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Riflessioni e ricerche sulla cultura digitale e altro a cura di Mario Rotta


La rete e la corazzata Potemkin

Reading time: 3 – 5 minutes

Ed ecco che ancora una volta mi hanno “derubato” del mio profilo Instagram e delle relative immagini. Nel senso che ora le mie immagini risulteranno associate a qualche profilo dal nome improbabile e dalla ancor più improbabile sensibilità visiva (a proposito, se lo scoprite segnalatelo subito come improprio). Ci sono riusciti 2 volte su una decina di tentativi che ero riuscito a bloccare. Ma è diffiicle e soprattutto oneroso passare le giornate a difendere la propria privacy, a fare cioè quello che dovrebbe fare il social medium in questione. Ma in fondo, ai social, cosa importa? Basta che ci sia traffico, cioè dati che passano per la rete, non importa a nome di chi o di che cosa si tratta.

Ora ho un nuovo profilo (mariorotta) e risulta che non ho condiviso nessuna immagine (nei due profili trafugati ne avevo accumulate quasi 2000, usavo Instagram come una sorta di diario visivo immediato, che poi è questo l’uso più coerente di Instagram). Così ho deciso che condividerò poco o niente: mi prenderò una socialpausa, ovvero non mi presterò al gioco perverso del tutto quanto fa traffico. Magari sceglierò una sola immagine al giorno, e la sceglierò con cura, ragionando sulla qualità, sui significati. Che è quello che si dovrebbe sempre fare, se si crede non tanto nei generici socialtutto ma nel principio della condivisione della conoscenza che a suo tempo identificavamo con la rete, prima che la rete diventasse quella inutile palude che ormai è diventata: una discarica dove si socializzano le apparenze, uno strumento di navigazione nel nulla che, come un celebre battello cinematografico, potremmo e dovremmo finalmente etichettare come “una boiata pazzesca”.

Con la differenza che almeno la corazzata Potemkin, quella vera, ammetteva l’ammutinamento, il cambio di ruolo, una gamma di possibilità legate al libero arbitrio degli uomini, alla loro capacità di distingue tra ciò che è bene e ciò che è male o almeno tra ciò che è opportuno e ciò che non lo è. Mentre i socialtutto non accettano altre logiche se non quella del profitto ad ogni costo legato al traffico di qualsiasi genere, compreso quello delle bufale (e altri animali), quello della futilità (detta anche fuffa) e perfino quelli del dolore e della paura; che in questo momento, anzi, attirano inserzionisti come mosche sul parabrezza.

Eppure basterebbe poco: basterebbe ad esempio che i social guidassero gli utenti alla definizione, al mantenimento e alla modifica dei protocolli legati alla privacy e alla sicurezza nello stesso modo semplice e intuitivo con cui li guidano e li spingono a condividere stronzate. La privacy e la sicurezza in un click, così come in un click possiamo dire cosa pensiamo, dove ci troviamo, cosa facciamo e altre amenità che spesso e volentieri non interessano a nessuno. La scelta della privacy e della sicurezza, insomma, come valori primari ed evidenti, anziché come risultato di un lungo, noioso e contorto percorso dove attraverso interfacce tetre e tristi dobbiamo indicare numero di telefono (potenzialmente rivendibili ai call center), colore degli occhi, nomi degli amici e dei parenti, cosa abbiamo fatto e dove eravamo la sera di capodanno, cosa c’è scritto esattamente nel captcha che appare in piccolo in fondo a destra cioè nella stessa posizione del bagno nei ristoranti. Confermando poi il tutto con il codice che arriverà via SMS e così via. Salvo constatare, dopo essersi rotti le scatole per un’oretta abbondante, che il giorno dopo il tuo account non c’è più, o si chiama kimberly609060, o è stato oscurato dai separatisti curdi (mi è capitato anche quello), o è finito nella fuffa generale come un pizzico di pepe in un minestrone cucinato da un master chef (si fa per dire…) a cui in una cucina vera non affiderebbero neanche lo schiacciapatate.

Sarà anche una boiata, ma a volte vorrei averla una corazzata Potemkin. Digitale, ovviamente, capace di navigare in rete. Per poter rivolgere i suoi cannoni dove dico io…

