Una democrazia

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In una democrazia sarebbe tutto più facile, tutto più semplice, tutto più logico, tutto più equilibrato. La democrazia è equilibrio. Nessuno dei tre poteri deve prendere il sopravvento sull’altro, per nessuna ragione, altrimenti non esisterebbe più la democrazia stessa, magari ognuno di noi si riterrà democratico. Ma non è questa la democrazia. Ora vorrei essere sulla collina dell’Aeropago, ad Atene, dove si riunivano i saggi si. Da lassù si vedono la boulè, dove si riuniva il governo e l’ecclesìa, dove si riuniva il popolo. Le leggi sono il risultato di un processo che comincia discutendo, prosegue vigilando sulla loro equità e applicandole con saggezza. In una democrazia, in pratica, tutto sarebbe diverso da com’è adesso. Una democrazia saprebbe di essere imperfetta, ma cercherebbe di comunque di fare tutto il possibile perché ciascuno possa compensare il rischio di uno squilibrio tra i poteri che ne rappresentano l’essenza. Una democrazia non è un mondo perfetto, dove nulla di tutto questo sarebbe successo. Questo mondo non c’è, ed è successo di tutto. Ed è proprio in queste circostanze che una democrazia dovrebbe rivelarsi, manifestarsi, esserci; quando accadono le cose e bisogna fare di tutto per evitare che qualcuno se ne approfitti e che le cose vadano a vantaggio di alcuni, pochi di solito, e ricadano sulle spalle di tanti. In una democrazia non ci dovrebbe essere nessuna discussione sulla festa che la rappresenta; in una democrazia ognuno può fare le scelte che vuole rispettando le scelte degli altri; non si impone a nessuno di fare qualcosa contro la sua volontà né si consente ad alcuni di fare qualcosa che va contro la volontà degli altri; in una democrazia ognuno potrebbe scegliere il proprio destino e seguire le proprie ambizioni sapendo che non ci saranno ostacoli per l’obiettivo che vuole raggiungere, anzi, per quanto strano possa apparire, per quanto insolito per quanto diverso sia quell’obiettivo, sarebbe considerato dagli altri un diritto fondamentale, una parte della stessa democrazia; in una democrazia non succederebbe quello che sta succedendo adesso: si incontrano le persone per strada e non si salutano più, non si chiede più come stai, si chiede “hai fatto il vaccino?”, e se si risponde di no l’altro fa tre passi indietro, come per allontanarsi da un appestato; in una democrazia sarebbe scritto nella costituzione – come in effetti è scritto nella nostra – che chi vuole fare un vaccino o qualunque altra cosa può farlo e chi non vuole o non può ha il diritto di non farlo. Tutto qui, si potrebbe dire. In una democrazia non ci sarebbero discriminazioni verso chi si allontana dal pensiero comune, anzi, una democrazia sa bene che la sua fragilità intrinseca può essere compensata solo dal rispetto delle diversità, perché è delle diversità, della complessità, delle differenze e del confronto aperto tra le differenze che si nutre e vive. In una democrazia reale tutto il resto non è democrazia, tutto il resto è nella migliore delle ipotesi convenzione sociale, dalla quale varrebbe la pena distanziarsi. Nella peggiore delle ipotesi, al contrario, il senso comune non è altro che il risultato di intenti premeditati o giochi di interesse, che fanno di tutto per dividere  cittadini, escludendoli, sapendo che una democrazia è inclusiva o non è. In una democrazia si potrebbe ancora viaggiare, muoversi senza dover dimostrare nulla a nessuno, senza dover rispettare chissà quale sorta di imposizioni che non siano i limiti del codice della strada o quelli del nei confronti degli altri adeguato rispetto al mezzo di trasporto. In una democrazia non ci sarebbe non ci sarebbe mai stato bisogno di tirar fuori di nuovo parole che evocano tempi oscuri: pandemia, coprifuoco, autocertificazione, confinamento, distanziamento sociale; in una democrazia si sarebbe affrontato tutto questo parlandone in modo consueto, come si parla e come si sarebbe parlato di qualsiasi altra cosa, per quanto grave possa apparire; si sarebbero prese decisioni cercando di cogliere di capire di valutare i bisogni le necessità gli interessi le volontà o i desideri di tutti, perché in una democrazia si ascoltano con pari dignità le opinioni di tutti e si è attenti a tutto quello che tutti dicono e pensano; una democrazia non può escludere qualcuno rispetto a qualcun altro sulla base di cosa non è dato sapere; in una democrazia tutti sarebbero inclusi nella discussione e tutti sarebbero ammessi a dare un contributo. E in quel “tutti” c’è tutto: chi è d’accordo e chi no, chi è bianco o nero, ricco o povero, sano o ammalato. In una democrazia ognuno di noi è parte di tutti e tutti sono parte di noi. In una democrazia un evento improvviso amplificabile dai media non dovrebbe degenerare in regole insulse e frettolose, comportamenti isterici, effetti devastanti sulle relazioni sociali e interpersonali. Una democrazia, al contrario, dimostrerebbe proprio in queste circostanze la sua natura e la sua forza, ispirandosi alla saggezza, alla tolleranza, all’equilibrio, al buon senso al limite, ma non alla paura. La paura è l’arma biologica dei tiranni. In una democrazia, dovrebbe contare soltanto il coraggio dei cittadini e si dovrebbero ascoltare i cittadini che hanno il coraggio di opporsi, di ragionare, di pensare. L’unico antidoto efficace. Chissà se da qualche parte nel mondo c’è ancora una democrazia?

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