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Riflessioni e ricerche sulla cultura digitale e altro a cura di Mario Rotta


I principi di eKnow

Reading time: 2 – 2 minutes

Un video che illustra in breve i principi essenziali del progetto eKnow e alcune delle caratteristiche dei modelli metodologici e organizzativi in corso di sperimentazione. Se ne parlerà tra le altre cose all’Abbadia di Fiastra l’11 marzo 2016, durante il workshop Ai confini dell’apprendimento. La partecipazione ai workshop è aperta a tutti e totalmente gratuita. Basta visualizzare il programma e compilare il modulo di iscrizione. Alle 13, presso la Foresteria dell’Abbadia di Fiastra, sarà offerto un rinfresco. Nel corso della giornata verrà anche presentato il concorso Smart Education, un’opportunità per gli insegnanti e le scuole che vogliono realizzare un progetto di e-learning.

11 marzo 2016: ai confini dell’apprendimento

Reading time: 4 – 6 minutes

Come stanno cambiando i modi di insegnare e di apprendere? Quali opportunità e quali orizzonti si possono esplorare attraverso le tecnologie digitali? Cosa cambia nella formazione dal punto di vista organizzativo? Quali sono le strategie didattiche che possono realmente cambiare la scuola, l’università, la formazione continua? In una parola, cosa c’è ai confini dell’apprendimento?

A queste domande – e a molte altre – si cercherà di dare alcune risposte l’11 marzo prossimo, nella splendida cornice dell’Abbadia di Fiastra, nelle Marche, tra Tolentino e Macerata. A Fiastra si terrà infatti un workshop promosso e organizzato da Smart Skills Center e Laboratorio Formazione, con il patrocinio dall’Università di Macerata. La giornata di confronto è dedicata proprio Ai Confini dell’ApprendimentoE-learning, formazione continua e modelli metodologico-didattici innovativi, e rappresenta prima di tutto un’occasione per capire come funziona e quali possibilità permette di attuare il progetto eKnow, un portale di e-learning dedicato interamente alla formazione di insegnanti e formatori e all’apprendimento permanente, dove, partendo dal quadro di riferimento europeo sulle competenze chiave necessarie ai futuri cittadini dell’unione, si propongono corsi totalmente in rete basati su vari modelli, talora sperimentali: dai MOOCs a corsi supportati da e-tutor professionisti e basati su attività interattive e collaborative, da percorsi brevi centrati sulla soluzione di problemi a percorsi di scoperta georeferenziati, fino a comunità di innovazione gestite da esperti, Coach e Information Broker.

A Fiastra, durante la mattinata del giorno 11 marzo, ci si confronterà prima di tutto sui vari modelli e tipologie di e-learning che il progetto eKnow porta avanti, discutendo attorno a dei tavoli coordinati da alcuni dei collaboratori del progetto (insegnanti e formatori). Nel primo pomeriggio si apriranno alcune “finestre” sul mondo dell’e-learning e su alcune tendenze in atto, con collegamenti in tempo reale da Bruxelles, Londra e il Quebec. Si proseguirà poi con un confronto aperto tra Mario Rotta (esperto di e-learning e responsabile del progetto eKnow) e Beatrice Ligorio (Università di Bari). Il programma è inoltre aperto a qualsiasi altro contributo critico: gli stessi organizzatori cercheranno di animare il confronto sia in presenza che attraverso i social.

Nel corso della giornata verrà anche presentato il concorso Smart Education, un’opportunità per gli insegnanti e le scuole che vogliono realizzare un progetto di e-learning. La partecipazione ai workshop è aperta a tutti e totalmente gratuita. Basta visualizzare il programma e compilare il modulo di iscrizione. Alle 13, presso la Foresteria dell’Abbadia di Fiastra, sarà offerto un rinfresco.

Il progetto eKnow: un ambiente flessibile per la formazione in rete di formatori e insegnanti

Reading time: 4 – 6 minutes

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Il progetto eKnow, promosso da Smart Skills Center e realizzato da IBIS Multimedia Network, grazie a una rete di collaboratori ed esperti coordinati da Mario Rotta, si caratterizza tra le altre cose per almeno due aspetti innovativi e significativi. Il primo è legato al modo in cui in eKnow si interpreta l’e-learning: i corsi sono strutturati su vari modelli metodologici e organizzativi, che “attraversano” l’intera gamma delle possibili esperienze di apprendimento in rete: dai MOOCs (corsi aperti di ultima generazione supportati indirettamente e da seguire in autonomia), a corsi brevi basati sull’approccio problemico e in cui si interagisce con esperti ed e-tutor (li chiamiamo SPOCs), a corsi professionali per insegnanti e formatori basati sulle cosiddette e-tivities e sull’azione di formatori esperti, per arrivare ad ambienti di apprendimento sociale per comunità di interessi e di innovazione animati da un e-coach e un’information broker (li chiamiamo PLECs) o a percorsi di scoperta georeferenziati (detti GLOCs) in cui le attività didattiche programmate diventano accessibili solo in prossimità di luoghi o punti di interesse che questo particolare tipo di tecnologia aiuta a scoprire o riscoprire.

