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	<title>mrxBlog &#187; chiarezza</title>
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	<description>Pensieri scritture e immagini dagli archivi di Mario Rotta</description>
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		<title>Qualche domanda e qualche semplice idea per ricordarsi che la città è prima di tutto di chi ci abita&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Aug 2017 15:14:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Rotta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettera aperta al sindaco di Arezzo, al vice sindaco di Arezzo e a tutti i cittadini, in particolare ai residenti nel Centro Storico di Arezzo Abbiamo pensato spesso di scrivere una lettera aperta su una questione mai risolta e spesso neanche affrontata in questa città: i parcheggi per i residenti nel centro storico. Il motivo ...<a class="post-readmore" href="http://www.mariorotta.com/scritture/?p=1483">read more</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Lettera aperta al sindaco di Arezzo, al vice sindaco di Arezzo e a tutti i cittadini, in particolare ai residenti nel Centro Storico di Arezzo</p>
<p>Abbiamo pensato spesso di scrivere una lettera aperta su una questione mai risolta e spesso neanche affrontata in questa città: i parcheggi per i residenti nel centro storico. Il motivo che ci ha infine spinto a farlo è legato in parte ad una questione personale, che tuttavia rappresenta un esempio calzante. Noi siamo residenti nel centro storico (ZTL B). Di solito cerchiamo di parcheggiare al Cadorna, in area riservata; un permesso che si paga, peraltro. Se il Cadorna è pieno, come capita spesso, cerchiamo delle alternative, per quanto più scomode. Ma a volte capita di tornare più tardi del solito e di trovare solo qualche posto per così dire non convenzionale. Così è stato qualche settimana fa: dopo aver girato a vuoto per un po&#8217; abbiamo lasciato la macchina sui posti per i motorini, all&#8217;ingresso dell&#8217;area riservata del Cadorna, ripromettendoci di spostarla il giorno dopo. Ma il giorno dopo abbiamo trovato una multa. Nulla da dire in proposito: eravamo in divieto di sosta, l&#8217;abbiamo già pagata. Anche se due giorni dopo, come per miracolo, gli stessi posti erano stati ridisegnati per le auto. Uno scherzo, forse; ma per nulla divertente&#8230; così come non è stato affatto divertente leggere in questi giorni che il vice sindaco si vanta del fatto che i posti auto per i residenti, al Cadorna, passeranno addirittura da 37 a 50, con un aumento di ben 13 unità! In effetti, è quasi il 30% in più. Se non fosse per il non trascurabile dettaglio che si parte da quasi niente&#8230;</p>
<p>Ecco perché questo nostro frammento di vita da residenti in centro (che si aggiunge ai moltissimi altri che tutti i residenti in una ZTL potrebbero raccontare) diventa un pretesto, un&#8217;occasione per fare il punto sulle politiche dell&#8217;amministrazione rispetto a queste problematiche, che vanno ben oltre gli episodi ed esprimono una concezione della città che nella migliore delle ipotesi potrebbe essere definita approssimativa. Prima di tutto, ci sono domande che ci piacerebbe porre, anche se sono state già poste direttamente o indirettamente in passato, senza tuttavia che da più parti siano state date risposte soddisfacenti. Ci sono domande più &#8220;tecniche&#8221;: perché considerando che metà del parcheggio Cadorna riservato ai residenti è chiusa per lavori non sono state date ai residenti delle alternative rispetto ai posti mancanti? Perché in centro storico i posti macchina riservati ai residenti diminuiscono costantemente mentre aumentano le aree per i ciclomotori, i carico e scarico commerciali o altre destinazioni? Perché ci sono così pochi posti a fronte di così tanti permessi? Perché la ZTL A ha i varchi aperti solo in certe fasce orarie (sostanzialmente inutili) mentre l&#8217;accesso alla ZTL B per il carico e scarico è limitato a fasce che non corrispondono ad alcuna esigenza pratica effettiva?</p>
