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Riflessioni e ricerche sulla cultura digitale e altro a cura di Mario Rotta


Oltre la carta: come integrare le tecnologie della conoscenza nella scuola

Reading time: 2 – 2 minutes

copertina del volume "Oltre la carta"

Bardi D., Castelli C., Cusconà S., Mora P., Morosini E., Rotta M., Testa S. & Testoni C. (a cura di) (2011), Oltre la carta: in aula con gli iPad e gli eBook Reader. Strategie, strumenti, appunti e riflessioni per una sperimentazione sull’uso integrato di mobile device e contenuti digitali personalizzati nella scuola secondaria superiore: il caso del Liceo “F.Lussana” di Bergamo. Con il contributo di Giuseppe Colosio, Cesare Quarenghi, Annamaria Romagnolo e gli studenti della 4L. Milano, Nova Multimedia Editore.
ISBN: 978-88-96549-00-1

Esce il primo volume degli atti sulla sperimentazione attuata al Liceo Lussana di Bergamo durante lo scorso anno scolastico: tutta l’attività didattica di una classe di 17 ragazzi (una quarta) è stata condotta dai docenti utilizzando esclusivamente dispositivi iPad o eReader e contenuti digitali, senza adottare libri di testo e praticando strategie didattiche basate sull’approccio problemico e centrate sulle competenze. Il libro descrive lo scenario e le variabili da considerare per attuare questo tipo di integrazione e presenta l’apparato di monitoraggio e valutazione elaborato per l’occasione, analizzando e commentando i dati raccolti. Sul sito dell’editore è al momento disponibile (gratuitamente) la Parte I del volume. La sperimentazione proseguirà anche quest’anno, mentre nello stesso Liceo diverse classi prime sono state avviate tenendo conto dei risultati emersi e in modo da poter impostare concretamente un ambiente di apprendimento basato su dispositivi mobili, integrazione tra tecnologie, contenuti digitali rielaborabili, principi di continuità e ubiquità e opzioni orientate alla personalizzazione del processo educativo.

Sperimentando: eBook e iPad a scuola

Reading time: 2 – 2 minutes

Venerdì 8 aprile 2011 si è svolto a Milano, nell’auditorium Nervi (grattacielo Pirelli), il convegno “E-didattica. Tecnologie e contenuti digitali a scuola e in biblioteca“, organizzato dall’Ufficio Scolastico Regionale per “presentare alcune delle esperienze più significative nel campo dell’innovazione didattico-metodologica attraverso l’utilizzo di tecnologie e prodotti digitali nelle scuole e nelle biblioteche lombarde”. In quella occasione, insieme a Dianora Bardi, altri insegnanti coinvolti nel progetto e alcuni studenti, abbiamo presentato in modo dettagliato i primi risultati della sperimentazione in corso al Liceo Lussana di Bergamo, su cui sta prendendo forma un sito di documentazione (al momento riservato) e stanno continuando ad uscire articoli e commenti: la sperimentazione consiste nell’utilizzo integrato di iPad ed eBook Reader come ambienti di apprendimento personalizzati e come strumenti per insegnare e apprendere. Dal monitoraggio della sperimentazione cominciano a emergere alcuni dati interessanti e tracce utili per approfondire la ricerca in questa direzione: in sintesi, ecco quanto osservato fino a questo momento elaborando e interpretando questionari, diari di bordo e altre informazioni ricavate dal monitoraggio effettuato. Sulla ricerca uscirà anche un eBook, che ne presenterà dettagliatamente i presupposti, la metodologia, gli strumenti e le ricadute osservate.

Mario Rotta, Sperimentando. Tecnologie mobili, contenuti digitali personalizzati e innovazione nei processi educativi. Slides a integrazione dell’intervento al convegno [PDF, IT]

La percezione del significato degli eBook: qualche dato e alcune prime conclusioni

Reading time: 1 – 2 minutes

Rotta M. (2011), La percezione delle caratteristiche, dei significati e dell’impatto degli eBook: stato dell’arte e alcune riflessioni preliminari. Draft Paper.