Il secondo aspetto che rende il progetto organico è rappresentato dai criteri in base a cui i corsi vengono programmati, progettati e prodotti. Tutti i “titoli” sono infatti definiti in modo da rappresentare un’opzione completa per la formazione di insegnanti e formatori: anche se ogni corso è autoconsistente infatti, i progettisti curano molto la complementarietà tra i corsi, che possono quindi essere considerati anche come elementi di un percorso più ampio, complesso e personalizzabile. Questo aspetto è rafforzato anche dal fatto che la quasi totalità dei contenuti dei corsi in programmazione rientra nel Quadro di Riferimento Europeo delle Competenze Chiave per l’Apprendimento Permanente (a cui peraltro è dedicato un MOOC introduttivo): questo significa che un insegnante o un formatore possono non solo costruire un percorso di sviluppo professionale, ma possono anche dedicarsi a una specificare area di competenza, che potrà essere affrontata partendo se necessario da corsi introduttivi (MOOCs) per arrivare alle relative comunità di apprendimento, passando attraverso dei corsi brevi o problem solving e dei corsi professionali.

Si possono fare alcuni esempi. Prendiamo in considerazione l’area di competenza che a livello europeo è definita capacità di comunicare in una lingua straniera: su questo “asse” troviamo un MOOC introduttivo di Avvicinamento alla Lingua Inglese, ma anche un corso più specifico sul PBL nella Didattica della Lingua Inglese e un set di corsi professionali sulla Didattica eCLIL. Se invece ci spostiamo sull’asse della competenza digitale possiamo partire da un MOOC sui Principi essenziali di Informatica, per poi procedere con alcuni corsi brevi su competenze digitali specifiche tipo Come rendere più efficace una presentazione multimediale o Come cercare, trovare e selezionare immagini digitali in rete, per arrivare fino ai corsi professionali sul cosiddetto Information Brokering o sulla Knowledge Visualization e concludere il percorso partecipando alle attività di una Community of Thinking sulle Tecnologie Digitali e Strategie di Apprendimento. Insomma, un sistema modulare, flessibile ed elastico (dove non a caso non si parla di piattaforme ma di trampolini), che può crescere anche attraverso le istanze e le necessità degli utenti, nel quadro di un approccio rigoroso e attento alla chiarezza comunicativa, all’efficacia formativa, all’utilizzo di Risorse Educative Aperte e alla coerenza delle procedure di valutazione (curate da Laboratorio Formazione di Milano), oltre che all’apporto di formatori, docenti, esperti ed e-tutor di grande esperienza.

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Dalla competenza globale all’incompetenza locale