<p>Ma a queste domande se ne aggiungono altre, meno tecniche, più legate all&#8217;idea, al concetto di città che anche i parcheggi contribuiscono a delineare. Perché ci sono parcheggi che potrebbero rappresentare una buona soluzione per i residenti (ad esempio Piazza del Popolo) e che sono invece destinati praticamente solo ai turisti? Perché ci sono parcheggi costantemente completi e altri (tipo Baldaccio o Mecenate) quasi sempre mezzi vuoti? Perché proprio in centro, la sera, all&#8217;ora dell&#8217;aperitivo, proprio quando la città dovrebbe essere dei pedoni, delle biciclette, dei bambini, centinaia di auto e moto scorrazzano e parcheggiano senza più regole? Ci viene il ragionevole dubbio che si tratti di una strategia per mandare via i residenti dal centro storico, come se rappresentassero un fastidio per quel poco di turismo che c&#8217;è e per le attività commerciali. E in effetti ci risulta che il centro storico stia perdendo costantemente &#8220;abitanti&#8221;. Ma se così fosse non sarebbe solo una strategia discutibile. Sarebbe una catastrofe: perché tutti gli studi urbanistici più seri e tutti i dati che possono essere ricavati da scenari di questo tipo, concordano sul fatto che sono proprio i residenti che mantengono viva la città e i centri storici, mentre un centro storico musealizzato o trasformato in centro commerciale è destinato a diventare ben presto un&#8217;area depressa. Perché quando si spengono le luci dei bar, dei ristoranti e dei negozi, sono gli abitanti che garantiscono con la loro presenza la vitalità del tessuto urbano. Sono gli abitanti che ogni giorno garantiscono agli esercizi commerciali un flusso regolare di entrate. Sono gli abitanti che portano gli amici  a vedere i musei, a scoprire i monumenti e a cena nei ristoranti. Sono gli abitanti che mantengono le facciate delle case e dei palazzi e rendono bella la città. Chiedendo in cambio solo un po&#8217; di attenzione ai servizi essenziali: i parcheggi prima di tutto, la possibilità di scaricare la spesa, di caricare e scaricare delle valigie o, per chi ha figli piccoli, carrozzine e passeggini. Gli stessi abitanti che pongono delle domande precise e non ottengono risposte adeguate.</p>
<p>Così arriviamo ad un&#8217;altra domanda: cosa volete che diventi Arezzo? Sapete cosa sta succedendo a Venezia? Possiamo raccontarvelo se volete, noi ci siamo sposati a Venezia, la conosciamo bene e la amiamo molto: ma a Venezia non ci sono quasi più abitanti, e lì non è neanche un problema di parcheggi. Un problema che qui ad Arezzo, volendo, sarebbe facile affrontare e risolvere: ad esempio restituendo ai residenti Piazza del Popolo, indirizzando i non residenti verso Baldaccio o Mecenate e risistemando il Cadorna, su cui ricordiamo una riunione aperta alla cittadinanza dove, come spesso accade in questa città, si dissero molte belle cose che poi nessuno fece. Poi bisognerebbe riorganizzare Eden, Pietri e tutta la cerchia delle mura: niente di così complicato come salvare Venezia. Ma potrebbe bastare a invertire la tendenza, a rendere più agevole la vita di chi abita in centro, a far tornare le persone ad abitare in centro; il che, peraltro, ridurrebbe indirettamente il traffico e l&#8217;inquinamento, alimenterebbe ulteriormente il commercio, renderebbe la nostra città ancora più bella. Ecco, questa sarebbe già una specie di politica&#8230;</p>
<p>Ci dispiace moltissimo constatare, invece, che anche questa amministrazione, come altre che l&#8217;hanno preceduta, continua a non fare nulla in proposito o addirittura ad assecondare l&#8217;idea di una centro storico in cui gli abitanti sono ritenuti superflui. Salvo ricordarsene poco prima delle elezioni. O quando sarà troppo tardi.</p>
<p>Mario e Daniela</p>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 13:59:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Rotta]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Nasce come un esperimento sulla visualizzazione di un&#8217;immagine composta di grande formato, dedicata alla primavera degli elementi, sfruttando uno script originariamente pensato per la gestione di panoramiche a 360 gradi. Ma oggi è anche il giorno della terra, e tutto ciò che la evoca e richiama il fuoco, l&#8217;aria e l&#8217;acqua diventa un&#8217;occasione per riflettere, una traccia poetica, una speranza. Così, ripropongo a confronto gli studi e il risultato. Da esplorare, come il mondo, come la vita del resto.</p>
