Un tutorial sugli eBook al congresso SIe-L

In occasione del VI Congresso Nazionale SIe-L, E-Learning: creatività e innovazione, che si terrà a Salerno dal 16 al 18 settembre 2009, mi è stato chiesto di curare (insieme a un e-Tutor) un tutorial sul tema: gli eBook negli ambienti di apprendimento.

Il tutorial cercherà prima di tutto di chiarire che cosa sono esattamente gli eBook, ripercorrendo parte del dibattito in corso sulle definizioni, i significati e le implicazioni di queste nuove tecnologie. Si esploreranno successivamente alcune potenzialità degli eBook come strumenti didattici integrabili in varie tipologie di “ambienti di apprendimento”. Si cercherà in particolare di valutarne l’impatto e il valore aggiunto nell’ambito della scuola, dell’università e delle organizzazioni complesse, analizzando casi e discutendo su alcune possibili strategie. I destinatari sono: insegnanti, ricercatori, formatori. Le attività si svolgeranno prevalentemente online, a partire da fine giugno, e si concluderanno con un workshop in presenza in occasione del congresso. Ci si può iscrivere fino al 7 giugno. Ecco, più in dettaglio, il programma del tutorial.

I. Che cosa sono gli eBook (online, 2 settimane)
L’obiettivo della prima parte del tutorial online è capire cosa sono gli eBook. Si esploreranno 3 ipotesi di definizione di campo:
•    Gli eBook in quanto testi digitali o evoluzione del testo digitale
•    Gli eBook in quanto dispositivi per la lettura e l’utilizzo di testi digitali
•    Gli eBook in quanto insieme di “interazioni” tra testi digitali e dispositivi di lettura
Si procederà segnalando risorse utili per affrontare ciascuna delle 3 ipotesi e avviando su ciascun gruppo di risorse segnalate una discussione guidata con input precisi per l’elaborazione collaborativa di un primo glossario sul concetto di eBook. Il docente segnalerà le risorse da esplorare/consultare e definirà gli input per la discussione. L’e-Tutor coordinerà le discussioni e guiderà i partecipanti nell’elaborazione del glossario.

II. Come si possono integrare gli eBook in un ambiente di apprendimento (online, 2 settimane)
L’obiettivo della seconda parte del tutorial online è capire in che modo gli eBook possono essere utilizzati efficacemente in un ambiente di apprendimento e come si possono integrare con altri dispositivi/tecnologie e con alcune strategie didattiche. Si procederà suddividendo i partecipanti in 3 sottogruppi, ciascuno dei quali si concentrerà su uno scenario: scuola, università e formazione nelle organizzazioni complesse (aziende, pubblica amministrazione…). Per ogni scenario saranno proposte 2-3 ipotesi di lavoro sotto forma di problemi didattici, su ciascuno dei quali si segnaleranno risorse specifiche disponibili online o studi di caso. Ogni gruppo sceglierà un problema da affrontare e cercherà una soluzione orientata all’utilizzo integrato di eBook nella strategia didattica, elaborando collaborativamente delle linee guida (anche in forma preliminare). Il docente proporrà i problemi da affrontare e segnalerà le risorse correlate. L’e-Tutor supporterà il confronto nei gruppi e guiderà i partecipanti nell’elaborazione collaborativa delle linee guida.

III. Workshop in presenza (16 settembre 2009 – ore 14-18)
Durante il workshop:
•    Si condividerà il glossario elaborato online e si discuterà insieme al docente su come integrarlo, arricchirlo e rendere più chiare le definizioni, osservando da vicino dei dispositivi per eBook configurati come biblioteche digitali e osservando alcuni degli scenari possibili nell’ambito dell’evoluzione dell’editoria digitale.
•    Si discuteranno insieme al docente le linee guida elaborate online per verificarne l’applicabilità (anche attraverso brevi simulazioni), definendo una strategia di monitoraggio per l’attuazione sperimentale delle soluzioni ipotizzate nei diversi scenari.
L’obiettivo finale è mettere in grado i partecipanti di attuare una sperimentazione coerente di utilizzo integrato di eBook in un programma educativo reale, riferito al loro contesto specifico di appartenenza e attività.

Per chi fosse interessato ad approfondire ulteriormente queste tematiche ricordo anche che sto coordinando per E-Form (insieme a Michela Bini e Paola Zamperlin) un corso su Insegnare e apprendere con gli eBook, che si svolgerà quasi totalmente online e di cui sono previste più edizioni, anche personalizzate in base a esigenze specifiche di gruppi di partecipanti.

Insegnare e apprendere con gli eBook

Un intervento nell’ambito dell’evento “Nati Digitali“, organizzato a Milano da Nova Multimedia. Si parla di eBook: che cosa sono, in che modo possono essere integrati in una strategia di insegnamento e in un ambiente di apprendimento. L’intervento è stato anche registrato ed è disponibile sulla Web TV di Nova Multimedia.

