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Riflessioni e ricerche sulla cultura digitale e altro a cura di Mario Rotta


E-Learning: personaggi e interpreti

Reading time: < 1 minute La presentazione animata che ha accompagnato il mio intervento al Forum SELF del 4 dicembre 2018 a Bologna:

Cartoline da Fiastra: le 3 leggi dell’e-learning

Reading time: 2 – 2 minutes

Se ne è parlato all’Abbadia di Fiastra l’11 marzo 2016, durante il workshop Ai confini dell’apprendimento. E se ne parlerà ancora. Sono le 3 leggi dell’e-learning: un omaggio indiretto a Isaac Asimov, ma anche un modo per definire in estrema sintesi quali potrebbero (o dovrebbero) essere le caratteristiche imprescidibili di un ambiente di apprendimento in rete. Eccole:

LeggeEL1S

La prima legge sancisce il principio che il fondamento di ogni progetto di e-learning consiste nella dimensione metodologico-didattica e nella cura dei contenuti.

LeggeEL2S

La seconda legge sancisce il principio che in ogni progetto di e-learning va considerata una dimensione organizzativa, che tuttavia non può prevalere su quella metodologico-didattica o sulla cura dei contenuti.

LeggeEL3S

La terza legge sancisce il principio che in ogni progetto di e-learning va considerata anche una dimensione tecnologica, che tuttavia non può contrastare l’importanza della dimensione organizzativa, né prevalere su quella metodologico-didattica o sulla cura dei contenuti.

Il progetto eKnow: un ambiente flessibile per la formazione in rete di formatori e insegnanti

Reading time: 4 – 6 minutes

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Il progetto eKnow, promosso da Smart Skills Center e realizzato da IBIS Multimedia Network, grazie a una rete di collaboratori ed esperti coordinati da Mario Rotta, si caratterizza tra le altre cose per almeno due aspetti innovativi e significativi. Il primo è legato al modo in cui in eKnow si interpreta l’e-learning: i corsi sono strutturati su vari modelli metodologici e organizzativi, che “attraversano” l’intera gamma delle possibili esperienze di apprendimento in rete: dai MOOCs (corsi aperti di ultima generazione supportati indirettamente e da seguire in autonomia), a corsi brevi basati sull’approccio problemico e in cui si interagisce con esperti ed e-tutor (li chiamiamo SPOCs), a corsi professionali per insegnanti e formatori basati sulle cosiddette e-tivities e sull’azione di formatori esperti, per arrivare ad ambienti di apprendimento sociale per comunità di interessi e di innovazione animati da un e-coach e un’information broker (li chiamiamo PLECs) o a percorsi di scoperta georeferenziati (detti GLOCs) in cui le attività didattiche programmate diventano accessibili solo in prossimità di luoghi o punti di interesse che questo particolare tipo di tecnologia aiuta a scoprire o riscoprire.

Il secondo aspetto che rende il progetto organico è rappresentato dai criteri in base a cui i corsi vengono programmati, progettati e prodotti. Tutti i “titoli” sono infatti definiti in modo da rappresentare un’opzione completa per la formazione di insegnanti e formatori: anche se ogni corso è autoconsistente infatti, i progettisti curano molto la complementarietà tra i corsi, che possono quindi essere considerati anche come elementi di un percorso più ampio, complesso e personalizzabile. Questo aspetto è rafforzato anche dal fatto che la quasi totalità dei contenuti dei corsi in programmazione rientra nel Quadro di Riferimento Europeo delle Competenze Chiave per l’Apprendimento Permanente (a cui peraltro è dedicato un MOOC introduttivo): questo significa che un insegnante o un formatore possono non solo costruire un percorso di sviluppo professionale, ma possono anche dedicarsi a una specificare area di competenza, che potrà essere affrontata partendo se necessario da corsi introduttivi (MOOCs) per arrivare alle relative comunità di apprendimento, passando attraverso dei corsi brevi o problem solving e dei corsi professionali.