Di cosa si parla esattamente quando si parla di eBook? Siamo sicuri che la percezione di questo “fenomeno inarrestabile” (per citare il linguaggio dell’informazione) sia condivisa da tutti coloro che ne parlano? Siamo certi che il problema sia stato correttamente e coerentemente definito nelle sue componenti essenziali, nei suoi aspetti caratterizzanti e nella sue reale complessità? Questo contributo cercherà di dare alcune risposte a questi e altri interrogativi, partendo da alcune serie di dati raccolti attraverso un sondaggio qualitativo condotto su alcuni gruppi-campione. Il contributo è al momento pubblicato in forma di draft paper. Dovrebbe confluire in un contributo di più ampio respiro, di prossima pubblicazione. Chi ha partecipato ai sondaggi i cui dati sono qui elaborati e resi noti può partecipare alla discussione che spero prenda forma attraverso i commenti a questo post.

La percezione del significato degli eBook [Testo, PDF, IT]
Condizioni di utilizzo: Creative Commons 2.5, attribuzione, non commerciale, non opere derivate (informazioni dettagliate).

Qualche immagine da Medioera

Reading time: 2 – 3 minutes

Lunedì 7 giugno (2010) ero a Viterbo, in una bella piazza del centro storico medievale. Mi aveva invitato Massimiliano Capo, che a Viterbo ha organizzato Medioera, un festival sulla (o della) cultura digitale. Ero insieme a Gino Roncaglia. La serata era dedicata agli eBook: che cosa sono, a cosa servono, come si evolveranno. Si è parlato un po’ dei saggi che sia io che Roncaglia abbiamo scritto sull’argomento, ma è stata soprattutto una chiacchierata informale sui dispositivi e sui significati, giocando un po’ con un Iliad e un Ipad, ma ancora di più con le parole e le metafore. Penso che sia emerso chiaramente che l’interesse per gli eBook non nasce dal fascino affabulatorio delle tecnologie ma dall’amore per i libri e per la lettura, nell’orizzonte di quell’ultima frontiera che è – ed è sempre stata – lo “spazio dello scrivere”. Uno spazio mentale, dove probabilmente si confronteranno da un lato le potenzialità (o le criticità) connesse all’elaborazione digitale del testo in relazione all’atto creativo e dall’altro le opportunità che si aprono per la gestione e la condivisione della conoscenza nel momento stesso in cui un testo, un documento, uno studio o una risorsa perdono la loro consistenza fisica per diventare immateriali, accessibili, trasparenti. Rimando al sito di Medioera per una documentazione più ampia. Qui mi limito a citare qualche immagine della serata, scelta tra quelle pubblicate da Massimiliano su Facebook.

Viterbo - Medioera 2010 Viterbo - Medioera 2010 Medioera - Viterbo 2010

Leggere eBook: un workshop a Firenze

Reading time: 2 – 2 minutes

Dal sito della Biblioteca delle Oblate di Firenze.
Che cosa sono gli eBook? Quali sono le tendenze e le evoluzioni della società della conoscenza? Per saperne di più la Biblioteca delle Oblate di Firenze e la casa editrice Garamond, in collaborazione con il gruppo Web Semantico hanno organizzato un “laboratorio interattivo” che si terrà a Firenze il 26 Maggio 2010 alle ore 16.00 nella Sala Conferenze del piano terra della Biblioteca. Durante il laboratorio sarà presentato il libro/eBook di Mario Rotta, Michela Bini e Paola Zamperlin Insegnare e apprendere con gli eBook. Dall’evoluzione della tecnologia del libro ai nuovi scenari educativi” (Garamond, 2010). Gli autori, insieme a tutor e ricercatori, aiuteranno i partecipanti ad esplorare questo nuovo approccio alla lettura, allo studio e alla ricerca, attraverso supporti che si collocano tra il quaderno, il libro e il computer. Nella mattinata dello stesso giorno sarà anche avviata una sperimentazione con una classe di ragazzi di una scuola media superiore. L’evento sarà documentato anche attraverso questo blog.

