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	<title>mrxBlog &#187; elezioni</title>
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	<description>Pensieri scritture e immagini dagli archivi di Mario Rotta</description>
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		<title>Tre errori per due: ragionamenti sulla politica e sulla Politica</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2018 15:25:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Rotta]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mariorotta.com/scritture/wp-content/uploads/2018/03/itamagritte.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1502" src="http://www.mariorotta.com/scritture/wp-content/uploads/2018/03/itamagritte.jpg" alt="itamagritte" width="834" height="424" /></a></p>
<p>In un paese come l&#8217;Italia è abbastanza difficile essere &#8220;laici&#8221; nel senso più forte e completo della parola. Per fortuna ci sono delle circostanze in cui essere laici rappresenta un vantaggio, sia pur minimo. Una di queste circostanze sono sicuramente le elezioni: cercare di leggerle laicamente permette di allontanarsi da quel tanto di faziosità che in queste occasioni prevale, affinando di conseguenza quel tanto di distacco che è essenziale per poter azzardare un&#8217;analisi plausibilmente lucida della situazione. Dove lucida vuol dire che non mi interessa tanto ribadire chi ha vinto e chi ha perso, né, tanto meno, gioire o rattristarmi di questo o quel risultato. Per un laico, inoltre, non rappresenta una priorità neppure capire il perché del risultato che si è configurato: lascio volentieri i ragionamenti sul perché agli opinionisti e cerco piuttosto di concentrarmi sul cosa e sul come, ovvero su cosa potrebbe succedere adesso e su come potrebbe succedere.</p>
<p>Ma ragionare su questo implica, in una prospettiva laica, qualche puntualizzazione preliminare. Ad esempio, bisogna dichiarare se si parla della Politica (con la P maiuscola) o della politica (con la p minuscola), anche se questa volta, in entrambe le prospettive si possono forse individuare 3 errori. Anzi, 3 per 2. Come se fosse stagione di saldi. Cominciamo a parlare di politica, dunque, con la p minuscola. Qui i 3 errori (per 2) sembrano relativamente facili da individuare, soprattutto se si riducono a uno: la sinistra ha sbagliato. Tre volte: la prima perché si è presentata frammentata e disunita, la seconda perché si è concentrata di più sui rapporti di forza interni che sul dialogo con i cittadini, la terza perché ha probabilmente sottovalutato gli altri schieramenti. Ma come da premessa non è di questo che mi interessa ragionare: capire perché qualcuno ha vinto e qualcuno ha perso non serve a molto e sicuramente non indirizza né determina il formarsi di un governo, né le scelte che l&#8217;eventuale nuovo governo dovrà o potrà fare.</p>
<p>La prima serie di errori va piuttosto cercata, come in una trama di Durenmatt, nel modo in cui ciascuno dei tre grandi interlocutori (lo so, è una semplificazione, ma è necessaria) ha impostato il dialogo o più spesso lo scontro con gli altri; è qui che vedo distintamente 3 gravi errori. L&#8217;errore del movimento 5 stelle è stato quello di essersi concentrato sulla demolizione del PD. L&#8217;errore del PD è stato quello di non aver mai considerato i 5 stelle come possibili interlocutori alternativi ad un dialogo compromissorio con una parte della destra. L&#8217;errore della destra è stato quello di aver considerato le improbabili alleanze interne come funzionali al risultato, sperando che il risultato stesso ne chiarisse la natura e ne indirizzasse l&#8217;esito, ignorando le enormi e contraddittorie divergenze evidenti nelle rispettive posizioni. Il primo errore ha quasi certamente agevolato il successo della destra; il secondo impedisce una delle possibili soluzioni di governo; il terzo limita