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Riflessioni e ricerche sulla cultura digitale e altro a cura di Mario Rotta


Learning in “next generation” environments

Reading time: < 1 minute Learning in a “next generation” educational environment: some effective strategies for educators in the Web 2.0

Presentation and resources for a european seminar on e-Learning and learning 2-0 trends for educators.
Città di Castello, Centro Studi Villa Montesca. February, 2010.

Presentation and resources [PDF, EN]
Suggestions for a workshop [PDF, EN]

Gli eBook, le fonti e la rivoluzione digitale

Reading time: 3 – 5 minutes

Parliamo ancora di eBook partendo da una riflessione informale che mi sono ritrovato a fare nel corso del convegno “Classroom Anywhere” (organizzato a Bari dall’Istituto Marco Polo) e che ha suscitato alcune reazioni controverse. La mia osservazione era molto semplice: un eBook reader (ovvero un dispositivo portatile a “inchiostro elettronico”) può “contenere” una quantità pressoché illimitata di testi digitali; in ambito educativo questo significa – tra le altre cose – che anziché essere costretti a ricorrere a una selezione di alcuni testi o parti di testi (come abitualmente si fa adottando delle “antologie”), si potrebbero raccogliere integralmente su una memoria solida tutti i testi di uno specifico dominio epistemologico in modo che ciascuno (ad esempio uno studente) possa averli sempre a portata di mano e consultarli in qualunque momento. Questo approccio (ecco il succo della mia riflessione) potrebbe da un lato modificare radicalmente il rapporto che abbiamo (e che soprattutto i ragazzi hanno) con le fonti, dall’altro spingere gli insegnanti a esplorare nuovi modi di affrontare, che so, una storia della letteratura, o la storia in quanto tale, o qualsiasi altra materia che si appoggia su documenti che un conto è avere sempre a disposizione in versione integrale, un conto è dover andare faticosamente a cercare nelle biblioteche o online (nella migliore delle ipotesi) o dover consultare attraverso i frammenti incompleti di un compendio antologico. Non mi sembrava di aver detto nulla di sconvolgente. Tuttavia, in quella stessa occasione (e anche in altre) sono subito emerse posizioni contrarie all’ipotesi delineata e apertamente orientate alla difesa dell’importanza delle antologie proprio in quanto selezioni ragionate e criticamente commentate. Per quanto mi riguarda, anche se comprendo le ragioni di queste diverse posizioni, non le condivido, per una serie di ragioni che vado a spiegare. La prima ragione è che le “antologie” (in quanto tali, e più in generale tutti i compendi selettivi) esprimono comunque uno e un solo punto di vista su un dominio epistemologico. Potranno anche essere ben fatte e l’autore potrà anche essere professionalmente ineccepibile: sta di fatto che sono e restano una scelta di parte, spesso legata a una visione romantica e militante, o addirittura a un’interpretazione ideologicamente connotata. E proprio perché basate su una scelta, in sostanza, suggeriscono e spesso determinano ciò che è importante e ciò che non lo è, ciò che a parere dell’autore dovrebbe essere visibile e ciò che non vale la pena di osservare o rileggere. Un po’ come le guide dei musei, che personalmente ho sempre detestato perché cercano di privare il visitatore del piacere di esplorare. Proporre selezioni o compendi, ovviamente, è lecito, e valutarne il “taglio” può anche essere interessante: ma trovo che contrasti apertamente con quasi tutte le “evidenze” della pedagogia contemporanea, che convergono sulla centralità e sul ruolo attivo dello studente nei processi di apprendimento, sulla valorizzazione degli stili cognitivi, sulla personalizzazione dei percorsi, sull’insegnamento come mediazione, sull’apprendimento come scoperta guidata dalla serendipity e sulla conoscenza come costruzione o co-costruzione fondata sulla creatività, la rielaborazione personale e l’approccio problemico. Questa pedagogia (così come la società della conoscenza che si va configurando attraverso il cosiddetto web 2.0 e release successive) ha bisogno di fonti e non di “passi scelti”, di documentazione estesa, non di selezioni di parte, di strumenti con cui confrontarsi apertamente, non di punti di vista parziali. La seconda ragione per cui sento di poter sostenere una posizione aperta alle raccolte integrali di fonti testuali rese possibili dai formati digitali e dai devices portatili è che è proprio questa opportunità che rende tangibili alcuni fondamenti della società della conoscenza. Mi riferisco al valore che la conoscenza esprime nel momento in cui risulta integralmente accessibile a tutti e al significato che può assumere nel momento in cui ciascuno può disporne liberamente per rielaborarla e integrarla con le proprie conoscenze. Sul primo aspetto la rete ha un ruolo essenziale, il secondo è lo scenario in cui potrebbero collocarsi gli eBook, soprattutto nel loro significato esteso di contenitori potenziali di raccolte integrali di testi e documenti annotabili, in una parola, nella loro natura di “biblioteche digitali”. Non sono forse argomentazioni valide e sufficienti?