Si possono fare alcuni esempi. Prendiamo in considerazione l’area di competenza che a livello europeo è definita capacità di comunicare in una lingua straniera: su questo “asse” troviamo un MOOC introduttivo di Avvicinamento alla Lingua Inglese, ma anche un corso più specifico sul PBL nella Didattica della Lingua Inglese e un set di corsi professionali sulla Didattica eCLIL. Se invece ci spostiamo sull’asse della competenza digitale possiamo partire da un MOOC sui Principi essenziali di Informatica, per poi procedere con alcuni corsi brevi su competenze digitali specifiche tipo Come rendere più efficace una presentazione multimediale o Come cercare, trovare e selezionare immagini digitali in rete, per arrivare fino ai corsi professionali sul cosiddetto Information Brokering o sulla Knowledge Visualization e concludere il percorso partecipando alle attività di una Community of Thinking sulle Tecnologie Digitali e Strategie di Apprendimento. Insomma, un sistema modulare, flessibile ed elastico (dove non a caso non si parla di piattaforme ma di trampolini), che può crescere anche attraverso le istanze e le necessità degli utenti, nel quadro di un approccio rigoroso e attento alla chiarezza comunicativa, all’efficacia formativa, all’utilizzo di Risorse Educative Aperte e alla coerenza delle procedure di valutazione (curate da Laboratorio Formazione di Milano), oltre che all’apporto di formatori, docenti, esperti ed e-tutor di grande esperienza.

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eKnow: gli orizzonti dell’e-learning

Reading time: 6 – 10 minutes

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Da oggi è attivo eKnow, il portale di e-Learning di Smart Skills Center dedicato alla formazione di insegnanti, formatori e altri operatori didattici. Il progetto, curato da Mario Rotta, propone corsi e ambienti di apprendimento su vari argomenti, con una attenzione particolare al quadro europeo delle competenze chiave per l’apprendimento permanente, alla didattica centrata sui problemi e alle metodologie didattiche innovative e sperimentali, in gran parte progettati, realizzati e gestiti da una rete aperta di esperti, e-tutor, information broker e altri professionisti dell’e-learning.

Il progetto si fonda su un ripensamento complessivo dei modelli metodologici e organizzativi applicabili all’e-learning: l’ipotesi di lavoro iniziale consiste nel partire da un modello ben noto, i MOOCs, per identificare modelli e livelli alternativi e integrativi, caratterizzati di volta in volta da specifici fattori di diversità, solitamente riferiti alle modalità di interazione e alle forme di interattività messe in atto. Sono già disponibili vari MOOCs:

  • MOOC_KC101 Cittadinanza europea e competenze chiave
  • MOOC_INF101 Informatica: i principi essenziali [I]
  • MOOC_EFL101 Avvicinarsi alla lingua inglese [I]
  • MOOC_PBL101 PBL & PBL: la didattica centrata sui problemi
  • MOOC_INF103  Piattaforme e trampolini: introduzione agli ambienti di apprendimeto integrati

 

Ma questo è solo il punto di partenza. Dai MOOCs si passa infatti agli SPOCs, ai PROFs, ai GLOCs e ai PLECs. Fino a coprire una gamma molto ampia di istanze, di contenuti, di dinamiche comunicative.

Gli SPOCs (Small Private Online Courses) sono ambienti di apprendimento per piccoli gruppi interessati alla condivisione di tematiche o esperienze specifiche. Si tratta di micro-esperienze formative, il cui scopo consiste tipicamente nell’incrementare allo stesso tempo l’accuratezza del lavoro di formatori e insegnanti, il coinvolgimento degli studenti e la capacità di confrontarsi su temi e argomenti molto specifici, potenziando l’interattività in senso lato e accettando l’ipotesi che la motivazione e la performance dei partecipanti possano essere sostenute puntando in particolare sull’approccio problemico, su quello ludico e più in generale su una dimensione progettuale supportata da esperti o attraverso forme di collaborazione peer-to-peer e dedicando grande attenzione alla didattica centrata sui problemi. Al momento, tra gli SPOCs attivi si segnalano:

  • KCD101/15 Come rendere più efficace una presentazione multimediale [Rotta]
  • KCD106/15 Cercare le fonti e i riferimenti di un documento [Rotta]
  • SPBL_FIS PBL e didattica della fisica [Giannoli]
  • SPBL_ILS PBL e didattica dell’italiano come L2 [Molinaro]
  • SPBL_LEN PBL e didattica delle lingue: inglese [Pirruccello]
  • SPBL_ART PBL e didattica dell’arte [Rotta]
  • KCIMaC101/15 Imparare a conoscere il paesaggio italiano [Rotta]
  • KCIMaC105/15 Imparare a conoscere meglio la lingua italiana [Palla]
  • KCIMaU102/15 Le applicazioni didattiche del Tablet [Ferranti]
  • KCIMaU104/15 Come funziona e a cosa serve la videocamera digitale [Cesaro]

 

