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	<title>mrxBlog &#187; morte</title>
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	<description>Pensieri scritture e immagini dagli archivi di Mario Rotta</description>
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		<title>In memoria di Giuliano</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 08:21:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Rotta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando muore un uomo muore il mondo. Quando muore un amico è come se morissero due mondi. Quando muore un artista muore l’universo. Ora il tempo e lo spazio sono diventati più aggressivi: Giuliano non c’è più, e senza di lui non so se riusciremo ad affrontarli, a combatterli, a impedire che dilaghino nel mondo ...<a class="post-readmore" href="http://www.mariorotta.com/scritture/?p=902">read more</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando muore un uomo muore il mondo. Quando muore un amico è come se morissero due mondi. Quando muore un artista muore l’universo. Ora il tempo e lo spazio sono diventati più aggressivi: Giuliano non c’è più, e senza di lui non so se riusciremo ad affrontarli, a combatterli, a impedire che dilaghino nel mondo e ci schiaccino. Senza di lui, siamo più deboli. Mi aveva parlato spesso del suo bisogno di anticipare la morte impedendole di decidere al suo posto, e a volte anche della sua stanchezza, di quel male di vivere che ognuno di noi riconosce talora nel volo del falco o nella luce che cambia, ma che lui incontrava nella resistenza della materia alla sua volontà di modificarne la forma e la sostanza per trasformarla in un’immagine della sua anima. Ma non credevo che sarebbe successo davvero: l’energia di Giuliano, la sua vitalità, la sua forza, quella sua capacità di leggere l’incanto di ogni momento di ogni giornata, mi sono sempre sembrate inesauribili, invincibili, immortali. Invece, Giuliano si è tolto la vita. Non riesco neanche a chiedermi perché, e poi non cambierebbe nulla se lo sapessi. Questo soltanto posso dire: che la poesia, la sensibilità, l’emozione, sono fragili sussurri nel rumore del mondo. E quando muore un uomo, la sua vista si confonde con il sole, il suo odorato con la terra, il suo gusto con l’acqua, il suo udito con l’aria, la sua parola con il fuoco.</p>
<p>Giuliano Azzoni (scultore e poeta) 1953-2011.<br />
In questo stesso blog: [<strong><a href="http://www.mariorotta.com/scritture/?p=121">Per Giuliano Azzoni</a></strong>, 1997] [<strong><a href="http://www.mariorotta.com/scritture/?p=388">Stanze</a></strong>, 2009]</p>
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		<title>Epitaffio</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 10:40:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Rotta]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Mio padre se ne è andato dieci anni fa. E ora anche mia madre non c&#8217;è più. Di queste ultime settimane mi resterà il ricordo indelebile e feroce del suo respiro irregolare prolungato dall&#8217;ossigeno, e altre di quelle immagini anonime, eppure nitide, attraverso cui la morte si manifesta, anche se non vogliamo crederci: le gocce della soluzione fisiologica che precipitano come se un abisso le inghiottisse per sempre; i capelli che si scompongono anche sfiorandoli appena; un ultimo sguardo senza che la sua bocca potesse pronunciare una parola, prima del coma irreversibile, come un messaggio che non saprò mai ricambiare perché mi ci vorrà molto tempo per riuscire a interpretarlo. Per tanti anni mia madre si è lasciata accompagnare da improvvisi silenzi, quasi l&#8217;eco sorda del vuoto che la morte di mio padre le aveva lasciato. Ma ora, vedendola svanire senza un suono o una voce, mi chiedo se sia davvero questo il senso delle cose, e so già la risposta: non lo è, non lo sarà mai, non c&#8217;è nessuna ragione per cui si debba morire così, come in qualunque altro modo. L&#8217;unico significato, se proprio ne abbiamo bisogno, è nella storia che abbiamo scritto, nella memoria, o almeno in ciò che possiamo raccontare. Ed è proprio quello che voglio fare adesso. Raccontare un po&#8217; di lei, e attraverso di lei anche di mio padre. Mi torna in mente la circostanza grazie a cui si sono conosciuti, quando la loro vita era ancora tutta intera, e ciò che è stato era appena cominciato, e avrebbe potuto essere altro. Pare che nell&#8217;Italia appena uscita dal disastro della guerra ragazzi e ragazze cercassero corrispondenti per scriversi delle lettere ed eventualmente fare conoscenza (i social networks non hanno inventato nulla). Un collega o un amico di mio padre, che allora lavorava a Firenze, aveva avviato una corrispondenza con mia madre, che a un certo punto gli chiese di mandarle una fotografia. Ma il collega si sentiva brutto e inadeguato e chiese a mio padre, che invece era un bel giovanotto, se poteva mandare una sua immagine al posto della propria, quanto meno per