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	<title>mrxBlog &#187; tasse</title>
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	<description>Pensieri scritture e immagini dagli archivi di Mario Rotta</description>
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		<title>Il paese dei giusti (o quasi&#8230;)</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 10:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Rotta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Caro Diario]]></category>
		<category><![CDATA[equità]]></category>
		<category><![CDATA[etica della responsabilità]]></category>
		<category><![CDATA[ingiustizia]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Che ci si creda o no, sulla Home Page del sito ufficiale di Equitalia (l&#8217;agenzia di riscossione del fisco e altro, da non confondere con equitalia.it, che è un produttore di equipaggiamenti per cavalli!) c&#8217;è scritto, alla lettera, &#8220;per un paese più giusto&#8221;. Si sa, se c&#8217;è una dote che non manca agli italiani è l&#8217;ironia. Ma ce ne vuole proprio tanta per accettare quel motto: non è neppure una garbata presa in giro; è una spudorata menzogna, che contribuisce a rendere i cittadini più nervosi di quanto non lo siano già ogni volta che entrano in quegli uffici anonimi e tristi dove l&#8217;unica cosa simpatica che può capitarti è fare una coda che dura meno di un&#8217;ora. Ma torniamo alla giustizia. Circa 2 mesi fa ricevo una notifica/ingiunzione di pagamento di una sanzione fiscale per omissione del ravvedimento operoso su due F24 IVA del 2009. La sanzione è di quasi mille euro, e ovviamente procedo a delle verifiche. Vado a cercare i due F24 a cui si fa riferimento e i ravvedimenti operosi risultano pagati regolarmente. Così vado all&#8217;agenzia delle entrate a protestare. Mi dicono che ho ragione e che devo inviare un&#8217;istanza, che compilo e invio subito. Dopo neanche due giorni, mostrando una sollecitudine altrimenti impensabile, un funzionario dell&#8217;agenzia mi chiama e mi chiede di passare dal suo ufficio. Corro immediatamente, non si sa mai. Il funzionario mi spiega che in effetti avevo pagato i ravvedimenti e che l&#8217;errore sarebbe stato corretto. Solo che si può procedere allo storno integrale soltanto di uno dei due ravvedimenti. Nell&#8217;altro, infatti, c&#8217;era in ogni caso una differenza nei calcoli di 3 euro e 5 centesimi (3,05 in numeri). In pratica, avevo pagato poco più di 3 euro in meno di quanto dovuto. Vabbè, penso, che sarà mai&#8230; mi era anche venuta voglia di dire al funzionario &#8220;vediamo se ho spiccioli&#8221;, ma ho rinunciato, di solito è gente priva del senso dell&#8217;umorismo. Che passa anche a me, quando mi comunicano attraverso un foglietto uscito da una stampante ad aghi (che tenerezza&#8230;) che per &#8220;sanare&#8221; quell&#8217;errore devo pagare 322,21 euro (in lettere: trecentoventidue e ventuno)! Ma come? Anche un deficiente sa che gli interessi passivi più esosi praticati dalle peggiori banche non superano il 15-20 per cento! Che su 3,05 euro farebbe una manciata di centesimi. Ma siamo all&#8217;agenzia delle entrate, un nome che dice tutto: la sanzione è pari a 1/3 della somma dovuta, dove per dovuta non si intende la differenza, ma il totale dell&#8217;IVA dovuta a quella scadenza al netto dello storno! In pratica, se un&#8217;azienda che fattura 100 milioni al mese, ovvero 21 milioni di IVA, calcolasse male un ravvedimento, che so, commettesse un errore di 5 o 6 euro, dovrebbe pagare 7 milioni!? Mi rifiuto di crederci, così comincio a fare altre verifiche chiedendo anche al commercialista di discutere con l&#8217;agenzia. Niente da fare, l&#8217;altro ieri mi arriva la conferma che la sanzione definitva è 322,21 e scade il 6 novembre. Così poco fa sono andato a Equitalia a compiere il mio dovere di cittadino integerrimo. Per scoprire (la famosa beffa oltre il danno) che oltre ai 322 e rotti devo pagare anche, nell&#8217;ordine, euro 4,00 di una non meglio specificata mora (che non era neanche la cassiera, anzi, era un cassiere con pochi capelli e piuttosto brutto), euro 29,38 di compensi (che sono il &#8220;disturbo&#8221; di equitalia, che evidentemente non lavora per il ministero ma per accumulare compensi, su cui spero almeno che paghino l&#8217;IVA) e euro 5,88 di &#8220;varie&#8221; (le eventuali non le hanno calcolate per questa volta). Totale: 361,72. Non proprio la stessa cifra che si accumulerebbe lasciando 3 euro in banca per due anni. Ho pagato e ho chiuso la pratica, con la sensazione di essere non un cittadino con dei diritti, ma un imbecille alla mercé dei più furbi. A parte i 361 euro, peraltro, questa vicenda mi è costata diverse ore di tempo: in quelle stesse ore che ho dovuto dedicare a tutto questo un parlamentare guadagna probabilmente qualche migliaio di euro (di proventi leciti, il resto è a discrezione del singolo&#8230;), e Equitalia fattura centinaia di migliaia di euro di compensi e varie. Dovrei indignarmi, ma non ci riesco: perché sono già indignato, e da parecchio tempo. E non è servito a nulla. Forse dovremmo passare ad altro. Non alla violenza, che detesto per principio. Ma ad esempio a una sorta di sciopero bianco: organizziamoci per mettere una cura maniacale nei calcoli fiscali, per non prendere multe, per non lasciar scadere le bollette. Non diamo a Equitalia motivi per perseguitarci, e riduciamo così i suoi introiti. Diventiamo tutti onesti e integerrimi, precisi, accurati, impeccabili: il paese dei giusti siamo noi&#8230;</p>
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