Per saperne di più ecco per il momento alcuni link utili:
Depliant informativo »
Scheda di approfondimento »

Scheda di partecipazione »

Consigli di lettura »

Un eBook sugli eBook

Reading time: 2 – 3 minutes

Rotta M., Bini M. & Zamperlin P. (2010), Insegnare e apprendere con gli eBook. Dall’evoluzione della tecnologia del libro ai nuovi scenari educativi. Roma, Garamond.
ISBN 978-88-96819-00-5

Copertina eBook

Il libro affronta il problema dell’impatto degli eBook nell’educazione e nella formazione, partendo da un’analisi del fenomeno eBook. Si evidenzia come gli eBook non siano altro che l’evoluzione della tecnologia del libro, si approfondisce il problema delle tipologie di eBook, dei formati specifici e dei dispositivi dedicati per la lettura degli eBook e si discute sugli effetti controversi che gli eBook stanno già avendo sull’atteggiamento dei lettori e degli autori, sul lavoro degli editori e sulle biblioteche. Ci si concentra successivamente su tre delle possibili implicazioni degli eBook in ambito educativo, esplorando il ruolo che essi potrebbero avere contro la riluttanza alla lettura, le sinergie tra dispositivi dedicati e altre tecnologie nel quadro delle ipotesi di lavoro in corso sul cosiddetto mobile o ubiquitous learning e la relazione tra eBook, dispositivi di lettura, ambienti personalizzati di apprendimento e biblioteche digitali. In appendice il volume riporta lo schema di un sondaggio sull’impatto degli eBook, uno scenario didattico integrato e una traccia per costruire iperlibri multimodali. Una ricca bibliografia sui temi trattati completa la pubblicazione.

Il libro è disponibile sul portale di Garamond ed è distribuito con una formula innovativa: si potrà infatti leggere online un’anteprima esaustiva e/o scaricare l’intero testo in due formati, uno impaginato su fogli A4 e uno ottimizzato per essere utilizzato direttamente su dispositivi di lettura dedicati (eReaders). Una ulteriore innovazione è stata introdotta nella strategia di distribuzione dell’eBook completo: il prezzo del libro è infatti liberamente definibile dal lettore, ovvero ciascuno può decidere che valore attribuire all’eBook, e quanto reputa equo pagarlo. La formula non è del tutto nuova in assoluto, essendo stata adottata in casi di distribuzione e vendita di musica, ma nel settore editoriale è un esperimento che ben pochi hanno tentato finora. Di fatto, si sta ridisegnando il rapporto tra autore, editore e lettore, ed è proprio il lettore che diventa finalmente artefice reale del successo della pubblicazione e protagonista attivo, coinvolto, di parte della stessa politica editoriale.

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Carlo Columba
Carlo Columba

Acquistato e scaricato! Non avendo (ancora) un reader vero e proprio, ne sperimentarò la lettura sulla versione A5 sull'iPhone
Mario Rotta
Mario Rotta

@Carlo. Forse per l'iPhone il formato A5 è ancora un po' troppo grande, ma sono curioso di conoscere le tue …
Federica Sola
Federica Sola

Acquistato e scaricato - idem per me! Ora dovrò solo trovare il momento adatto per dedicarmi alla lettura ;-)
Stefano Angelo
Stefano Angelo

Ciao a tutti ... ho provato ad impostare una cifra diversa da un euro ... ma quando mi arriva la …

Gli eBook: secondo giro

Reading time: 4 – 6 minutes

In quel continuum che è la rete un’assenza di un paio di giorni rende difficile cogliere in modo chiaro tutto ciò che è accaduto nel frattempo e recuperare i significati nascosti nel tessuto che ha preso forma. Prima di partire per un paio di seminari (su temi strettamente correlati) ero pienamente immerso nel flusso di diverse discussioni in corso sul tema degli eBook. Ora, tornando, non so come recuperare le posizioni che ho perso: è come se mi fossi fermato ai box per cambiare una ruota e i miei meccanici avessero sbagliato qualcosa, mentre giri e giri di messaggi accumulavano vantaggio. Oggi provo a rientrare nel flusso, anche se è un peccato restare chiuso qui in ufficio: è finalmente una bella giornata, nella mia città ci sono i mercatini dell’antiquariato e sui prati tra Arezzo e Siena i primi papaveri si mettono in posa per gli appassionati di fotografia. Ma tant’è, sono in corsa e in qualche modo devo recuperare terreno. Per fortuna che c’è chi traccia le traiettorie del percorso, come Gianni Marconato, e poi quando mi ci metto leggo abbastanza velocemente. Dunque, guardando le cose con il dovuto (e accumulato) distacco, direi che siamo tutti d’accordo sul fatto che il punto di partenza di questo dibattito è racchiuso in una domanda preliminare: gli eBook, in quanto evoluzione della tecnologia del libro, esprimono un potenziale di innovazione? Si può rispondere di no (è lecito), ma spero che tutti rispondano di sì. Quale delle due posizioni è di destra e quale di sinistra? Sinceramente, non mi interessa. Osservo solo che rispondere ma, forse, però, a condizione che, si potrebbe considerare “di centro”, e in Italia abbiamo già abbastanza Casini!