I PROFs (PROfessional Frameworks) sono pacchetti formativi strutturati, dedicati al consolidamento delle competenze dei formatori, con una particolare attenzione a quelle legate all’utilizzo delle nuove tecnologie in ambito didattico, alla progettazione di soluzioni eLearning e alla gestione delle dinamiche di relazione in rete. Spesso ogni pacchetto rappresenta un modulo all’interno di un percorso più ampio, in grado di rispondere alle esigenze di agenzie o istituzioni che intendono pianificare l’aggiornamento dei propri formatori. Nella variante workshop sono eventi formativi intensivi, dedicati ad abilità pratiche molto specifiche. Sono particolarmente indicati come opzione per consolidare alcune competenze utili ai formatori per poter sfruttare nel migliore dei modi le tecnologie dell’informazione e della comunicazione e consolidare la propria efficacia didattica. In alcuni casi richiedono dei prerequisiti di partecipazione. I vari pacchetti possono essere combinati insieme per costruire veri e propri percorsi di formazione articolati per formatori professionisti o insegnanti. Al momento tra i PROFs attivi si segnalano in particolare i percrosi professionali e i  workshop prodotti da IBIS Multimedia, tra cui:

  • C-PROF_ET1 ET01 E-TUTOR 1 8H Rotta Fedeli
  • C-PROF_ET2 ET02 E-TUTOR 2 8H Rotta Fedeli
  • C-PROF_ET3 ET03 E-TUTOR 3 8H Rotta Fedeli
  • C-PROF_LK1 LK02 LEARNING & KNOWLEDGE 1 8H Rotta Vicentini
  • C-PROF_LK2 LK02 LEARNING & KNOWLEDGE 2 8H Rotta Vicentini
  • C-PROF_LK3 LK03 LEARNING & KNOWLEDGE 3 8H Rotta Vicentini
  • W-PROF_SD3 SD03 SCRITTURA DIGITALE 3 6H Rotta Cirri
  • W-PROF_SD2 SD02 SCRITTURA DIGITALE 2 6H Rotta Cirri
  • W-PROF_SD1 SD01 SCRITTURA DIGITALE 1 6H Rotta Cirri
  • W-PROF_PBL2 PB02 PROJECT-BASED LEARNING 8H Rotta De Pietri
  • W-PROF_PBL1 PB01 PROBLEM-BASED LEARNING 8H Rotta De Pietri
  • W-PROF_KV3 KV03 KNOWLEDGE VISUALIZATION 3 8H Rotta Cesaro
  • W-PROF_KV2 KV02 KNOWLEDGE VISUALIZATION 2 8H Rotta Cesaro
  • W-PROF_KV1 KV01 KNOWLEDGE VISUALIZATION 1 8H Rotta Cesaro
  • W-PROF_IB1 IB01 INFORMATION BROKERING 1 8H Rotta Accarino
  • W-PROF_IB2 IB02 INFORMATION BROKERING 2 8H Rotta Accarino

 

I GLOCs (Geo-Localized Online Courses) sono ambienti di apprendimento aperti basati sul posizionamento geografico dei partecipanti e sul principio della “glocalizzazione”. L’ipotesi di lavoro consiste nello stimolare un approccio esplorativo alla realtà, mediato dalla tecnologia ma prima di tutto basato sulla scoperta effettiva di elementi, tracce e dettagli che appartengono al mondo reale. Metodologicamente, si tratta di forme di didattica outdoor e allo stesso tempo situata, simili ai webquest, in cui però, al contrario di quanto accade in certe applicazioni apparentemente analoghe di realtà aumentata, non è la tecnologia che filtra e indirizza la percezione del mondo, ma il mondo in quanto tale che rivela a chi sa osservare ciò che contiene e i possibili percorsi che si possono sviluppare a partire da quell’angolazione, da quel punto di vista, da quel determinato luogo. Al momento sui GLOCs si sta procedendo sperimentalmente partendo dal prototipo Guardarsi intorno: Arezzo.

Infine i PLECs (Progressive Learning Environments & Communities) sono un’ipotesi di lavoro fondata sull’applicazione di alcuni modelli adottati per rendere più fluido il ciclo compreso tra l’analisi dei bisogni formativi e la risposta ai bisogni in termini di risorse e supporto. Spesso i dipendenti di studi professionali, imprese e organizzazioni pongono domande specifiche su problemi semplici e circoscritti (perfezionare una procedura, migliorare una performance, imparare a usare uno strumento…), e cercano risposte veloci, convincenti e di immediata ricaduta. Un PLEC potrebbe quindi consistere in un ambiente condiviso su un’area tematica o di competenza, attraverso il quale qualsiasi interessato può porre istanze e ottenere risposte. Un eCoach o un’Information Broker risponderanno alle istanze emergenti attuando due strategie complementari: a) assegnare alla comunità degli utenti compiti via via più complessi sotto forma di attività mirate; b) segnalare alla comunità degli utenti una o più risorse selezionate tra quelle pertinenti alle istanze avanzate dalla stessa comunità. Tra i PLECs attivi o in fase di allestimento si segnalano:

