento e biblioteche digitali. In appendice il volume riporta lo schema di un sondaggio sull’impatto degli eBook, uno scenario didattico integrato e una traccia per costruire iperlibri multimodali. Una ricca bibliografia sui temi trattati completa la pubblicazione.

Il libro è disponibile sul portale di Garamond ed è distribuito con una formula innovativa: si potrà infatti leggere online un’anteprima esaustiva e/o scaricare l’intero testo in due formati, uno impaginato su fogli A4 e uno ottimizzato per essere utilizzato direttamente su dispositivi di lettura dedicati (eReaders). Una ulteriore innovazione è stata introdotta nella strategia di distribuzione dell’eBook completo: il prezzo del libro è infatti liberamente definibile dal lettore, ovvero ciascuno può decidere che valore attribuire all’eBook, e quanto reputa equo pagarlo. La formula non è del tutto nuova in assoluto, essendo stata adottata in casi di distribuzione e vendita di musica, ma nel settore editoriale è un esperimento che ben pochi hanno tentato finora. Di fatto, si sta ridisegnando il rapporto tra autore, editore e lettore, ed è proprio il lettore che diventa finalmente artefice reale del successo della pubblicazione e protagonista attivo, coinvolto, di parte della stessa politica editoriale.

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Carlo Columba
Carlo Columba

Acquistato e scaricato! Non avendo (ancora) un reader vero e proprio, ne sperimentarò la lettura sulla versione A5 sull'iPhone
Mario Rotta
Mario Rotta

@Carlo. Forse per l'iPhone il formato A5 è ancora un po' troppo grande, ma sono curioso di conoscere le tue …
Federica Sola
Federica Sola

Acquistato e scaricato - idem per me! Ora dovrò solo trovare il momento adatto per dedicarmi alla lettura ;-)
Stefano Angelo
Stefano Angelo

Ciao a tutti ... ho provato ad impostare una cifra diversa da un euro ... ma quando mi arriva la …