Una volta accettata l’idea che valga la pena di dedicare agli eBook una certa attenzione, mi sembra chiaro che anche su un secondo punto siamo tutti d’accordo: sarebbe bello se gli eBook fossero iperultrasupermultimegainterattivi e i dispositivi di lettura fossero warphightech, ultraleggeri, fotovoltaici, a miliardi di colori e già che ci siamo griffati Prada, un po’ come si intuisce guardando il filmato suggerito più volte da Francesco Leonetti. La differenza che prende forma a partire da questa ovvia constatazione è tra chi pensa che si debba aspettare il migliore dei mondi possibili (Gino Roncaglia ad esempio è sempre stato chiarissimo e coerente in tal senso) e chi ritiene che si debba fare il possibile per migliorare il mondo che abbiamo. Il distacco accumulato mi permette di suggerire che non si tratta di posizioni inconciliabili, ma di due sfaccettature di un atteggiamento che oscilla tra il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà. Entrambe di sinistra quindi, a loro modo, se ha ancora un senso questo schema di classificazione…

Per il resto mi sembra che il confronto sia acceso soprattutto sulle “politiche”: ovvero sulle scelte, i presupposti, le strategie commerciali, le modalità di distribuzione. Ci si domanda se la politica commerciale di Garamond non sia troppo aggressiva, ignorando forse che ogni volta che usiamo Google qualcuno ci guadagna, e non siamo noi, e dimenticando che è assolutamente vero quello che dice Agostino Quadrino quando ci ricorda che in Italia la Kultura (con buona pace della minoranza che è capace di “abitare” la rete e sa come difendersi) è saldamente in mano a pochi grandi gruppi finanziari che condizionano pesantemente le adozioni. Ci si chiede se sia giusto o no sperimentare oggi gli eBook a scuola (anzi, a dire il vero la discussione più accesa non è mai andata oltre questo aspetto, come ha ribadito più volte soprattutto Antonio Fini), e io rispondo apertamente di sì, ma spostandomi in prima linea, lavorando direttamente con le scuole, affiancando gli insegnanti che seguiranno il corso “insegnare e apprendere con gli eBook” e progettando corsi per editor di eBook, che per inciso la cecità dei valutatori dei bandi FSE ha ritenuto di non dover finanziare perché non potevamo dimostrare l’aderenza della figura professionale configurata rispetto ai bisogni del territorio! Ci si domanda se sia più corretto far pagare gli eBook o distribuirli a titolo gratuito sotto forma di contenuti aperti (Jannis, Guglielman), e io (come chiunque altro, credo) rispondo che ovviamente un prodotto di qualità gratis è largamente preferibile a un prodotto mediocre a pagamento. Ammesso che si risolvano due questioni niente affatto marginali: come trovare le risorse per produrre e distribuire contenuti aperti di qualità e come valutare la qualità dei contenuti aperti. Ma tutto questo in realtà non è il cuore del problema: è un continuare a girare su una pista un po’ monotona, perdendo di vista il traguardo. Il vero problema è capire come “scrivere” dei buoni eBook, come “leggerli”, usarli, integrarli in una strategia didattica il cui obiettivo è facilitare la disseminazione di conoscenze significative e lo sviluppo di capacità utili, in una parola la crescita dei nostri ragazzi e dei ragazzi di tutte le età. Ed è proprio su questi aspetti che stiamo perdendo terreno. Mentre il resto del mondo corre, e come se corre… e a tutti noi non resta che sperare che vada meglio al secondo giro.