  • SNA102 Dinamiche di interazione in rete [eCoach: Guglielman][IB: Rosati]
  • TED104 Digital Storytelling [eCoach: Somma][IB: Cesaro]
  • PMA101 Project Management [eCoach: Scimeca][IB: Billi]
  • TED101 Tecnologie digitali e strategie didattiche [eCoach: Rotta][IB: Guglielman]

 

Agli iscritti ai corsi, a conclusione del percorso formativo, verrà rilasciato da parte di Laboratorio Formazione, ente partner del progetto eKnow e qualificato per la formazione del personale della scuola presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, un attestato di partecipazione ai sensi delle DM 177/2000 e DM 90/2003 che certifica le ore di svolgimento del corso e i crediti formativi acquisiti.

Per ulteriori informazioni si può contattare: info@smartskillscenter.it.

Dalle biblioteche digitali agli ambienti di apprendimento integrati

Reading time: 2 – 4 minutes

Rotta M. (2011). Biblioteche digitali e aggregatori didattici: ipotesi per l’interazione dinamica tra insiemi di fonti e reti sociali in ambito educativo: alcune riflessioni a margine del progetto E-pistemetec. Intervento alla Conferenza GARR 2011 – da 20 anni nel Futuro, Bologna, CNR, 8-10 novembre 2011.

Esempio di scheda integrata per e-pistemetec Esempio di layout per l'ambiente didattico e-pistemetec

Traccia sintetica della presentazione e sintesi sul progetto [PDF, IT]

La presentazione è una sintesi sull’evoluzione del progetto E-pistemeTEC, promosso da una partnership tra la Provincia di Cagliari, la Provincia di Carbonia e Iglesias, la città di Bastia (Corsica), il Comune di Lucca e il Comune di Genova, per la realizzazione di una Biblioteca Digitale sulle fonti per la storia della scienza e della tecnologia integrata con un ambiente di socializzazione e condivisione a scopo educativo. Il progetto è in fase di completamento e i risultati saranno pienamente accessibili nel corso del 2012.

Ecco anche la registrazione dell’intervento su GARR TV:

Valore aggiunto e criticità dell’e-Learning

Reading time: < 1 minute Mario Rotta, E-Learning: il valore aggiunto e gli elementi di criticità nell’innovazione metodologica, organizzativa, didattica e tecnologica. Materiali didattici da una giornata seminariale presso l’Istituto Universitario Federale per la Formazione Professionale di Bellinzona (CH).

Materiale didattico originale a cura di Mario Rotta [PDF, IT]

Appunti su LO e soluzioni integrate

Reading time: 6 – 10 minutes

La scelta delle soluzioni da adottare [in un progetto di e-learning, ndr] non può prescindere dalla valutazione di una molteplice serie di fattori, che andranno complessivamente considerati per garantire un’adeguata qualità nel processo di progettazione e gestione delle attività formative.

Il fattore primario da considerare resta il profilo dei destinatari dell’azione formativa. Ma è importante chiarire che il profilo degli utenti non può costituire l’unico elemento su cui impostare le soluzioni metodologiche e le strategie didattiche. Va infatti considerato che nell’e-learning elementi quali la soluzione tecnologica adottata per allestire un ambiente virtuale di apprendimento, la sua compatibilità con le metodologie didattiche che si intende praticare, e parallelamente le caratteristiche dei contenuti erogati o l’impostazione delle attività basate sulle interazioni tra tutti gli attori, hanno un peso maggiore rispetto a quanto accade nella formazione tradizionale. In sostanza, l’utente di un sistema di e-learning non esprime solo bisogni formativi, in termini di conoscenze da acquisire e competenze da formare, ma anche, se non soprattutto, il bisogno di comprendere l’impatto e il ruolo dell’innovazione rappresentata dall’introduzione nello scenario formativo di nuove tecnologie e conseguentemente nuove modalità di insegnamento e apprendimento. Questo è tanto più vero quanto più alto è il numero degli utenti, e quanto più variegata è la loro composizione, non solo per quanto riguarda le competenze da colmare, ma anche in relazione ad altri elementi, tra cui: le competenze tecnologiche possedute da ciascuno, la disponibilità di tempo e la distribuzione geografica, la reale autonomia rispetto al processo di apprendimento, l’atteggiamento e la predisposizione alla condivisione delle proprie conoscenze e all’interazione collaborativa con altri utenti, la capacità di orientarsi all’interno di sistemi per la gestione distribuita di conoscenze e saperi, la capacità di interagire con le nuove figure professionali che intervengono nella gestione della formazione basata sull’e-learning (e-tutor, information broker, community manager, change manager…).

