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	<title>mrxBlog &#187; cucina</title>
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	<description>Pensieri scritture e immagini dagli archivi di Mario Rotta</description>
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		<title>La filastrocca di San Michele</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2015 09:47:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Rotta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricette d'amore]]></category>
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<p>&#8220;San Michele aveva un gallo, bianco rosso verde e giallo, e per addomesticarlo gli dava latte e miele&#8230;&#8221; Non so perché, ma in questi giorni questa vecchia filastrocca mi ha inseguito e accompagnato, insieme a qualche fotogramma di un film dei fratelli Taviani che aveva quasi lo stesso titolo. Non ho indagato più di tanto sulle ragioni di questi frammenti di pensieri e sprazzi di immagini (che tecnicamente potrei chiamare flash-back, ma saprebbe già di artefatto&#8230;). Ho solo pensato a cosa avrei potuto farne. E ho deciso quasi immediatamente di partire da quei due versetti per ricavarne una ricetta creativa e un po&#8217; audace, che ora cercherò di raccontare, come sempre, mettendo l&#8217;amore al posto del dosaggio degli ingredienti e ricordando che ognuno degli ingredienti va scelto con cura, perché gli ingredienti sono proprio come una filastrocca, devono essere assonanti, dipendere l&#8217;uno dall&#8217;altro come in una via dei canti. Così ho cominciato con due prodotti di stagione, la zucca gialla e il cavolo nero (che dopo le prime gelate è perfetto&#8230;): li ho precotti separamente e poi dalla zucca ho ricavato una purea, mentre il cavolo nero l&#8217;ho affettato a strisce sottilissime. Ecco il verde e il giallo della filastrocca. Con la zucca e il cavolo nero ho cominciato a preparare un risotto (ecco il bianco), soffriggendo un po&#8217; di aglio (rosso) di Sulmona in un po&#8217; d&#8217;olio extravergine. Riso carnaroli, in questo caso, ma potrebbe andare bene anche un vialone nano. Prima di mettere su il risotto, però, dovevo completare la filastrocca. Così sono andato a cercare un petto di pollo di buona qualità (ecco il gallo) e ne ho ricavato una tartare a coltello che ho lasciato marinare per un paio d&#8217;ore con abbondante paprica rossa dolce, aceto balsamico, sale grosso e una spruzzata di vinsanto. Per poi cuocere il tutto come se fosse un ragù (ma rigorosamente senza pomodoro, il rosso è già garantito e rafforzato dalla paprica e il pomodoro stonerebbe con altri ingredienti); lentamente, aggiungendo acqua o vinsanto se necessario. Nel frattempo ho pensato a cosa fare con il latte e il miele, che rappresentano evidentemente l&#8217;ostacolo maggiore alla metamorfosi gastronomica della filastrocca: un crinale pericoloso da percorrere. Ci ho provato sciogliendo due cucchiai di miele (suggerirei quello di erica) su un pentolino appena riscaldato e incorporando nel miele abbondante zenzero macinato, fino a ottenere quasi una pasta densa, che poi ho mescolato con mezzo vasetto di yogurt alla greca. Quasi un&#8217;evocazione ancestrale, un ricordo: ma non è forse là che prendono forma le filastrocche? Ora, però, è il caso di tornare al risotto. Che deve essere mantenuto liquido fino a un minuto prima del limite di cottura: a quel punto si aggiungerà la pastella di miele, zenzero e yogurt e si lascerà mantecare. Si servirà poi direttamente nei piatti versando sopra un&#8217;abbondante dose del ragù di pollo alla paprica rossa ben caldo, come se fosse una guarnizione, ma sapendo che si dovrà mescolare il tutto un attimo prima di assaggiare&#8230;</p>
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