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	<title>mrxBlog &#187; Sifnos</title>
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	<description>Pensieri scritture e immagini dagli archivi di Mario Rotta</description>
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		<title>Cycladic Moon</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 08:35:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Rotta]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono luoghi che ti scivolano addosso e luoghi che ti entrano dentro per sempre. Ci sono luoghi che non si ricordano e luoghi che non si dimenticano. Ci sono luoghi che non ti parlano neppure quando il rumore è insopportabile e luoghi che riescono a parlarti anche quando il silenzio che li circonda è rarefatto come l&#8217;aria limpida in cui sono immersi. Le Cicladi sono luoghi che restano: sono isole nella memoria, sussurri al di là del tempo. Ogni volta riescono a cambiarmi l&#8217;anima. La riportano a ciò che era prima che il superfluo che ci circonda la corrompesse: forme pure come la terra su cui si adagiano, luci improvvise nella notte, ombre essenziali e taglienti nella solitudine del mezzogiorno. La depurano e la devastano. La inondano della pace che esprimono e della violenza che  racchiudono. La uccidono e la rigenerano, costringendola a guardare oltre il precipizio, lungo quel bilico che è la vita stessa: un gioco tra il crepuscolo e la luna, tra l&#8217;alba e il sole, tra una condanna trasparente e intensa come l&#8217;azzurro del mare e una salvezza tracciata sulle rocce aspre profumate di timo. Qui tutto diventa semplice. E ogni limite appare smussato come calce ammorbidita dagli anni e dal vento o come la malinconia di un&#8217;improvvisazione al pianoforte. Qui tutto è respiro, e anche i colori dopo un po&#8217; di tempo non significano più nulla. Restano solo ciò che il buio nasconde e la luce rivela. Il disegno di un sentiero. Una linea d&#8217;ombra che somiglia all&#8217;eternità.</p>
<p><strong></strong></p>
<p>Cycladic Moon (studi preliminari). Dai diari visivi di Sifnos, Milos, Folegandros e Sikinos (2009-2011)</p>
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		<title>Il suono del mare</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 09:21:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Rotta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Caro Diario]]></category>
		<category><![CDATA[eternità]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono tornato da poco, e la fatica di vivere in questo paese che si sta sgretolando senza rendersene conto e nella più assoluta indifferenza riaffiora già sotto la pelle, come un&#8217;ombra capace di entrare dalla finestra mentre stai leggendo un libro che ami, un&#8217;ansia instabile, ignara del valore del tempo, una forma di paura latente, ...<a class="post-readmore" href="https://www.mariorotta.com/scritture/?p=326">read more</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono tornato da poco, e la fatica di vivere in questo paese che si sta sgretolando senza rendersene conto e nella più assoluta indifferenza riaffiora già sotto la pelle, come un&#8217;ombra capace di entrare dalla finestra mentre stai leggendo un libro che ami, un&#8217;ansia instabile, ignara del valore del tempo, una forma di paura latente, ma non nel senso letterale della parola, più simile al panico che si prova quando tutto appare ormai invano. Niente di tutto questo avrebbe su di me il minimo effetto, meno che mai dopo essere riuscito a tornare nella mia amata Grecia, se non fosse che il disagio che provo questa volta mi circonda come un rumore di fondo insopportabile, come il brusio una piazza grigia e trasandata, dove una folla senza corpo nè anima urla mentre tutti urlano, tace quando sarebbe il momento di parlare e non sa più sussurrare frasi che altri possano cogliere. Mentre maschere vuote e altre comparse si affacciano dai balconi, ridendo probabilmente di noi. Continuerò a combattere, o a resistere, ma confesso che ho sempre più voglia di andare via di qua. Non sopporto quasi più il chiasso generico e le frasi costruite ad arte per confondere le idee e gettare ogni verità in qualche discarica abusiva. Amo il suono del mare, e lo registro in silenzio mentre il vento si insinua nel microfono, i passi sfiorano la sabbia e voci rasserenate da un bicchiere di ouzo o di retsina dialogano in un&#8217;altra lingua, che ormai comprendo ma in cui fingo volentieri di perdermi. Terrò le immagini per me questa volta, aspettando che riemergano come conchiglie o stelle marine. Condividerò invece il suono del mare, sperando che qualcuno riesca ancora a riconoscerlo, e magari lo adoperi come lo sguardo degli dei contro la &#8220;ybris&#8221; degli uomini che non so più come né perché pretendono di governarci, guidarci, spiegarci, raccontarci, insegnarci, quando non sanno neppure ascoltare. In quei suoni so che c&#8217;è un segreto, ma non sono mai riuscito a decifrarlo, forse perché è così semplice che non sembra possibile. Forse perché ci restituisce immediatamente quasi tutto quello che abbiamo lasciato distruggere o che noi stessi sperperiamo ogni giorno, e ci sembra troppo, così, tutto in una volta: la quiete, la lentezza, l&#8217;amore, l&#8217;unicità, la distanza, la nostalgia, l&#8217;eternità. Dedico questi suoni a tutti coloro che si ricordano ancora che nessuno è un&#8217;isola, e che ogni isola è il mondo per chi non ha paura di navigare e sa guardare ancora una volta verso l&#8217;orizzonte.</p>
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