Ne consegue che:
•    da un lato è in ogni caso necessario curare maggiormente la raccolta di informazioni utili a definire il profilo degli utenti, sulla base di un numero di parametri più alto e complesso rispetto al solo bilancio delle competenze.
•    Dall’altro lato è opportuno impostare una soluzione flessibile e aperta, capace di rispondere alle molteplici istanze e bisogni che emergeranno dall’analisi del profilo degli utenti e adattabile a una gamma di metodologie didattiche presumibilmente piuttosto ampia e articolata.

La flessibilità delle soluzioni necessaria per puntare alla qualità del risultato può essere garantita o quanto meno agevolata identificando una serie essenziale di “componenti” dell’e-learning, su cui impostare la progettazione delle stesse soluzioni:

•    Allestimento di ambienti per la raccolta sistematica di informazioni utili a tracciare il profilo degli utenti: l’analisi dei bisogni e degli atteggiamenti degli utenti non può essere affidata soltanto a rilevamenti iniziali ma dovrebbe appoggiarsi su ambienti dinamici di raccolta e condivisione di istanze, se possibile integrati con gli strumenti di monitoraggio e valutazione. Le stesse reazioni degli utenti alle fasi del processo formativo possono offrire informazioni utili sia per la scelta dei contenuti da erogare che nella selezione delle metodologie didattiche più adeguate.
•    Scelta di una piattaforma aperta e modulare, capace di rispondere a istanze orientate all’erogazione di contenuti statici o interattivi così come al bisogno di gestire e-tivities, impostare attività basate su interazioni tra utenti, offrire opportunità di condivisione e collaborazione. Al di là della compatibilità della piattaforma con gli standard per l’interoperabilità, un’ipotesi plausibile sembra essere oggi rappresentata dalle piattaforme modulari o multi-strato, che anziché proporre un set apparentemente neutro di strumenti e funzionalità permettono di associare un certo numero di funzionalità e di strumenti specifici in funzioni di diverse strategie didattiche o istanze legate a forme di insegnamento e apprendimento in rete.
•    Progettazione dei contenuti modulare e flessibile, nel rispetto degli standard ma considerando prioritaria la relazione con le metodologie didattiche. La ricerca attuale sulla teoria dei Learning Objects dimostra infatti come la strutturazione di contenuti realmente riutilizzabili non dipenda tanto dalla standardizzazione dei contenuti in sé, quanto dalla aderenza dei contenuti a obiettivi didattici che possono modificarsi ed evolversi, in funzione dei bisogni degli utenti così come delle caratteristiche dell’ambiente virtuale di apprendimento o in relazione alle strategie didattiche all’interno delle quali il contenuto è collocato. In sostanza, un LO non è riusabile solo se rispetta dei requisiti tecnici, ma lo sarà tanto di più quanto più risponderà a requisiti didattici, e sarà concepito in modo da essere sufficientemente flessibile per rispondere alle istanze poste da differenti requisiti didattici.
•    Valutazione costante della possibilità di praticare soluzioni integrate, che comporta prima di tutto l’attivazione di forme di controllo e monitoraggio degli atteggiamenti degli utenti rispetto alla percezione di sostenibilità delle metodologie proposte e praticate. In particolare, si dovrebbe rilevare costantemente se e quanto gli utenti preferiscono o ritengono più efficaci, e in che misura, i momenti sincroni e i momenti asincroni, comparare il rilevamento con una valutazione dell’efficacia formativa degli uni e degli altri condotta dai formatori e impostare una strategia complessiva di risposta alle istanze emerse, “dosando” le soluzioni a seconda dei gruppi di utenti e dei fattori emersi come prioritari (spazio, tempo, necessità organizzative, priorità degli obiettivi formativi…)
•    Attenzione alle figure di supporto e alla loro preparazione. In particolare, si ritiene che qualsiasi processo di insegnamento e apprendimento in rete debba essere supportato da un adeguato numero di e-tutor (in funzione del numero dei destinatari, delle metodologie didattiche, del budget disponibile e di altri fattori…), possibilmente formati ini modo specifico e inseriti all’interno di percorsi di formazione continua basati su comunità di pratiche e forme di coordinamento delle azioni di e-tutoring affidate a figure esperte di supervisori. Parallelamente, a seconda dello scenario, potranno entrare in gioco altre figure di supporto, con compiti di orientamento e gestione dell’impatto dell’innovazione (change manager), o sostegno all’autoapprendimento e in particolare alla ricerca e selezione delle informazioni e dei contenuti utili agli utenti inseriti in percorsi in cui la componente erogativi ha un peso determinante (information broker).
•    Sostegno costante all’attivazione di comunità virtuali per la condivisione dei saperi e il confronto sulle competenze. In particolare, si ritiene che le opzioni orientate all’attivazione di comunità di utenti aperti allo scambio di idee ed esperienze possa rappresentare un’opportunità per la formazione continua, a patto che le comunità non siano lasciate alla spontaneità ma organizzate per finalità specifiche e supportate da figure di coordinamento opportunamente preparate.