pesantemente il peso effettivo e complessivo della destra e quindi la credibilità stessa della coalizione, oltre che, di conseguenza, la possibilità concreta di qualsiasi trattativa con altri interlocutori, che non saprebbero di fatto a chi credere e con chi cercare un&#8217;eventuale accordo. Per capirci meglio (semplificando al massimo e parlando di politica con la p molto minuscola): Di Maio non può dialogare con il PD sia perché i suoi elettori non lo accetterebbero sia perché il PD sa bene che se non si è determinanti è meglio stare all&#8217;opposizione; Renzi non può recuperare un compromesso con Berlusconi perché sa che ne uscirebbe ulteriormente indebolito (e poi basta con certa gente, non se ne può più&#8230;), né può tentare adesso di parlare con Di Maio; Salvini non può dialogare con Di Maio perché incrinerebbe subito l&#8217;apparente coesione della sua coalizione (e a differenza di Di Maio non ha alternative nella scelta di un eventuale altro interlocutore).</p>
<p>Ora, se questo scenario porterà ad un governo purché sia o a nuove elezioni a breve non è poi così importante se dalla politica si passa alla Politica. Purtroppo è in questo passaggio che si svelano altri errori: 3 per 2 questa volta. Nel senso che gli errori sono 3 ma li hanno commessi almeno in 2. C&#8217;è un primo errore di fondo nelle modalità del confronto politico in Italia: l&#8217;aggressività verbale, l&#8217;insulto gratuito, la delegittimazione degli avversari prevalgono sul reciproco rispetto. Non si tratta di abbassare i toni del confronto (che anzi, in caso di confronti diretti potrebbero benissimo essere anche più accesi): si tratta di accettare e condividere (da parte di tutti) una prassi di &#8220;garanzia di attendibilità&#8221;. Che significa che ogni interlocutore politico va ascoltato e rispettato per ciò che dice, indipendentemente dal fatto che si sia d&#8217;accordo o meno con lui. Questo è uno dei fondamenti stessi della democrazia, ma è anche un modo per evidenziare il fatto che nel dialogo politico non ci sono soltanto dei personaggi che possono permettersi di ricoprirsi di improperi come se fossero al bar o allo stadio, ma anche (anzi, soprattutto) tutti coloro che quei personaggi, in un modo o nell&#8217;altro, rappresentano: tu chiamali, se vuoi, elettori; io li chiamo cittadini, persone. Ascoltarsi con rispetto è un modo per restituire a quei cittadini, a quelle persone una dimensione effettiva, un valore. Ai saldi dell&#8217;errore su questo punto è abbastanza semplice capire chi sbaglia: i 5 stelle da un lato e Salvini dall&#8217;altro sono maestri in questo decadimento progressivo del dialogo a monologo arrogante e autoreferenziale. Per quanto sembri che a breve termine quell&#8217;approccio sia addirittura pagante, l&#8217;effetto a più lungo termine non può che essere negativo: prima di tutto, gli altri reagiranno di conseguenza (se getti fango addosso a qualcuno, aspettati che qualcuno getti fango su di te: non è questione di se e di come, è solo questione di quando&#8230;), contribuendo peraltro alla spirale discendente; in seconda istanza, saranno gli stessi elettori/cittadini a capire col tempo che i toni sopra le righe rischiano di offuscare, rendere invisibili i loro bisogni e le loro aspettative.</p>
<p>Ed è qui che si annida il secondo errore, che è quello di pensare che sia sufficiente conquistare una maggioranza a qualsiasi costo per esercitare il potere in quanto tale e a discapito delle minoranze. La battuta di Andreotti sul potere che logora chi non ce l&#8217;ha era sciocca e inadeguata. Il potere logora chi lo esercita, soprattutto se chi lo esercita non lo fa nell&#8217;interesse di tutti ma per mantenere il potere in quanto tale. Questo è stato l&#8217;errore più grave che ha commesso Renzi, probabilmente. Ed è quello a cui ora sono esposti i 5 stelle e la destra, ammesso che riescano a formare un governo: perché un conto è opporsi a tutto e a tutti secondo lo schema del tanto peggio tanto meglio, un conto è governare un paese complesso e difficile, in cui spesso il pregiudizio prevale sul pragmatismo e l&#8217;interesse di pochi prevale sul bene comune.</p>