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kika
kika

Sono pienamente d'accordo. Ritengo le motivazioni espresse sicuramente valide ed ampiamente sufficienti per motivare l'utilizzo degli e-book nelle scuole. Ritengo questo …
Riccarda Suppini
Riccarda Suppini

In ogni caso, benvengano gli e-book! Anche dovesse trattarsi di "riproposizioni in pdf" dei testi tradizionali esistenti, espressione della scelta …
Salvo Piccinini
Salvo Piccinini

gent. prof. Rotta, trovo la sua proposta estremamente interessante, ma poco praticabile. tenterò di spiegarmi a partire da un esempio. qualche anno …
Lidia N.
Lidia N.

“Ladri di IDEE” Gli eBook nelle strategie di apprendimento orientate alla mobilità e all’ubiquità di Mario Rotta PAG. 57(Banche della conoscenza) Società …

L’e-Tutor al tempo del web 2.0

Reading time: 1 – 2 minutes

Un seminario sull’evoluzione della figura professionale dell’e-Tutor nell’ambito della giornata interuniversitaria “Argumenta” organizzata dal Servei de Llengues dell’Universitat Autonoma de Barcelona (UAB) e coordinata da Enric Serra. Nel corso del seminario sono stati approfonditi in modo particolare i ruoli che l’e-Tutor tenderà ad assumere in scenari educativi orientati al social networking e alla personalizzazione degli ambienti e delle strategie di apprendimento.

The e-Tutor in a web 2.0 perspective [Slides, PDF, EN]
L’eTutor a l’era del web 2.0 [Slides, PDF, CA]
Il video del seminario:

Learning (3): una riflessione sulle contraddizioni del Web 2.0

Reading time: < 1 minute Condivido volentieri una versione del contributo esteso che ho preparato per il seminario di Dobbiaco. Si parla di come i modelli di e-learning si stanno evolvendo verso ipotesi più flessibili, tenendo conto sia delle contraddizioni del Web 2.0 sia dei nuovi scenari in cui interagiscono gli "abitanti digitali". Un contributo per Dobbiaco [Testo, PDF, IT]
Condizioni di utilizzo: Creative Commons 2.5, attribuzione, non commerciale, non opere derivate (informazioni dettagliate).

Una versione ampliata di questo testo è pubblicata in:
Rotta M. (2009), Learning3: gli scenari dell’innovazione nelle strategie per la costruzione della cittadinanza digitale e della conoscenza in rete. In “Cittadinanza Digitale”, a cura di Luisanna Fiorini, “Quaderni di Documentazione dell’Istituto Pedagogico di Bolzano”, 22, 2009.

Reti di vetro

Reading time: 2 – 4 minutes

Si è tenuto nei giorni scorsi a Dobbiaco (10-13 luglio 2008) un seminario sulla “cittadinanza digitale”. Non è necessario che racconti com’è andata, sono più che sufficienti le testimonianze raccolte in tempo reale nel wiki dell’evento, curato da Luisanna Fiorini (segnalo in particolare anche una mappa mentale di ciò che è stato detto e fatto e degli argomenti che sono stati toccati), oltre che nelle pagine dei tanti bloggers presenti, come Giorgio Jannis, Maddalena Mapelli (che ha annotato quasi tutti gli interventi anche nel blog di Ibrid@menti), Gianni Marconato. Sono già online anche delle belle raccolte di immagini sul luogo e sull’evento, e probabilmente anche molte altre opinioni, impressioni, resoconti, commenti, fotografie di cui al momento non sono a conoscenza, ma farò il possibile. Che cosa posso aggiungere? Vorrei solo accennare brevemente a una sensazione che ho provato durante queste giornate, mentre fuori dalle finestre della splendida struttura che ci ospitava le nubi di un temporale improvviso proiettavano sulla terra luci modificate, e nelle stanze si parlava di web 2.0 e oltre. In quel momento mi sono guardato intorno, e ho constatato che anche in Italia si può parlare di innovazione, e si può fare innovazione (anche ad alto livello), ma a crederci davvero siamo in pochi, e sempre gli stessi o quasi, da sempre, come se gli anni non passassero, come se il mondo, nel frattempo, non cambiasse alla velocità dei lampi e con la stessa intensità dei venti. Sarà per via dell’ambientazione, ma mi sono ricordato del “gioco delle perle di vetro” di Hesse: i saggi sono rinchiusi in uno spazio dove possono dialogare e creare, ma senza interagire troppo con il resto del mondo, impegnato in “negozi” più ordinari; il fatto è che non si sa bene se sono i saggi a scegliere l’isolamento che permette loro di essere ciò che sono, o se è il resto del mondo che cerca di metterli in condizione di non nuocere. Forse sono vere entrambe le ipotesi. Sono solo visioni, pagine lette da ragazzo che riaffiorano durante un temporale estivo. Ma ultimamente provo spesso sensazioni come queste: se siamo noi i cittadini digitali – e non c’è motivo di pensare che non sia così -perchè non riusciamo a portare nel mondo, là fuori, quei messaggi semplici e chiari, e per questo eversivi, che riusciamo così bene a scambiarci tra le mura del nostro castello? La partecipazione attiva, il senso della rete, la condivisione della conoscenza, la libertà dell’informazione… perchè siamo sempre in così pochi a parlarne? Perchè non riusciamo a farci ascoltare? Siamo reti di vetro: trasparenti e fragili.