In un’ottica orientata alla massima flessibilità risulta difficile predefinire il peso percentuale delle diverse metodologie praticate, se effettivamente ancorate al rilevamento e all’analisi dei bisogni, del profilo degli utenti e degli atteggiamenti. Per quanto sia possibile ritenere che su grandi quantità di destinatari le metodologie didattiche più orientate all’interazione tra gli attori (cooperative learning, community networked learning) siano relativamente poco praticabili, va infatti chiarito in via preliminare che queste metodologie non sono efficaci in sé ma in funzione degli obiettivi formativi, se e quando si riscontrano determinate condizioni favorevoli. Questo significa ad esempio:
•    che possono rappresentare un’opportunità per la formazione continua e il consolidamento di azioni formative iniziali in gruppi omogenei di destinatari, dove sussistono determinate condizioni organizzative, oltre che sufficiente predisposizione alla condivisione e all’interazione.
•    Che possono essere proposte solo negli scenari in cui sono disponibili figure di supporto adeguatamente preparate e in grado di guidare la complessità che questo tipo di approccio implica se si vuole evitare che risulti dispersivo e inefficace.
•    Che non è quantificabile a priori il tempo necessario agli utenti per partecipare a esperienze di cooperazione online o alla vita di comunità virtuali di pratiche.

Una ulteriore ricerca sulla flessibilità e l’adattabilità delle soluzioni formative potrebbe riguardare più specificamente le modalità di progettazione e implementazione del contenuto multimediale dei LO.

Non c’è ancora una ricerca approfondita o d’avanguardia su questi argomenti e prevalgono da un lato la tendenza alla semplificazione e alla standardizzazione dei contenuti, dall’altro il rispetto pedissequo di alcuni generici principi d’efficacia (ad esempio gli schemi di Clark e Mayer) o di usabilità.

In realtà, se pensiamo a contenuti realmente riusabili in scenari formativi complessi e dove è necessario rispondere a istanze di utenti che esprimono una varietà di bisogni formativi e stili di apprendimento, dovremmo cominciare a immaginare schemi e modelli di implementazione dei contenuti più aperti, intrinsecamente concepiti in base a reali principi di adattabilità (pensando anche a un uso flessibile delle potenzialità della comunicazione multimediale) e fondati su un approccio più apertamente “instructional”.

Si potrebbero anche immaginare LO che lasciano agli utenti possibilità di scelta tra più registri comunicativi e diversi livelli di approfondimento, anche se non bisogna dimenticare che un ruolo essenziale nella ricerca dell’adattabilità dei percorsi formativi alle differenze tra gli utenti spetta agli e-tutor e alle altre figure di supporto, e al modo in cui gli e-tutor in particolare imposteranno le e-tivities da proporre sia nei percorsi individuali che in quelli in cui più utenti sono chiamati a condividere o collaborare.

Le stesse e-tivities dovranno essere programmate puntando su un approccio “instructional”, in una continua ricerca di integrazione con il contenuto più statico erogato attraverso i LO: non mancano, in questo caso, ottimi modelli di riferimento, ad esempio quelli legati alle riflessioni di Gillian Salmon, recuperabili, per quanto siano parte integrante di teorie sull’apprendimento aperto e distribuito, anche in scenari di formazione più strutturati.

Le sfumature di un mosaico

Reading time: 6 – 10 minutes

Postfazione per una raccolta di elaborati e ricerche prodotta da una “community of innovation”di ex-studenti del master “Progettazione e gestione delll’e-learning” (Università di Firenze).