vedere cosa sarebbe successo. Così mio padre dette al collega una sua fotografia e l&#8217;amico la invio a mia madre, che rispose contraccambiando con un suo ritratto e accennando alla possibilità di incontrarsi. A quel punto l&#8217;amico di mio padre non se la sentì di andare oltre nell&#8217;inganno, e disse a mio padre se per caso avesse voluto portare avanti lui stesso la corrispondenza, ed eventualmente incontrare quella ragazza così carina. Mio padre vide la fotografia di mia madre e decise di conoscerla. Le scrisse, si dettero un appuntamento, si incontrarono. E da allora sono sempre stati insieme, nella gioia e nelle difficoltà, attraversando la vita. Non so quanto sia vera questa storia, o come siano andate esattamente le cose: queste poche righe sono ciò che resta di racconti frammentari, che si riferiscono a episodi accaduti molti anni prima che io nascessi. Ma forse è andata proprio così, o almeno mi piace pensarlo: due sguardi che prima ancora di incrociarsi si sfiorano indirettamente attraverso due immagini che non erano ciò che sembravano. Ho cercato spesso delle tracce che potessero confermare queste circostanze, e alla fine ho ritrovato proprio quelle due fotografie, quelle che si scambiarono un po&#8217; per gioco un po&#8217; per caso alla fine degli anni quaranta. Mio padre aveva 24 anni. Mia madre 18. Erano bellissimi. Ed è così che li voglio ricordare. Perché ogni volta che li guarderò, com&#8217;erano allora, dalla roccia scura della loro morte possa sgorgare una lacrima di malinconia, ma con la stessa forza di una sorgente d&#8217;acqua limpida, capace di crescere fino a diventare un fiume, un mare, un orizzonte.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-352" title="mio padre" src="http://www.mariorotta.com/scritture/wp-content/uploads/2009/09/pa1.jpg" alt="mio padre" width="227" height="328" /> <img class="alignnone size-full wp-image-353" title="mia madre" src="http://www.mariorotta.com/scritture/wp-content/uploads/2009/09/ma1.jpg" alt="mia madre" width="227" height="328" /></p>
<p>In ricordo di mia madre ho deciso di sostenere, insieme a Daniela e Alessandro, <a href="http://www.alzheimer.it/donare.html" target="_blank"><strong>Alzheimer Italia,</strong></a> la federazione delle associazioni che si occupano della ricerca sulla malattia di Alzheimer e dell&#8217;assistenza ai malati.</p>
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		<title>A un amico scomparso</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 1993 10:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Rotta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Bellucci]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[vita incompiuta]]></category>
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		<description><![CDATA[Un ricordo, per un amico scomparso giovanissimo alla fine degli anni 70. Riaffiorato dopo tanto tempo, dolorosamente perché la morte è inspiegabile, soprattutto quella di un ragazzo di neanche vent&#8217;anni. Era uno studente brillante, un leader della sinistra extraparlamentare, con cui spesso non ero d&#8217;accordo. Ma lo avevo visto anche il giorno prima dell&#8217;incidente, e ...<a class="post-readmore" href="http://www.mariorotta.com/scritture/?p=677">read more</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un ricordo, per un amico scomparso giovanissimo alla fine degli anni 70. Riaffiorato dopo tanto tempo, dolorosamente perché la morte è inspiegabile, soprattutto quella di un ragazzo di neanche vent&#8217;anni. Era uno studente brillante, un leader della sinistra extraparlamentare, con cui spesso non ero d&#8217;accordo. Ma lo avevo visto anche il giorno prima dell&#8217;incidente, e avevamo parlato del presente e del futuro. Eravamo entrambi dei sognatori, degli utopisti, anche se ciascuno a suo modo. Come molti altri, che poi, però, hanno preso altre strade, e dopo 15 anni erano irriconoscibili. Possibile che non si possa evitare di crescere e peggiorare? Per questo forse ho scritto queste poche parole. Per me. Per lui.</p>
<p>Ti hanno ucciso perchè mancava un semaforo,<br />
compagno Bellucci.<br />
Prima che tu potessi vedere la rivoluzione.<br />
Sei morto perchè un angolo del mondo<br />
non era stato adeguato<br />
abbastanza in fretta<br />
alle normative europee.<br />
Poi tutto è cambiato davvero, ma non come speravi.<br />
Non potrò mai capire<br />
se sei un esempio<br />
di vita incompiuta<br />
o una scheggia<br />
di vita perfetta:<br />
è facile credere che i morti<br />
possano essere migliori dei vivi.<br />
Però mi piace immaginare che saresti ancora lo stesso<br />
se tu fossi sopravvissuto,<br />
e che saremmo molto più amici di allora.<br />
Sono il solo a pensarlo<br />
di tutti quelli che portarono a spalla la tua bara<br />
dalla piazza al cimitero.<br />
Io che non sono cambiato.<br />
Io che ero l&#8217;unico che non leggeva il tuo giornale.</p>
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