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Gino Roncaglia
Gino Roncaglia

Essendomi occupato molto di Leibniz ho una certa simpatia per le sue tesi in materia di mondi possibili... ma preferirei …
noa
noa

Condivido tutto. :)
admin
admin

Contavo sulla tua puntualizzazione Gino :) Ma non sono le leggi e le circolari a configurare i mondi possibili. Siamo noi. …
Gino Roncaglia
Gino Roncaglia

Eh, caro Mario, sei ottimista se pensi che le leggi servano "ad aprire un processo che in ogni caso saremo …

Gli eBook, le fonti e la rivoluzione digitale

Reading time: 3 – 5 minutes

Parliamo ancora di eBook partendo da una riflessione informale che mi sono ritrovato a fare nel corso del convegno “Classroom Anywhere” (organizzato a Bari dall’Istituto Marco Polo) e che ha suscitato alcune reazioni controverse. La mia osservazione era molto semplice: un eBook reader (ovvero un dispositivo portatile a “inchiostro elettronico”) può “contenere” una quantità pressoché illimitata di testi digitali; in ambito educativo questo significa – tra le altre cose – che anziché essere costretti a ricorrere a una selezione di alcuni testi o parti di testi (come abitualmente si fa adottando delle “antologie”), si potrebbero raccogliere integralmente su una memoria solida tutti i testi di uno specifico dominio epistemologico in modo che ciascuno (ad esempio uno studente) possa averli sempre a portata di mano e consultarli in qualunque momento. Questo approccio (ecco il succo della mia riflessione) potrebbe da un lato modificare radicalmente il rapporto che abbiamo (e che soprattutto i ragazzi hanno) con le fonti, dall’altro spingere gli insegnanti a esplorare nuovi modi di affrontare, che so, una storia della letteratura, o la storia in quanto tale, o qualsiasi altra materia che si appoggia su documenti che un conto è avere sempre a disposizione in versione integrale, un conto è dover andare faticosamente a cercare nelle biblioteche o online (nella migliore delle ipotesi) o dover consultare attraverso i frammenti incompleti di un compendio antologico. Non mi sembrava di aver detto nulla di sconvolgente. Tuttavia, in quella stessa occasione (e anche in altre) sono subito emerse posizioni contrarie all’ipotesi delineata e apertamente orientate alla difesa dell’importanza delle antologie proprio in quanto selezioni ragionate e criticamente commentate. Per quanto mi riguarda, anche se comprendo le ragioni di queste diverse posizioni, non le condivido, per una serie di ragioni che vado a spiegare. La prima ragione è che le “antologie” (in quanto tali, e più in generale tutti i compendi selettivi) esprimono comunque uno e un solo punto di vista su un dominio epistemologico. Potranno anche essere ben fatte e l’autore potrà anche essere professionalmente ineccepibile: sta di fatto che sono e restano una scelta di parte, spesso legata a una visione romantica e militante, o addirittura a un’interpretazione ideologicamente connotata. E proprio perché basate su una scelta, in sostanza, suggeriscono e spesso determinano ciò che è importante e ciò che non lo è, ciò che a parere dell’autore dovrebbe essere visibile e ciò che non vale la pena di osservare o rileggere. Un po’ come le guide dei musei, che personalmente ho sempre detestato perché cercano di privare il visitatore del piacere di esplorare. Proporre selezioni o compendi, ovviamente, è lecito, e valutarne il “taglio” può anche essere interessante: ma trovo che contrasti apertamente con quasi tutte le “evidenze” della pedagogia contemporanea, che convergono sulla centralità e sul ruolo attivo dello studente nei processi di apprendimento, sulla valorizzazione degli stili cognitivi, sulla personalizzazione dei percorsi, sull’insegnamento come mediazione, sull’apprendimento come scoperta guidata dalla serendipity e sulla conoscenza come costruzione o co-costruzione fondata sulla creatività, la rielaborazione personale e l’approccio problemico. Questa pedagogia (così come la società della conoscenza che si va configurando attraverso il cosiddetto web 2.0 e release successive) ha bisogno di fonti e non di “passi scelti”, di documentazione estesa, non di selezioni di parte, di strumenti con cui confrontarsi apertamente, non di punti di vista parziali. La seconda ragione per cui sento di poter sostenere una posizione aperta alle raccolte integrali di fonti testuali rese possibili dai formati digitali e dai devices portatili è che è proprio questa opportunità che rende tangibili alcuni fondamenti della società della conoscenza. Mi riferisco al valore che la conoscenza esprime nel momento in cui risulta integralmente accessibile a tutti e al significato che può assumere nel momento in cui ciascuno può disporne liberamente per rielaborarla e integrarla con le proprie conoscenze. Sul primo aspetto la rete ha un ruolo essenziale, il secondo è lo scenario in cui potrebbero collocarsi gli eBook, soprattutto nel loro significato esteso di contenitori potenziali di raccolte integrali di testi e documenti annotabili, in una parola, nella loro natura di “biblioteche digitali”. Non sono forse argomentazioni valide e sufficienti?