Quante sfumature ci sono in un mosaico? E che cosa sono le sfumature di un mosaico? Ne scelgo uno, reale, concreto, l’ho fotografato poco tempo fa in una giornata di sole invernale. La luce ne scompone i pezzi e allo stesso tempo ne ricompone le forme. Le sfumature sembrano poche, ma in realtà sono moltissime, ogni elemento, ogni tessera, se vogliamo, è una sfumatura e può a sua volta scomporsi a seconda della luce. L’insieme, a volte, è quel miracolo di semplicità e allo stesso tempo complessità che spesso ci lascia stupiti, e che più spesso ancora ci disorienta, poiché anziché offrirci una visione sul piatto d’argento dell’apparenza ci costringe a ricomporla, a trovare incastri e armonie che possano esprimere un significato plausibile. A patto che si abbiano occhi per osservare e quella capacità ormai paradossalmente obsoleta che consiste nel cogliere relazioni, assonanze, quel tanto di somiglianza e quel tanto di diversità.

Lo so, sono solo metafore. Potrei abusarne, giocando sulle ragioni per cui gli “ivaniani” [la comunità degli ex-studenti si chiama Ivan Community in ricordo dell’osteria di Arezzo dove a volte ci siamo ritrovati, ndr] hanno voluto definire “mosaico” la loro antologia. Ma non sarò così sciocco da cedere a questa facile tentazione, né vorrei apparire così presuntuoso da non farlo, in nome o per conto di un ruolo che probabilmente in tutta questa vicenda ho avuto, ma che non ritengo ormai così determinante. Più umilmente, vorrei cogliere quelle sfumature che in qualche modo accomunano i lavori qui raccolti, per capire se in certe costanti, nelle similitudini di certi approcci, c’è di che ragionare sullo stato dell’arte, o materia per riflettere su cosa è e cosa potrà diventare questo scenario che oggi chiamiamo momentaneamente e-learning.

La prima assonanza che colgo è l’interesse attento, capillare, per alcuni temi cari al dibattito sulla società dell’informazione, e in particolare per tutto ciò che riguarda le modalità di elaborazione e le strategie per la diffusione dei contenuti digitali. Nella sostanza, in molte di queste tesi di master c’è una costante attenzione, ma forse sarebbe meglio dire “allusione”, all’idea che la significatività dell’e-learning sia legata anche alla produzione di contenuti digitali innovativi, con specificità proprie. Si insiste sulla necessità di elaborare nuovi modelli di organizzazione delle informazioni in Internet e nuove modalità di descrizione utili nella ricerca di risorse, o su quanto sia importante sperimentare tecniche di produzione di e-content o e-knowledge basate su un nuovo “concept”, se così si può dire, segno che i contenuti non sono più percepiti solo come “materiali” funzionali a percorsi educativi in cui l’innovazione è assente o limitata a qualche spunto metodologico indiretto o astratto, ma diventano parte integrante del processo di insegnamento e apprendimento in rete, fino a esprimersi attraverso un linguaggio autonomo, pertinente. O per arrivare a immaginarne l’integrazione “virtuosa” con le strategie per la gestione, la condivisione e la distribuzione del patrimonio di conoscenze che una qualsiasi organizzazione possiede, ma che non può più permettersi il lusso di sprecare o disperdere, considerando, per usare un eufemismo, che ci sono delle potenzialità nei sistemi informativi basati sulle reti.

La seconda assonanza nel mosaico riguarda il tema della valutazione: molte tesi lo affrontano direttamente, altre più indirettamente, certo è che emerge un bisogno prioritario di capire cosa come e perché valutare: valutare per prendere delle decisioni utili a una buona progettazione o per migliorare l’organizzazione di un corso in rete, valutare per scegliere una piattaforma, dei contenuti, valutare per capire come supportare meglio gli studenti online o per capire se hanno raggiunto degli obiettivi. Può sembrare una tematica scontata, ma in realtà non lo è affatto quando se ne comincia a parlare in modo così esteso e diffuso in relazione a scenari in cui finora ha prevalso la dicotomia viscerale e manichea tra l’entusiasmo per l’innovazione fine a se stessa e la diffidenza nei confronti della novità: il contrario esatto di un reale approccio critico, che non può che fondarsi – come emerge finalmente in molti di questi lavori – sulla ricerca di rigorosi criteri di analisi e valutazione.

Per estensione, la terza assonanza percepibile nel mosaico è il costante richiamo al problema della qualità. Si sa che è uno dei temi più attuali del dibattito sull’e-learning, ma in questi lavori è interessante notare come il concetto di qualità non sia percepito solo in relazione alle procedure di controllo, ma piuttosto come riflessione sul miglioramento e sull’eccellenza, identificazione degli elementi che possono rendere un corso, un contenuto, o l’azione di una figura professionale, più efficaci, o semplicemente più veri, più concreti. Si tratta di segnali importanti, talora legati anche a riflessioni sulle figure professionali innovative che l’e-learning sta alimentando, le più importanti delle quali, quell’e-tutor, quell’information broker e quel change manager a cui le tesi raccolte nel mosaico fanno costantemente riferimento, sono non a caso impegnate, sia pure su versanti diversi, proprio nella ricerca dell’eccellenza e nella “scansione” dei significati che l’impatto dell’e-learning può assumere negli scenari in evoluzione dell’educazione, della didattica e della formazione.