<p><a href="http://www.mariorotta.com/scritture/wp-content/uploads/2011/04/elements2001_C.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-863" title="elements2001_C" src="http://www.mariorotta.com/scritture/wp-content/uploads/2011/04/elements2001_C-300x300.jpg" alt="Elements 2011 (colore)" width="300" height="300" /> </a><a href="http://www.mariorotta.com/scritture/wp-content/uploads/2011/04/elements2001_BN.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-864" title="elements2001_BN" src="http://www.mariorotta.com/scritture/wp-content/uploads/2011/04/elements2001_BN-300x300.jpg" alt="Elements 2011 (bianco e nero)" width="300" height="300" /></a></p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.<br />
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		<title>Che cos&#8217;è la democrazia?</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 08:37:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Rotta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi mi sento frastornato dai commenti, dai grafici, dalle analisi, dai pregiudizi e dai postgiudizi. C&#8217;è sempre troppo di tutto ogni volta che si chiude un ciclo elettorale, come se la politica non potesse sopravvivere senza rumore, senza urla, senza cercare di giustificarsi. Ma qui nel mio ufficio c&#8217;è abbastanza silenzio, si riesce perfino a ...<a class="post-readmore" href="http://www.mariorotta.com/scritture/?p=285">read more</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi mi sento frastornato dai commenti, dai grafici, dalle analisi, dai pregiudizi e dai postgiudizi. C&#8217;è sempre troppo di tutto ogni volta che si chiude un ciclo elettorale, come se la politica non potesse sopravvivere senza rumore, senza urla, senza cercare di giustificarsi. Ma qui nel mio ufficio c&#8217;è abbastanza silenzio, si riesce perfino a pensare a volte. Così mi chiedo: cos&#8217;è la democrazia? E mi vengono in mente delle parole chiave, dei &#8220;tags&#8221;, visto che siamo in pieno web 2.0 e possiamo permettercelo. Prima di tutto penso che la democrazia sia <strong>partecipazione</strong>. Ogni cittadino dovrebbe poter partecipare in modo diretto o quanto meno, soprattutto nelle società più complesse, essere rappresentato, in modo che i suoi bisogni e i suoi desideri possano confrontarsi con quelli di altri cittadini, e si possa costruire insieme un territorio, uno spazio in cui tutti possano sentirsi sufficientemente soddisfatti, nel rispetto reciproco e sulla base di un&#8217;etica condivisa. Possiamo chiamare ancora democrazia un&#8217;Europa dove oltre la metà dei cittadini non partecipa o non è rappresentata? Dove molti non votano perché evidentemente non sanno per chi votare e altri, pur votando liberamente, non riescono comunque a eleggere i loro rappresentanti? C&#8217;è qualcosa che non funziona in un continente che non comprende l&#8217;importanza di un voto per eleggere un parlamento dove potranno confrontarsi i rappresentanti di popoli che fino a 65 anni fa si scannavano gli uni contro gli altri. Dove non ci saranno le voci di decine di milioni di persone, mentre altri milioni di persone saranno rappresentate da delegati che talora negano l&#8217;esistenza e la legittimità di quello stesso parlamento. L&#8217;Europa è una democrazia? Forse sì, ancora, ancora per un po&#8217;. Ma lo diventerà davvero quando tutti saranno adeguatamente rappresentati, e quel parlamento sarà il luogo in cui tutti i cittadini europei potranno discutere insieme. Che cosa hanno fatto i partiti italiani per ricordarci che questo era uno dei primi obiettivi da raggiungere? E che cosa hanno fatto i partiti di altri paesi? La democrazia è anche <strong>chiarezza</strong>. Nessuno, ragionevolmente, può votare per eleggere dei rappresentanti che non si sa chi o cosa rappresenteranno. Dovrebbe esserci chiarezza negli intenti, nei programmi, nei principi. Ma si parla sempre d&#8217;altro, e non si riesce a essere chiari neanche nei commenti: c&#8217;è chi pensa di aver vinto perché non ha perso come temeva, o di non aver perso perché altri non hanno vinto come pensavano. Possibile