Essere o non essere in rete? Ipotesi per un “galateo” online

Reading time: 4 – 6 minutes

Essere in rete. Non se ne può fare a meno, e poi sembra così facile! In realtà sta diventando più un problema che un’opportunità. Perché? Non sto parlando del navigare nel Web: in quel caso i problemi sono altri, la cattiva progettazione o impaginazione dei siti ad esempio; problemi non banali, ma che tutto sommato non vincolano le nostre scelte, possiamo pur sempre navigare altrove, o chiudere il browser. No. Non è quello il problema. Il fatto è che essere in rete significa soprattutto comunicare: inviare e ricevere messaggi di posta elettronica, leggere gli interventi in un forum e intervenire a nostra volta, aggiornare il nostro blog, ovvero il nostro diario online. Un insieme di potenzialità che gli studiosi del fenomeno da un lato, la nostra stessa esperienza diretta dall’altro non si stancano di definire straordinarie: pensiamo solo alla possibilità di lavorare insieme ad altri colleghi senza vincoli di spazio e di tempo, per non parlare della velocità e della relativa affidabilità della comunicazione e della riusabilità di tutto ciò che leggiamo e scriviamo. Eppure… eppure qualcosa non funziona più. Pensiamo alla posta elettronica. Molti hanno scoperto l’essenza della rete grazie alla posta elettronica. Ma adesso quanti messaggi ricevete ogni giorno? 100? 200? E quanti di questi messaggi vi interessano? Quanti sono solo volantini pubblicitari tanto inutili quanto fastidiosi? Pensiamo ai forum, ai blog e a tutti quegli strumenti e quegli spazi che oggi aiutano le cosiddette comunità virtuali a prendere forma e a svilupparsi. C’è ancora qualcuno che riesce a leggere tutti gli interventi, anche immaginando una comunità di medie dimensioni? Se qualcuno affermasse di farlo, personalmente non ci crederei. Questo significa che la comunicazione in rete sta diventando ridondante, sovraccarica, e di conseguenza dispersiva, al punto che tra poco non sapremo più distinguere i messaggi inutili da quelli utilizzabili e forse torneremo a leggere e scrivere solo tra amici, come ai tempi della carta, della penna e dei francobolli. Per sopravvivere si parla da sempre della cosiddetta netiquette, l’etichetta, il galateo della rete, regole semplici e tacitamente condivise, ad esempio, tra i componenti di una comunità, per garantire una comunicazione più efficace: consigli tipo non aggreditevi, evitate di eccedere, cercate di non generare equivoci e se possibile usate le faccine o emoticons, come :) . Ma non possono bastare le regole e i consigli, una società aperta, in cui la comunicazione gioca un ruolo essenziale nello sviluppo delle relazioni tra le persone, nella diffusione delle informazioni e nella costruzione delle conoscenze, dovrebbe essere in grado di elaborare altre strategie. Il limite di qualsiasi netiquette è nella sua natura di codice: per quanto essenziali si tratta pur sempre di regole, che da un lato presuppongono che i significati siano condivisi (provate a chiudere un messaggio indirizzato a 10 amici con la faccina ;-* e vediamo quanti sono quelli che capiscono…), dall’altro sono spesso vissute come costrizioni più che come garanzia, tanto che c’è ormai chi si diverte a violare la netiquette, magari per snobismo, come chi prende in giro certi atteggiamenti politically correct che in fin dei conti sono davvero più formali che sostanziali. Più che di un galateo la rete ha bisogno di una nuova ecologia: la comunicazione online non può essere costretta all’interno di schemi, né si può arrivare alla tolleranza zero nei confronti di chi, magari inavvertitamente e in buona fede, rimette in circolazione via e-mail l’ultima storia pietosa che parla di qualche bambino malato e mai esistito. Va piuttosto “mantenuta” pulita da tutti coloro che ne usufruiscono: bisogna cioè passare dal concetto di netiquette, ancorché valido in un momento di crescita incontrollata, al concetto di “rispetto per l’ambiente”. Come? Ad esempio cominciando sistematicamente a prevedere corsi di Web Reading e Web Writing per tutti coloro che operano professionalmente sul Web, dai tutor per l’e-learning a chi aggiorna siti e newsletter pubbliche e private, fino ai moderatori dei gruppi di discussione e ai formatori che si riuniscono in comunità professionali online. Oppure selezionando accuratamente gli strumenti di interazione da utilizzare in base alla chiarezza dell’interfaccia e alla flessibilità nella gestione della struttura della comunicazione: insomma, anziché aspettare (invano…) che tutti i partecipanti ad un forum imparino a postare il loro reply nel thread giusto, stiano attenti a cosa scrivono nel subject ed evitino di inserire nel corpo di un messaggio l’intero messaggio precedente solo per aggiungere “sono d’accordo anch’io”, diamo piuttosto ai moderatori la possibilità di spostare, etichettare e ripulire facilmente l’insieme dei messaggi. Sperando che a poco a poco, vivendo in un ambiente curato e integro, tutti imparino a rispettarlo, cogliendone l’essenza, la sobrietà, e allo stesso tempo sentendosi ancora più liberi di dialogare. Già, poi resta il problema di come difendersi dai tanti messaggi indesiderati, dalla pubblicità, dai mitomani, dai furbi che spacciano medicinali e consigli sui come diventare miliardari, dai logorroici e da quanti, direbbe un insigne storico, sanno leggere ma non sanno cosa scrivono o sanno scrivere ma non si rendono conto di cosa dicono. Ci aiuteranno i filtri software, il nostro buonsenso e soprattutto la nostra pazienza: del resto certi personaggi non popolano solo gli spazi di Internet, ma anche le strade, le scuole e perfino le università. Diciamo solo che in certi casi, a volte, è meglio non essere in rete.

Risorse in Internet:
Giancarlo Livraghi, l’umanità dell’Internet: http://www.gandalf.it/uman/42.htm
Leopoldo Saggin, Netiquette, il galateo di Internet: http://www.bio.unipd.it/local/internet_docs/netiq.html
Disney Cybernetiquette: http://www.disney.it/CyberNetiquette/indexit.html
Netiquette Quiz : http://www.albion.com/netiquette/index.html

Comunicazione e apprendimento in Internet

Reading time: < 1 minute Comunicazione e apprendimento in Internet. Didattica costruttivistica in rete. [con Antonio Calvani], Trento, Erickson, 1999.

Estratto (capitolo 5)
Estratto (appendice II)

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