<p>Ed ecco che si arriva al terzo errore, quello che forse tutti hanno commesso o rischiano di commettere. Ritenere che la politica sia la Politica, ovvero dimenticare che fare Politica non è la tattica con cui si conquista il consenso, ma la capacità di avere una visione del mondo e saper mettere insieme la strategia necessaria per attuarla, aggregando il consenso attorno a un progetto concreto e realizzabile. Questo significa che si dovrebbe recuperare una dimensione etica che invece si è andata sempre più perdendo: una dimensione in cui le priorità siano definite in base all&#8217;ampiezza delle ricadute delle relative decisioni, il che significa ad esempio che al primo posto (indipendentemente dal colore del governo) dovrebbero esserci le politiche ambientali (perché l&#8217;ambiente riguarda tutti) e quelle culturali (anche la conoscenza riguarda tutti; e l&#8217;istruzione è la base di una società civile), entrambe, mi sembra, alquanto trascurate in una campagna elettorale dove hanno prevalso le promesse a vanvera e gli ammiccamenti ai temi di attualità di facile impatto emotivo.</p>
<p>Ma ci portiamo dietro tutti quegli errori: sarà molto, molto difficile muoversi in questa direzione. Il che vuol dire che a suggerire le decisioni, di fatto, potrebbero continuare ad essere dei portatori di interessi parziali (un concetto ampio, ma sforzandosi un po&#8217; si possono anche identificare nelle lobby economiche e via peggiorando), ovvero l&#8217;antipolitica di fatto. Per fronteggiare la quale ci vorrebbe una leadership di grande spessore, che, sinceramente, non riesco a vedere o a riconoscere, né, purtroppo, a configurare, se non per esclusione, caratterizzandola come un&#8217;entità astratta capace non tanto di mediare, ma di costruire un percorso condiviso. Dove condiviso non significa condivisibile, ma coerente con un insieme di regole accettate da tutti. Chiedo troppo? Buona fortuna, Italia!</p>
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		<title>Un presidente, una donna, un cittadino</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 07:46:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Rotta]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mariorotta.com/scritture/wp-content/uploads/2013/04/IMG_3528.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1179" title="IMG_3528" src="http://www.mariorotta.com/scritture/wp-content/uploads/2013/04/IMG_3528.jpg" alt="" width="840" height="589" /></a></p>
<p>Domani il Parlamento eleggerà il nuovo Presidente della Repubblica: è un momento importante nella vita di un paese, ed è in queste circostanze che si può capire se una società è ancora capace di credere nel futuro fino a tracciare una rotta per esplorarne i confini, o se, al contrario, si sta incamminando verso un abisso di inconsistenza e conflittualità.</p>
<p>Ma non voglio trarre delle conclusioni prima di vedere quali saranno i risultati del voto. L&#8217;elezione del Presidente della Repubblica evoca in me ricordi precisi. Ero poco più che un bambino, e a scuola portarono in classe un televisore per farci vedere in tempo reale le votazioni e spiegarci che cosa stava succedendo, e che cosa era scritto in proposito nella Costituzione. La materia si chiamava Educazione Civica, e nella mia scuola era considerata molto importante. Peccato solo che già allora la classe politica non fosse altrettanto attenta alla partecipazione che i cittadini esprimevano: elessero infatti un presidente quanto meno discutibile come Giovanni Leone, applicando logiche politiche che noi ragazzi avremmo capito (a nostre spese) solo dopo parecchio tempo. Ma l&#8217;idea di rendere una classe di ragazzini consapevole di ciò che riguardava tutti era eccellente, e penso che abbia lasciato in tutti noi un segno profondo, una voglia di partecipare che solo il declino degli ultimi anni è riuscito a intaccare.</p>