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kika
kika

Sono pienamente d'accordo. Ritengo le motivazioni espresse sicuramente valide ed ampiamente sufficienti per motivare l'utilizzo degli e-book nelle scuole. Ritengo questo …
Riccarda Suppini
Riccarda Suppini

In ogni caso, benvengano gli e-book! Anche dovesse trattarsi di "riproposizioni in pdf" dei testi tradizionali esistenti, espressione della scelta …
Salvo Piccinini
Salvo Piccinini

gent. prof. Rotta, trovo la sua proposta estremamente interessante, ma poco praticabile. tenterò di spiegarmi a partire da un esempio. qualche anno …
Lidia N.
Lidia N.

“Ladri di IDEE” Gli eBook nelle strategie di apprendimento orientate alla mobilità e all’ubiquità di Mario Rotta PAG. 57(Banche della conoscenza) Società …

Digitalia et mirabilia

Reading time: 4 – 7 minutes

Torno a parlare di eBook, o meglio, di un problema specifico che è stato anche recentemente oggetto di discussione tra i sostenitori (spassionati) della rivoluzione digitale e i più prudenti critici sui vantaggi dei libri elettronici. Uno degli argomenti di cui si è parlato molto, in particolare, è il presunto risparmio economico che gli eBook garantirebbero agli utenti e non solo: c’è chi sostiene che questo risparmio sarebbe consistente, chi invece afferma che non si risparmia nulla, anzi (posizioni simili sono emerse anche nel convegno del 17 marzo a Roma). Personalmente, si sa, faccio parte di chi sta cercando di accelerare la rivoluzione digitale, nonostante la mia consolidata passione per i vecchi libri illustrati e le edizioni antiche. Ma su un tema come quello del vantaggio economico degli eBook non penso che si debba parlare lasciandosi trascinare dall’emotività. Penso piuttosto che si debbano cercare dati certi, valutare studi, confrontare testimonianze e sperimentazioni concrete. Così mi sono messo a cercare risorse specifiche sull’argomento e sono rimasto molto colpito da un articolo di un bibliotecario e un ricercatore pubblicato su D-Lib Magazine nel 2003: Comparing Library Resource Allocations for the Paper and the Digital Library. Lo studio mette a confronto in modo molto accurato, elaborando grafici comparativi su vari parametri, il costo di allestimento, mantenimento e gestione di una biblioteca tradizionale e di una digitale, quando ancora di biblioteche digitali si parlava poco e male. Non si esprimono giudizi particolari, ma la diversissima ripartizione delle percentuali di spesa rispetto alle varie voci nei due casi analizzati emerge in modo impressionante. Gli autori concludono (nel 2003) che è ormai più che conveniente pensare a biblioteche digitali anziché continuare a immaginarne di analogiche. Credo che valga la pena leggere lo studio anche per chi volesse ragionare sulla sua propria biblioteca: ci sono quanto meno elementi per capire che mentre costruire una biblioteca tradizionale implica investimenti consistenti nella logistica e nella manutenzione, costruire una biblioteca digitale permette di “spostare” l’utilizzo del denaro (e del tempo) su aspetti ben più interessanti, quali la selezione e l’organizzazione. Stimolato dal contributo sono andato in cerca di altri esempi. Ho trovato una riflessione ben documentata sulla differenza di costo tra un archivio analogico e un archivio digitale in azienda (Digital vs. Paper. Which Costs Less AND Drives More Sales?): il costo del digitale pare che implichi un risparmio medio