Ma queste che ho voluto evidenziare non sono altro che le tessere più appariscenti del mosaico. Altri elementi, apparentemente più evanescenti, in realtà ben più consistenti, tornano con regolarità nei lavori degli “ivaniani”, anche se è più difficile parlarne. Penso ad esempio alla ricerca di strade, percorsi per immaginare se e come è possibile oggi “crescere” in quanto esperti e professionisti della società della conoscenza, filo conduttore che attraversa diagonalmente tutti i lavori raccolti: quanto contano in questa ricerca di miglioramento i saperi e le competenze dell’individuo, e le strategie per incrementarli, arricchirli? E che importanza può assumere, parallelamente, la ricerca di spazi per confrontarsi e condividere con altri la propria ricchezza intellettuale? In fondo è di questo che stiamo parlando: gli “ivaniani” sono pur sempre ex-studenti di un master che hanno cominciato a studiare da soli, ciascuno nella sua stanza o nel suo ufficio, leggendo libri, rovistando dentro una piattaforma per cercare tracce di esercizi e spunti su cui riflettere. Ma poi hanno trovato la forza e il coraggio di parlarsi, e di continuare a parlarsi ancora, di mettere in comune errori e successi, cercando un modo per sostenersi a vicenda dapprima, per mantenersi costantemente in contatto poi. E allora mi chiedo: è così che si diventa professionisti dell’e-learning? Percorrendo questa sorta di crinale sospeso – se mi è consentito cercare un linguaggio consono e allo stesso tempo evocativo – tra la coscienza individuale e l’intelligenza collettiva? Me lo domando, ma non riesco a dare una riposta “scientifica”. E mi vengono in mente, piuttosto, altre similitudini, ricordi, letture.

Qualcuno si ricorda ancora delle “Operette Morali”?
Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore. Si signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere. Come quest’anno passato?
Venditore. Più più assai.
Passeggere. Come quello di là?
Venditore. Più più, illustrissimo.
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.

Non potrebbe essere questo, magari opportunamente riadattato, il dialogo tra uno qualsiasi degli “ivaniani” e i loro nuovi colleghi, quegli stessi che ora sono impegnati in un percorso, simile e allo stesso tempo diverso, che li porterà un domani a riflettere sul significato di ciò che è stato e di ciò che sarà? E qualcuno si ricorda ancora dell’astronave Enterprise? In fondo osservare gli “ivaniani” è come cogliere il passaggio dalla generazione dei “pionieri” a una di più disincantati e allo stesso tempo attenti esploratori dell’e-learning. Perfino il nome evoca quei popoli strani ma non troppo, provenienti da mondi lontani eppure così vicini, saggiamente impegnati a usare tecnologie dal volto umano per arrivare finalmente là dove nessuno è mai stato prima.

E forse è proprio questo il senso del mosaico: nelle infinte sfumature che legano in qualche modo perfino Leopardi e Star Trek. O più semplicemente, nelle tante sfaccettature di quelle tessere che oggi cominciano a emergere, a diventare via via più nitide: ciascuna con un suo colore, una sua densità, una sua forma, tutte insieme pronte a ricomporre una visione.

Post-scriptum. A queste sfumature aggiungo volentieri, come un tocco di spezie in cucina, alcuni appunti e riflessioni su questa stessa comunità di pratiche di professionisti dell’e-learning. Gli appunti sono parte integrante del blog della summer school del Master per “progettisti di e-learning” (Università di Firenze) 2004/2005. La summer school si è tenuta nel Chianti. Il blog aperto per l’occasione si chiama “inventare l’e-learning”, ed è animato dagli stessi studenti del master.

Tra KM e e-learning

Reading time: < 1 minute Tra knowledge management e e-learning, in Panini S. e Padroni R. (a cura di), “E-learning nella scuola, nell’università, nel lavoro. Riflessioni ed esperienze a confronto”, Milano, Franco Angeli, 2005, pp. 117-131.

Testo (variante)

Condizioni di utilizzo: Creative Commons 2.5, attribuzione, non commerciale, non opere derivate (informazioni dettagliate).

Dalla rubrica “e-learning” su “La vita scolastica”

Reading time: 1 – 2 minutes

E-learning [rubrica personale su “La vita scolastica”], Firenze, Giunti, 2004-2005.

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