<p>Non so se si fa ancora educazione civica nelle scuole, ma penso a come sarebbe bello oggi seguire le votazioni, da domani in poi, elaborando dati in tempo reale grazie ai tablet o discutendone scarabocchiando grafici su una LIM. E a quanto sarebbe interessante per i ragazzini di oggi sperimentare in prima persona la possibilità stessa di influire indirettamente sulla scelta di chi, nei prossimi anni, rappresenterà anche loro, anzi, soprattutto loro, che avranno 18 anni quando il futuro Presidente concluderà il suo mandato.</p>
<p>Certo, molto dipenderà da chi sarà eletto. A me ad esempio appassionò molto di più la votazione successiva a quella che avevo seguito a scuola, quella che scelse Sandro Pertini. Pertini fu un raggio di luce nell&#8217;adolescenza di una generazione costretta troppo presto ad abituarsi alle difficoltà e ai rischi. Era un nonno e un padre, un cittadino, un uomo. A volte era retorico (inevitabilmente), a volte anche troppo informale. Ma è così che immaginavo un Presidente: la personificazione di una storia in cui si erano definiti col sangue i confini tra il bene e il male, ma tutto il resto era ancora possibile; l&#8217;immagine in cui ognuno di noi avrebbe potuto riconoscersi. Ricordo che organizzai una mostra fotografica per denunciare lo stato di abbandono di alcuni importanti siti storici della mia città. Un piccolo progetto con una forte connotazione locale. Ma con l&#8217;ingenuità e l&#8217;irruenza dei ragazzi scrissi al Presidente della Repubblica Sandro Pertini per invitarlo all&#8217;inaugurazione. Credevo sul serio che avrebbe anche potuto esserci. Ovviamente non venne, ma un paio di giorni prima mi arrivò un telegramma (uno quei foglietti gialli piegati in modo strano) in cui Pertini si scusava per gli impegni che aveva e mi incoraggiava a portare avanti con coraggio una così bella iniziativa. Ci avrà pensato un segretario, ma quel foglietto giallo (che ancora conservo con un certo orgoglio) era reale, anzi, era vero: era il segnale di una presenza, di una vicinanza, della possibilità che avevo, come cittadino italiano, di identificarmi con chi rappresentava una storia, una cultura, le istituzioni, ma anche una visione del mondo, una speranza. Rappresentava anche me. Penso che quel foglietto giallo abbia influito in modo determinante su ciò che sono diventato e ciò che ho fatto: non importa se sono riuscito o meno a fare qualcosa di importante o di utile, quello che conta è che l&#8217;ho fatto con coerenza e con coraggio, con onestà e immaginazione, con incoscienza e con saggezza. Come faceva il Presidente.</p>
<p>Per questo le votazioni di domani sono importanti: perché si vedrà se la classe politica si aggrapperà alla propria autoreferenzialità come un naufrago si aggrappa a un relitto che non può affrontare il mare; o se, al contrario, i nostri rappresentanti saranno capaci di scegliere qualcuno in cui i cittadini possano identificarsi, qualcuno capace di accompagnarci su altre strade, ancora inesplorate, restituendo all&#8217;Italia due virtù bellissime, che questi anni di incoscienza hanno sperperato: la speranza e la dignità. A me questa volta piacerebbe che fosse una donna.  Una donna che ha conosciuto la vittoria e la sconfitta. Una donna che sappia che le differenze tra la luce e il buio si colgono all&#8217;alba o al crepuscolo. Che non presuma di essere saggia, ma dimostri di esserlo ascoltando tutti i cittadini, senza per questo dimenticare le emozioni, senza per questo scendere a compromessi. Che possa essere d&#8217;esempio, ma non per le scelte politiche che saprà determinare: per il coraggio con cui accetterà e affronterà la paura, per la serenità con cui riuscirà a mantenersi in equilibrio, per la voce calma con cui saprà parlare a chi grida troppo e per l&#8217;intuito che le permetterà di percepire le voci dei più deboli, perse nel silenzio dell&#8217;indifferenza o nel rumore assordante del conformismo.</p>