del 75 per cento. Ho apprezzato un blog di un bibliotecario inglese sulla “digital preservation” in cui si mettono a fuoco 5 vantaggi strategici del digitale, tra cui quelli indiretti ma di grande impatto sociale rappresentati dalla diminuzione del consumo della carta e del relativo inquinamento (ribaditi rimandando a dati governativi americani anche in un articolo pubblicato sul Los Angeles Times). E mi è piaciuto molto anche il racconto di un autore che ripercorre la sua valutazione della convenienza o meno di pubblicare in formato digitale piuttosto che su carta. Non salto a facili conclusioni. Aggiungo soltanto qualche ulteriore spunto (legato all’esperienza personale) per riflettere meglio su questi argomenti. Prima di tutto distinguerei il problema in vari “segmenti”: gli archivi, le biblioteche e le raccolte personali di libri (segmento in cui rientra anche l’uso dei libri a scuola). Per quanto riguarda gli archivi penso proprio che ormai i formati digitali abbiano reso evidenti dei vantaggi “netti”: se osservo il mio archivio della fine degli anni 80 non posso fare a meno di notare che è una pila di carta che occupa oltre 1 metro di scaffali e dove è diventato difficile ritrovare qualcosa (anche se ho studiato archivistica e ho sempre archiviato con molta cura); nel corso degli anni 90 il mio archivio cartaceo è via via più snello ma occupa ancora 50-60 centimetri di scaffale all’anno. Il mio archivio cartaceo del 2008 è una cartella di 5 o 6 centimetri di spessore, giusto l’essenziale. Usare i formati digitali con intelligenza mi ha permesso cioè di diminuire drasticamente la carta e contribuire alla salvaguardia dell’ambiente, contrariamente all’ipotesi mai dimostrata ma sostenuta da molti secondo cui l’uso del PC e la scrittura digitale non soltanto non permetterebbero di risparmiare carta ma ne aumenterebbero addirittura il consumo. Per quanto riguarda le biblioteche rimando agli articoli citati: aggiungo soltanto che bisogna ragionare sulla trasformazione della biblioteca da spazio fisico a luogo virtuale. Che ci piaccia o no è quello che sta accadendo, e se è vero che questo potrebbe comportare la perdita di un importante punto di riferimento legato al territorio è anche vero che quella infinita biblioteca digitale che è la rete permette (sempre attraverso la mediazione dell’intelligenza) due salti di qualità importantissimi, l’accesso (teoricamente) incondizionato a qualsiasi risorsa e la moltiplicazione esponenziale delle garanzie di conservazione e trasmissione della conoscenza affidata ai linguaggi, compresa quella enorme massa di “letteratura grigia” che le biblioteche tradizionali perdono, dimenticano o nascondono. Resta infine il problema delle raccolte personali di libri, o di libri scolastici, o di testi necessari per un percorso di studi universitario. La mia esperienza personale a distanza di anni mi sussurra che se per mettere insieme la bibliografia su cui ho lavorato per la mia tesi di laurea ho speso 3 anni e non so neanche quanto denaro, negli ultimi 3 anni ho accumulato diverse centinaia di eBook e ePaper spendendo pochissimo, o meglio, spendendo qualcosa in più per acquistare quei volumi che ritenevo indispensabili ma non erano disponibili in formato digitale. Se fossi uno studente o una famiglia con un figlio alle superiori non avrei dubbi su quale strategia seguire e su quale investimento strategico attuare in questo momento.