che non si riesca semplicemente a leggere dei dati per quello che sono? La chiarezza che la democrazia implica e richiede è estremamente semplice: se si eleggono dei rappresentanti conta quanti ne elegge ciascuno dei gruppi per cui i cittadini potevano votare. Questo risultato determina la composizione del parlamento, dove tutti i rappresentanti potranno (e dovranno) portare la voce e le istanze di chi li ha eletti, e dove si formeranno delle maggioranze e delle opposizioni, nel rispetto della regola della metà più uno. Che non significa stabilire chi sono i vincitori e i vinti, ma accettare che l&#8217;impronta delle decisioni che si ripercuoteranno sulla vita di &#8220;tutti&#8221; i cittadini sia determinata (per un arco di tempo circoscritto) da coloro che ne rappresentano la maggior parte, ascoltando e tenendo conto delle esigenze della parte restante. Che a sua volta, in quello stesso arco di tempo, si impegnerà non solo a sostenere le proprie ragioni ma anche per convincere i cittadini che sono valide e che potrebbero improntare le future decisioni. Penso che in molti paesi europei (ma non certo in tutti) ci sia abbastanza chiarezza in tal senso. Ma mi chiedo se l&#8217;Italia, da questo punto di vista, si può definire una democrazia. Non mi sembra che a tutti siano chiare le regole. Non mi sembra che sia chiaro il modo in cui le maggioranze e le opposizioni possono dialogare e confrontarsi. E nei battibecchi che ho ascoltato in questi giorni ho colto anche un ulteriore mancanza di chiarezza: la confusione tra &#8220;politica&#8221; e democrazia, il pensare (diffuso) che la democrazia consista soltanto nella possibilità di fare politica. Forse ci sfugge che anche Mussolini, Hitler o Stalin facevano politica (eccome se la facevano&#8230;) senza per questo avere nulla a che fare con la democrazia. Mi piacerebbe vivere in un paese dove la politica consiste nel prendere decisioni su ciò che si ritiene sia utile ai cittadini, nei limiti di un territorio definito dal concetto di democrazia. Temo però di essere cittadino di un paese dove la democrazia non è un quadro di riferimento ma un alibi per fare politica, intendendo con la politica non il governo di ciò che è pubblico ma la lotta per il potere. Manca completamente una terza parola chiave nello scenario italiano: l&#8217;<strong>equità</strong>. Non c&#8217;è democrazia senza equità. Non c&#8217;è equità senza un&#8217;etica condivisa. Non si può essere equi nelle decisioni politiche (nel senso più puro della parola) se non tutti sono rappresentati, se chi rappresenta dei cittadini utilizza il potere che gli è stato delegato per i suoi interessi personali, se il consenso non si fonda sui programmi e sui significati ma sulla presenza mediatica, sullo scambio di favori, sul clientelismo o peggio. Da questo punto di vista l&#8217;Italia non può dire di essere mai stata una democrazia. Da sempre le leggi si fanno soprattutto per accontentare questo o quello, e non solo le leggi: le singole azioni dell&#8217;ultimo delegato del più piccolo ente locale sono spesso (anche se non sempre) legate a interessi momentanei, al mantenimento di piccoli privilegi, a qualche prezzo da pagare. In una parola, sono profondamente inique, poiché non tengono conto della voce di tutti e non rappresentano l&#8217;opzione che si ritiene consona e di cui ci si assume in modo chiaro la responsabilità. Non è questione di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Sbagliare è possibile. Ma bisognerebbe dare a tutti la possibilità di partecipare alle decisioni, decidere senza privilegiare interessi personali o posizioni di comodo, spiegare in modo chiaro le ragioni delle scelte che si sono effettuate e ammettere, nel caso, di aver sbagliato. Tutto questo, forse, somiglierebbe alla democrazia. Ma non somiglia affatto al paese in cui sono nato e vivo, e neanche alla maggior parte di chi ci rappresenterà in Europa. Che cosa possiamo fare per uscire da questa situazione?</p>
<p>[da leggere: <a href="http://www.emsf.rai.it/aforismi/aforismi.asp?d=27" target="_blank"><strong>cos&#8217;è la democrazia</strong></a>, intervista a Norberto Bobbio, 1985]</p>
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