Appunti e riflessioni in forma di slides [PDF, IT]

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ibridamenti
ibridamenti

che bel post Mario! mi viene voglia di copiarlo e incollarlo sui Ibridamenti :-) Posso? Sono open source i tuoi testi? (Maddalena)
admin
admin

Certo che puoi :) Intanto io ne ho riproposto una versione su KNOL, anche per provare questo nuovo "google gadget": …
Willliam Nessuno
Willliam Nessuno

Sono pienamente d'accordo sull'idea che il mondo ci lasci baloccare con le nostre idee sulla rete, grande fin che si …
Willliam Nessuno
Willliam Nessuno

"i Blog e la visone fideistica della Rete" http://www.lulu.com/content/2755110
annarita
annarita

Ciao, tutor. Come va? Sonno approdata per caso su questo blog e ho letto il post. Riflessioni interessanti circa il …

L’e-learning in Italia: il silenzio dei colpevoli

Reading time: 3 – 4 minutes

Sempre più spesso, da qualche tempo, leggo articoli che parlano dell’e-learning in Italia evidenziando le debolezze e i ritardi del nostro sistema. Ne cito volentieri uno, tra i tanti, molto accurato e impietoso sia nell’analisi che nelle conclusioni: “Italia: quale innovazione nelle Università?” pubblicato da Giovanni Arata su “Punto Informatico”. I dati che l’articolo evidenzia sono preoccupanti: mentre in molti altri paesi le Università utilizzano l’e-learning e più in generale le tecnologie di rete in modo sistematico e investendo sia sulle tecnologie che sul rinnovamento dell’offerta formativa, in Italia si va raramente oltre le sperimentazioni sporadiche, e lo stesso osservatorio SIe-L rileva una situazione frammentaria, l’assenza di una visione e una scarsa attenzione nei confronti dell’innovazione. Arata si spinge anche più lontano, parlando di “periferia culturale”. Lo sapevamo già, e ne avevamo discusso in varie occasioni, evidenziando tra le altre cose come il ritardo che l’Italia sta accumulando sia in parte legato al fatto che l’e-learning, nel nostro paese, è ancora prevalentemente oggetto di discussione accademica, e non ancora una pratica diffusa in differenti contesti. Ma leggendo l’articolo di Arata altre connessioni hanno preso forma nella mia mente: ad esempio, vedo una relazione tra i dati degli osservatori e le voci che sempre più spesso mi riferiscono di sedicenti esperti di formazione in rete che a seminari e convegni vanno ripetendo che l’e-learning è morto. Sono affermazioni che si commentano da sole, come quelle di chi una decina di anni fa, in pieno e-bang, dissertava apoditticamente sulla morte del libro, con la differenza che se non altro ne parlava in tono nostalgico. Dire che l’e-learning è morto sapendo che non abbiamo neanche avuto il coraggio di esplorarne a fondo gli scenari e gli orizzonti che potrebbe aprirci è un atteggiamento autolesionista che uccide l’innovazione prima ancora che possa crescere, forse per non correre il rischio di commettere gli errori che chi cerca di “fare”, inevitabilmente, commette. Non mi stupisce più di tanto, in un paese che in Europa è tra gli ultimi in quanto a diffusione e uso delle tecnologie informatiche e tra i primi quando si tratta di apparecchi televisivi e telefonini. Mi stupisce piuttosto che di fronte a certe affermazioni non emergano particolari reazioni: che sia una sorta di silenzio dei colpevoli? Nel frattempo la nostra distanza dalle società avanzate aumenta: provate ad esempio ad ascoltare le parole e le opinioni di due “guru” del web 2.0 sull’evoluzione della conoscenza (Stephen Downes e George Siemens su Whois TV) per capire non tanto se e quanto certe prospettive siano realistiche o si possa essere d’accordo o meno con i significati di determinate tendenze, ma per verificare quanto sia ancora viva e vitale la ricerca orientata all’innovazione. L’e-learning, ovvero l’uso integrato delle tecnologie come ambienti per costruire conoscenze e potenziare l’apprendimento, è un treno che è già partito, anzi, che sta cominciando a correre. E noi lo stiamo perdendo…

Person Stephen Downes

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