Gli eBook e il senso del tempo

Reading time: 3 – 5 minutes

Si parla decisamente molto di eBook in questi giorni. Si è cominciato il 17 marzo a Roma, dove si è tenuta una tavola rotonda interamente dedicata agli eBook a scuola. Il colloquio è stato patrocinato da Garamond, che per l’occasione ha presentato un catalogo di libri scolastici elettronici che risponde in pieno (anche se è stato sviluppato in modo del tutto autonomo e in base a una strategia definita da tempo) alle istanze e alle sollecitazioni contenute nella recente circolare 16 del MIUR, che com’è noto spinge e spingerà le scuole italiane ad adottare eBook anzichè i classici volumi cartacei per gli studenti. Alla tavola rotonda ero il chairman, per cui evito di parlarne ancora in dettaglio, tanto più che sull’evento e sugli argomenti trattati dagli ospiti (Granelli, Tombolini, Cicatelli, Cianfriglia, Busetto, Nicolì e Landi, in rappresentanza di istituzioni, associazioni, organizzazioni di categoria e ricerca) è già possibile raccogliere una rassegna stampa in perfetto stile 2.0: da un servizio su Neapolis di RAI 3 alle post-riflessioni di Antonio Tombolini sull’ambiguità del problema. Vorrei tuttavia aggiungere qualcosa a quello che si è detto. Prima di tutto penso che sia il caso di ricordare che ho progettato e cercherò di far partire per E-Form due corsi di aggiornamento e formazione che ritengo molto importanti: uno si intitola “Insegnare e apprendere con gli eBook“e cercherà di dare una risposta a una tipica istanza che anche nel meeting di Roma è emersa da parte dei tanti insegnanti presenti: che cosa ci faccio adesso con gli eBook? Se infatti le potenzialità intrinseche dei libri digitali appaiono evidenti a tutti, risulta meno chiaro alla maggior parte degli insegnanti come sfruttarne pienamente le caratteristiche innovative e come impostare una didattica specificamente fondata sull’uso degli eBook e/o sulla loro integrazione con altre tecnologie. Lavoreremo proprio su questo, cercando di avviare anche una ricerca sulle possibili buone pratiche e sperimentazioni monitorate, come accade in altre realtà (esempio). Il secondo corso in programma per E-Form riguarda invece un nuovo profilo professionale: l’editor di eBook. Ma di questo avevamo già parlato. Che altro dire? Sul fatto che gli eBook rappresentino una vera e propria rivoluzione, paragonabile al passaggio dal rotolo di papiro al codice medievale o all’invenzione della stampa non sembra che ormai sussistano dei dubbi. A Roma hanno preso forma diverse interpretazioni di questo fenomeno, e anche qualche dissonanza sui modi e sui tempi, oltre che sui significati del passaggio epocale in atto. Ma penso di poter affermare che tutti concordassero su un dato di fatto: l’eBook è ormai parte integrante del modo in cui oggi si costruisce, si pubblica e si dissemina la conoscenza. Quanto occorrerà perchè non si faccia più distinzione tra libri ed eBook e con la parola “libri” si intendano sia quelli cartacei che quelli digitali? Il punto è proprio questo, a mio parere: la rivoluzione è ancora in corso, e attraversa in modo obliquo generazioni che associano la conoscenza a mezzi diversi, per abitudine mentale o perchè ciò che hanno imparato a utilizzare è ciò che in un dato momento della loro vita era o appariva il medium privilegiato; ma gli strumenti del sapere cambiano, e anche molto velocemente, e diventa ogni giorno più difficile cogliere il senso del tempo, ovvero identificare in modo univoco attraverso che cosa, oggi, la conoscenza si organizza, si conserva e si trasmette. Per un uomo di un secolo fa la risposta sarebbe stata scontata, ma ormai convivono in una stessa epoca persone abituate ai libri e alle enciclopedie, alla penna, alla macchina da scrivere, alla TV, al cellulare, al computer, al web e, ormai, anche agli eBook, alle lavagne digitali, al web 2, al web 3 e a tutte le sfumature, gli ibridamenti e gli innesti del caso. In questa sorta di universi paralleli la domanda che dobbiamo porci non è se si è pro o contro gli eBook, o se si è favorevoli o contrari all’innovazione: è come convivere con la complessità. Perchè è proprio la complessità il senso del tempo, del nostro tempo, e c’è motivo di pensare che continuerà a essere così.