<p>Di donne così in Italia ce ne sono tante.</p>
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		<title>Un&#8217;anima divisa in due (domani)</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Feb 2013 15:34:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Rotta]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mariorotta.com/scritture/wp-content/uploads/2013/02/IMG_6443.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-1154" title="IMG_6443" src="http://www.mariorotta.com/scritture/wp-content/uploads/2013/02/IMG_6443-1024x659.jpg" alt="Frammenti di staute (Atene, Acropoli)" width="620" height="399" /></a></p>
<p>Domani in Italia si vota. Si vota per eleggere il Parlamento: un aspetto del problema che non è stato evidenziato a sufficienza dai cosiddetti mezzi di informazione di massa, né dalla maggior parte degli stessi candidati. Non si andrà a votare per scegliere un premier (se non indirettamente), né (se non altrettanto indirettamente) per supportare dei gruppi all&#8217;interno di coalizioni. Si voterà per eleggere delle persone, che saranno chiamate a scrivere delle leggi e anche a votare a loro volta per scegliere il nuovo Presidente della Repubblica, in quanto nostri delegati. Ma votando non potremo scegliere a quali persone vorremmo davvero affidare la nostra delega, perché si impegnino a favore di determinati principi nel momento in cui saranno chiamati a decidere leggi o altro: altri, non noi, hanno deciso chi saranno i nostri delegati, con qualche eccezione parziale (le primarie del PD da un lato, certi meccanismi di candidatura alternativi e semi-diretti attuati dal M5S dall&#8217;altro). Questo basterebbe a restringere il campo delle nostre scelte: perché mai un cittadino dovrebbe votare per partiti, gruppi o coalizioni che non ci hanno chiesto neppure in modo parziale un parere su chi potrebbero essere le persone che vorremmo fossero i nostri delegati in Parlamento? Su 6 possibilità, di conseguenza, ne scarto subito 4: perché non mi hanno concesso alcuna facoltà di scelta, e in un paio di casi, peraltro, hanno prodotto e/o avvalorato la legge elettorale che permette questo abuso.</p>
<p>Restano 2 alternative, nei confronti delle quali ammetto di provare una vera e propria lacerazione. C&#8217;è qualcosa che mi attira sia nella coalizione che si identifica con Bersani sia nel Movimento 5 Stelle, e allo stesso tempo qualcosa che mi respinge in entrambi. Non penso che abbia nulla a che fare con l&#8217;indecisione tra un &#8220;voto di pancia&#8221; e un &#8220;voto di testa&#8221;. Non esistono voti di pancia (che mai vuol dire, poi? Che si vota per fame? Non siamo ancora a questo punto&#8230; siamo sulla buona strada ma non ancora a questo punto), alla fine si vota sempre al termine di un ragionamento, di una riflessione in cui sostanzialmente, almeno in Italia, prevalgono due opzioni: scelte dettate da ideali o da desideri e scelte legate a interessi diretti o di opportunità. Ecco un altro dei problemi italiani. Non nascondiamoci dietro la pancia, la testa, ciò che è utile o ciò che è inutile (e meno che mai dietro l&#8217;idea che si possa o si debba votare per i mercati, la stabilità, per uscire dal baratro e altre sciocchezze del genere): in Italia ci sono solo due tipi di voto, il voto d&#8217;uso (legato ai desideri) e il voto di scambio (legato agli interessi). Purtroppo per tutti noi, la maggioranza degli italiani preferisce adagiarsi sul voto di scambio, altrimenti non si spiegherebbero i risultati di quasi tutte le tornate elettorali dal dopoguerra e soprattutto quelle degli ultimi 20 anni. Ma non è certo questo il mio caso: non ho mai votato in cambio di favori, non ne ho mai chiesti e non riuscirei a guardarmi in uno specchio se lo facessi. Voto perché desidero, desidero perché esisto in quanto cittadino, mi sento pienamente cittadino solo nel momento in cui posso scegliere in piena libertà e rispondendo a un suggerimento di mio padre: sii sempre onesto con gli altri, ma soprattutto con te stesso.</p>