Reading time: 4 – 6 minutes

A volte rileggo volentieri alcuni di quei documenti che ritengo fondamentali per capire cos’è realmente la “società della conoscenza”. Tra questi penso che si possa considerare essenziale lo European Reference Framework: Key Competences for Lifelong Learning: è del 2006, ma è estremamente attuale. Anche troppo, sotto certi aspetti, segno inequivocabile che lo scenario che il documento configura non è stato ancora costruito, e non sarà facile diffonderne le implicazioni. Eppure si trattava di un programma relativamente semplice da comprendere, che avrebbe dovuto e potuto portare rapidamente alla definizione di un’agenda basata su pochi punti, e per questo attuabile. In breve, il framework identifica e declina 8 competenze primarie e trasversali che dovrebbero essere sviluppate e potenziate nei sistemi formativi di tutti i paesi europei: la comunicazione nella lingua madre, la comunicazione in altre lingue, la competenza matematica, scientifica e tecnologica, la competenza digitale, il saper imparare a imparare, le competenze civiche e sociali, lo spirito di iniziativa e la capacità “imprenditoriale”, la consapevolezza dell’importanza dell’espressione culturale. In sostanza, si immagina un “cittadino europeo” in grado di esprimersi correttamente nella propria lingua e correntemente in almeno una lingua straniera, dotato di una solida cultura matematica e scientifica, aperto all’uso delle nuove tecnologie e capace in particolare di orientarsi nello scenario della cultura digitale, predisposto all’apprendimento continuo e capace di elaborare strategie e metodi per imparare più efficacemente, attento ai contesti sociali e dotato di un forte senso civico, aperto alle novità, pronto a intraprendere iniziative, autonomo, cosciente dell’importanza della tradizione culturale e di qualsiasi forma di creatività. Difficile, certo, ma non impossibile. Quanto meno, bisognerebbe cominciare a definire programmi operativi che si muovano in questa direzione, a partire da una riformulazione della funzione della scuola e dell’università, oltre che, ovviamente, da un ripensamento del sistema della formazione professionale e delle metodologie adottate nella formazione degli adulti. Questo, almeno, è quello che dovrebbe accadere nei vari paesi, nelle intenzioni della commissione. E in Italia? A che punto siamo? Direi che ne stiamo discutendo: a qualche convegno se ne parla. Magari in qualche scuola o in qualche università si è perfino fatto qualcosa. Ma sarei scambiato per il solito pessimista se dicessi che siamo ancora molto indietro e che sotto certi aspetti, più che cittadini globali competenti stiamo facendo il possibile per trasformare i nostri ragazzi (e anche molti adulti) in incompetenti locali? In attesa di poter consolidare e giustificare meglio questa affermazione, mi limito ad appoggiarmi a un paio di “evidenze empiriche”. La prima è un report del 2011 sulla valutazione dei programmi orientati all’attuazione del framework nei paesi europei: si citano esperienze concrete di 21 paesi. Ci sono Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Germania, Estonia, Finlandia, Spagna, Francia, Croazia, Ungheria, Irlanda, Olanda, Lituania, Malta, Polonia, Slovenia, Slovacchia e Regno Unito. Ma l’Italia non c’è, e immagino che ci siano delle ragioni valide per questo. La seconda evidenza è quasi “percettiva”. Proprio ieri osservavo non senza un minimo di soddisfazione un gruppo di ragazzini francesi in visita nella mia città; era un gruppo numeroso, avranno avuto 12-13 anni, e si muovevano insieme ai loro insegnanti con molta abilità in un centro storico non facilmente agibile neanche per un residente, fermandosi di fronte ai monumenti, disegnando, prendendo appunti, cercando informazioni su dei tablet, mostrandosi, insomma, civili, interessati, organizzati, in una parola futuri cittadini europei. Poco dopo, ho dovuto constatare con amarezza che i nostri ragazzi, all’uscita da scuola, sembravano – al loro confronto – quasi dei selvaggi. Non lo dico per fare del moralismo: lo racconto perché il punto non è soltanto cosa fa o non fa la scuola per costruire l’identità dei cittadini di domani. Il punto è che in questa nostra sempre più povera Italia prevalgono largamente modelli di non-cittadinanza, di non-identità, ovvero esempi di incompetenza: basta accendere la televisione per vedere come e quanto si calpestano la capacità di esprimersi nella propria lingua e in quelle degli altri, il senso stesso del comportamento civico e dell’identità sociale, la predisposizione a imparare e la creatività, mentre alla distruzione delle altre competenze auspicate dai documenti europei lavorano in modo compatto altri segmenti della nostra società e della nostra economia: editori che ignorano la rivoluzione digitale, banche e burocrazie varie che annichiliscono qualsiasi spirito di iniziativa, pubblica amministrazione ancora largamente inefficiente sul piano tecnologico, centri di ricerca costretti alla pura sopravvivenza, politiche culturali inconsistenti, politici e dirigenti incapaci di programmare, organizzare, attuare. C’è bisogno che aggiunga altro? Diciamo che c’è ancora molto, molto da fare…

ePortfolio e apprendimento continuo

Reading time: < 1 minute Un intervento su "ePortfolio e altre strategie di personalizzazione per l'apprendimento continuo" nell'ambito del convegno "Classroom Anywhere" organizzato dall'Istituto Marco Polo di Bari. Il convegno si è tenuto il 26 e il 27 marzo 2009: è il terzo appuntamento annuale sulle tecnologie per la didattica organizzato dal Marco Polo.

ePortfolio e apprendimento continuo [Slides, PDF, IT]
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Learning (3): una riflessione sulle contraddizioni del Web 2.0

Reading time: < 1 minute Condivido volentieri una versione del contributo esteso che ho preparato per il seminario di Dobbiaco. Si parla di come i modelli di e-learning si stanno evolvendo verso ipotesi più flessibili, tenendo conto sia delle contraddizioni del Web 2.0 sia dei nuovi scenari in cui interagiscono gli "abitanti digitali". Un contributo per Dobbiaco [Testo, PDF, IT]
Condizioni di utilizzo: Creative Commons 2.5, attribuzione, non commerciale, non opere derivate (informazioni dettagliate).

Una versione ampliata di questo testo è pubblicata in:
Rotta M. (2009), Learning3: gli scenari dell’innovazione nelle strategie per la costruzione della cittadinanza digitale e della conoscenza in rete. In “Cittadinanza Digitale”, a cura di Luisanna Fiorini, “Quaderni di Documentazione dell’Istituto Pedagogico di Bolzano”, 22, 2009.