<p>Onestamente, pur avendo votato per il PD una sola volta in vita mia, mi sono registrato e sono andato a votare alle primarie. L&#8217;ho fatto perché era davvero una prova di democrazia, e per sostenere Matteo Renzi. All&#8217;inizio Renzi non mi piaceva, con quell&#8217;aria da ragazzino un po&#8217; saccente. E poi era sempre in televisione. Ma poi sono andato a vedere i programmi e ho visto un&#8217;evoluzione: sono anni e anni che parlo come tanti altri dell&#8217;importanza della creatività dei giovani, dell&#8217;innovazione tecnologica come veicolo di cambiamento, del riconoscimento concreto dei meriti senza per questo dimenticare la tutela dei bisogni, del bisogno di superare gli steccati ideologici in nome di una più moderna visione civile della società&#8230; e nella strategia di Renzi ho ritrovato molto di tutto questo: stesso linguaggio, stesse speranze, la stessa &#8220;incoscienza&#8221;. Poi Renzi ha perso le primarie, e tuttavia si è comportato in modo coerente e civile, due atteggiamenti molto rari in Italia. Penso sinceramente che Renzi (se non si lascerà corrompere in senso lato) possa rappresentare il futuro: non vedo nessun&#8217;altro nel futuro di questo nostro paese, ammesso che il nostro paese abbia un futuro. Ma domani bisogna anche fare i conti con il presente. E nel presente c&#8217;è una coalizione per un Bersani che sa un po&#8217; di visto e rivisto (poverino, è un brav&#8217;uomo, ma come direbbe il maestro Manzi &#8220;fa quel che può, quel che non può non fa&#8221;) e all&#8217;interno della quale nel caso si può dare fiducia a Vendola (se solo riuscisse a scrollarsi di dosso un po&#8217; di polvere retorica&#8230;); e c&#8217;è il Movimento 5 Stelle: che, lo ammetto onestamente, in parte mi attira non tanto per il carisma comunicativo del suo leader, ma perché ripropone con forza temi che mi sono cari, i temi ambientalisti ad esempio, per di più in uno stile simile a quello dei movimenti verdi nordeuropei, e tutte le tematiche legate alla rete, alla cittadinanza attiva, al presente digitale. Non è poco: finalmente, in Parlamento, ci sarà qualcuno che sa che una Smart City non è una piccola vettura che si parcheggia più facilmente in doppia fila!</p>
<p>Ecco, questa è la mia sensazione di oggi: un&#8217;anima divisa in due. All&#8217;alba non vincerò, ma farò una scelta. In piena onestà ma anche senza attribuire alla decisione che prenderò chissà quale valore. Dopo tutto non è votando di tanto in tanto che si fa politica, anzi. Ciascuno di noi può fare politica tutti i giorni attraverso comportamenti e decisioni. Si può contribuire alla politica ambientale praticando sistematicamente forme di risparmio energetico e di riciclaggio virtuoso, non comprando i prodotti delle multinazionali dell&#8217;alimentazione (puntando al contrario sui prodotti biologici del territorio), limitando i nostri consumi (che è anche un modo indiretto di spingere i produttori di energia ad abbassare le tariffe). Si può fare politica dell&#8217;informazione spengendo la TV, smettendo di comprare giornali che contengono solo sciocchezze o peggio, riducendo persona dopo persona l&#8217;audience su cui i grandi gruppi editoriali costruiscono il fatturato del loro indotto pubblicitario. Si può fare politica economica rispondendo no a tutte le banche che ci propongono di investire i nostri risparmi (ammesso che se ne abbiano ancora) in &#8220;prodotti finanziari&#8221; di dubbia integrità, e andando più spesso a ricontrattare i tassi debitori e i costi delle operazioni. Si può fare politica fiscale pretendendo sempre scontrini e ricevute, anche se l&#8217;elettricista ci dice che così l&#8217;intervento costa di più: d&#8217;accordo, ma così paghiamo tutti le tasse, e forse così facendo, alla fine, pagheremo tutti di meno. Si può fare. Lo so che è difficile, ma sono le uniche armi che abbiamo, insieme a una sorta di tolleranza zero nei confronti di noi stessi, quella stessa intransigenza che dovrebbe spingerci a urlare di meno per pretendere questa o quella nuova concessione e a considerare di più se e quanto noi, per primi, rispettiamo la Costituzione (che è un&#8217;ottima Costituzione) e ne applichiamo i principi nella quotidianità. Tutto questo è la politica: una triangolazione tra impegno diretto e personale, deleghe e controlli. Andate ad Atene, se ne avrete l&#8217;opportunità, e salite al tramonto sulla collina dell&#8217;Aeropago. A parte il fatto che è uno dei luoghi più belli del mondo, da lassù potrete percepire quasi visivamente come funzionava una democrazia diretta, partecipata: c&#8217;era un luogo dove tutti i cittadini si riunivano in assemblea (tutti quelli che ne avevano diritto, almeno) e dove tutti potevano presentare proposte e sottoporle al voto. Quel luogo si chiamava Ecclesia. Poi c&#8217;era un luogo dove si rendevano esecutive le proposte presentate e approvate dall&#8217;assemblea, il Bouleuterion. E infine un luogo (l&#8217;Aeropago, appunto) dove si verificava che le decisioni prese fossero compatibili con i principi etici condivisi dall&#8217;intera cittadinanza. Dall&#8217;Aeropago si vede l&#8217;Ecclesia, dall&#8217;Ecclesia si vedono sia l&#8217;Aeropago che il Bouleuterion, dal Bouleuterion si vede l&#8217;Ecclesia. Si percepiscono relazioni talora conflittuali, ma virtuose, nella trasparenza dell&#8217;aria.</p>
<p>Se solo con queste poche righe riuscissi a risvegliare questa percezione della vita civile ai miei soliti 25 lettori, allora domani qualsiasi anima divisa in due capirebbe che le scelte non sono una lacerazione, ma contraddizioni legate al fatto che ognuno di noi &#8211; come direbbe un grande scrittore americano &#8211; contiene moltitudini.</p>
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		<title>Se (lettera ai candidati alle prossime elezioni politiche)</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jan 2013 12:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Rotta]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Libera variazione da un tema di Rudyard Kipling</em></p>
<p>Se riuscirai a mantenere la testa a posto quando tutti gli altri sembra che l&#8217;abbiano persa e a ricordarti che l&#8217;amore per l&#8217;ambiente è la prima cosa che conta, e che qualsiasi politica è inutile quando ogni giorno si distruggono le coste e le valli, si riempiono di rifiuti le città, si mette a rischio la salute delle persone e si accetta che i prodotti della terra siano ridotti a composti chimici dannosi in mano ad affaristi senza scrupoli.</p>
<p>Se non dimenticherai mai che le nostre scelte di vita dovrebbero sempre ispirarsi alla nostra carta costituzionale e che in quella carta c&#8217;è scritto che è sul lavoro che si fonda la nostra dignità, che siamo tutti uguali di fronte alla legge, che siamo liberi di pensare, di discutere, di ritrovarci, di imparare e di creare, che dobbiamo impegnarci perché tutti possano vivere esprimendo in pieno le proprie potenzialità, che non dobbiamo mai dimenticarci dei più deboli e che rifiutiamo la guerra.</p>
<p>Se avrai fiducia in te stesso anche quando gli altri dubitano di te, perché saprai considerare anche i dubbi degli altri ogni volta che farai una scelta. Se saprai aspettare il momento giusto per intervenire su ogni cosa, lasciando che siano la tua coscienza e la tua capacità di ascoltare la voce di tutti i cittadini a riempire la tua agenda anziché gli interessi di parte, i gruppi di pressione, le sollecitazioni dei poteri forti o, peggio ancora, il calcolo opportunistico di chi vuole soltanto mantenere i propri privilegi.</p>
<p>Se riuscirai a essere abbastanza buono da non calunniare chi proverà a calunniarti e allo stesso tempo abbastanza saggio da non dare spazio all&#8217;odio, ma senza fingere di essere dalla parte di tutti per sentirti amato e essere seguito anche quando prenderai decisioni sbagliate.</p>
<p>Se mi convincerai che puoi farci sognare ancora e che ti interessa davvero il futuro di tutti, anche se non permetterai ai sogni di essere i tuoi padroni, né all&#8217;ansia per il futuro di condizionare la tua intelligenza ogni volta che sarai chiamato a sciogliere un nodo difficile.</p>
<p>Se non smetterai mai di pensare con la tua testa, senza per questo lasciare che i tuoi pensieri si impadroniscano di te fino a farti dimenticare che ogni vittoria e ogni sconfitta andrebbero trattate come due impostori e che non è né per perdere né per vincere che si prendono decisioni, ma perché riteniamo che siano in grado di garantire il bene comune.</p>
<p>Se riuscirai a sopportare che le verità che hai saputo dire siano distorte da furfanti per ingannare gli sciocchi e se saprai ricostruire ogni volta ciò che gli altri proveranno a distruggere, mostrandoti disposto a dare la vita per questo.</p>
<p>Se combatterai i criminali e i corrotti che ci infettano, nel nome della giustizia e dell&#8217;equità, per aiutarci a ritrovare la serenità che abbiamo perso e a riscoprire il sorriso negli occhi di coloro che amiamo, impegnandoti in questa battaglia con tutte le tue energie e costringendo se necessario il tuo cuore e i tuoi nervi a resistere anche quando ti sentirai sfinito.</p>
<p>Se dimostrerai di saper amare questo nostro paese apprezzandone e valorizzandone gli elementi migliori, senza per questo essere indulgente con i nostri vizi e le nostre debolezze. Se sarai capace di elaborare idee nuove ascoltando la voce di chi ogni giorno cerca di costruire qualcosa di bello e di utile, senza scendere a compromessi con i parassiti che approfittano del lavoro degli altri, con i corruttori o con chi è interessato solo ai propri benefici.</p>
<p>Se riuscirai a convincermi che farai tutto il possibile per ricostruire l&#8217;identità che abbiamo perso in questi anni senza scaricare il peso delle azioni che si renderanno necessarie per farlo sulle spalle di chi lavora in modo onesto e si comporta dignitosamente.</p>
<p>Se avrai il coraggio di prendere le decisioni che pensi siano opportune per il bene di tutti assumendotene la responsabilità e accettando che siano sottoposte a critiche e osservazioni. Se riuscirai a parlare con tutti e a confrontarti con la folla conservando intatte le tue virtù e la tua indipendenza di giudizio e allo stesso tempo saprai incontrarti con i potenti della Terra senza perdere il contatto con il popolo che rappresenti e con tutte le persone che nel bene come nel male si identificano in te.</p>
<p>Se dimostrerai di saper riconoscere e premiare le persone che meritano fiducia per le loro idee e le loro capacità e non chi pretende trattamenti di favore millantando titoli o cercando di ingannarti. Se per te ogni persona conta, ma nessuna così tanto da spingerti a fare scelte che antepongano gli interessi di quella persona a quelli di tutti.</p>
<p>Se tutto ciò che deciderai e farai sarà ispirato al rispetto del mondo in cui viviamo, alla valorizzazione della conoscenza come risorsa primaria, ai principi della tolleranza e dell&#8217;equità, alla ricerca di ciò che è giusto e al benessere di tutti i cittadini.</p>
<p>Allora io ti voterò.<br />
E, quel che più conta, capirò che sei un Uomo.</p>
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