Insegnare e apprendere con gli eBook [Slides, PDF, IT]
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Gli eBook: secondo giro

In quel continuum che è la rete un’assenza di un paio di giorni rende difficile cogliere in modo chiaro tutto ciò che è accaduto nel frattempo e recuperare i significati nascosti nel tessuto che ha preso forma. Prima di partire per un paio di seminari (su temi strettamente correlati) ero pienamente immerso nel flusso di diverse discussioni in corso sul tema degli eBook. Ora, tornando, non so come recuperare le posizioni che ho perso: è come se mi fossi fermato ai box per cambiare una ruota e i miei meccanici avessero sbagliato qualcosa, mentre giri e giri di messaggi accumulavano vantaggio. Oggi provo a rientrare nel flusso, anche se è un peccato restare chiuso qui in ufficio: è finalmente una bella giornata, nella mia città ci sono i mercatini dell’antiquariato e sui prati tra Arezzo e Siena i primi papaveri si mettono in posa per gli appassionati di fotografia. Ma tant’è, sono in corsa e in qualche modo devo recuperare terreno. Per fortuna che c’è chi traccia le traiettorie del percorso, come Gianni Marconato, e poi quando mi ci metto leggo abbastanza velocemente. Dunque, guardando le cose con il dovuto (e accumulato) distacco, direi che siamo tutti d’accordo sul fatto che il punto di partenza di questo dibattito è racchiuso in una domanda preliminare: gli eBook, in quanto evoluzione della tecnologia del libro, esprimono un potenziale di innovazione? Si può rispondere di no (è lecito), ma spero che tutti rispondano di sì. Quale delle due posizioni è di destra e quale di sinistra? Sinceramente, non mi interessa. Osservo solo che rispondere ma, forse, però, a condizione che, si potrebbe considerare “di centro”, e in Italia abbiamo già abbastanza Casini!

Una volta accettata l’idea che valga la pena di dedicare agli eBook una certa attenzione, mi sembra chiaro che anche su un secondo punto siamo tutti d’accordo: sarebbe bello se gli eBook fossero iperultrasupermultimegainterattivi e i dispositivi di lettura fossero warphightech, ultraleggeri, fotovoltaici, a miliardi di colori e già che ci siamo griffati Prada, un po’ come si intuisce guardando il filmato suggerito più volte da Francesco Leonetti. La differenza che prende forma a partire da questa ovvia constatazione è tra chi pensa che si debba aspettare il migliore dei mondi possibili (Gino Roncaglia ad esempio è sempre stato chiarissimo e coerente in tal senso) e chi ritiene che si debba fare il possibile per migliorare il mondo che abbiamo. Il distacco accumulato mi permette di suggerire che non si tratta di posizioni inconciliabili, ma di due sfaccettature di un atteggiamento che oscilla tra il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà. Entrambe di sinistra quindi, a loro modo, se ha ancora un senso questo schema di classificazione…

Per il resto mi sembra che il confronto sia acceso soprattutto sulle “politiche”: ovvero sulle scelte, i presupposti, le strategie commerciali, le modalità di distribuzione. Ci si domanda se la politica commerciale di Garamond non sia troppo aggressiva, ignorando forse che ogni volta che usiamo Google qualcuno ci guadagna, e non siamo noi, e dimenticando che è assolutamente vero quello che dice Agostino Quadrino quando ci ricorda che in Italia la Kultura (con buona pace della minoranza che è capace di “abitare” la rete e sa come difendersi) è saldamente in mano a pochi grandi gruppi finanziari che condizionano pesantemente le adozioni. Ci si chiede se sia giusto o no sperimentare oggi gli eBook a scuola (anzi, a dire il vero la discussione più accesa non è mai andata oltre questo aspetto, come ha ribadito più volte soprattutto Antonio Fini), e io rispondo apertamente di sì, ma spostandomi in prima linea, lavorando direttamente con le scuole, affiancando gli insegnanti che seguiranno il corso “insegnare e apprendere con gli eBook” e progettando corsi per editor di eBook, che per inciso la cecità dei valutatori dei bandi FSE ha ritenuto di non dover finanziare perché non potevamo dimostrare l’aderenza della figura professionale configurata rispetto ai bisogni del territorio! Ci si domanda se sia più corretto far pagare gli eBook o distribuirli a titolo gratuito sotto forma di contenuti aperti (Jannis, Guglielman), e io (come chiunque altro, credo) rispondo che ovviamente un prodotto di qualità gratis è largamente preferibile a un prodotto mediocre a pagamento. Ammesso che si risolvano due questioni niente affatto marginali: come trovare le risorse per produrre e distribuire contenuti aperti di qualità e come valutare la qualità dei contenuti aperti. Ma tutto questo in realtà non è il cuore del problema: è un continuare a girare su una pista un po’ monotona, perdendo di vista il traguardo. Il vero problema è capire come “scrivere” dei buoni eBook, come “leggerli”, usarli, integrarli in una strategia didattica il cui obiettivo è facilitare la disseminazione di conoscenze significative e lo sviluppo di capacità utili, in una parola la crescita dei nostri ragazzi e dei ragazzi di tutte le età. Ed è proprio su questi aspetti che stiamo perdendo terreno. Mentre il resto del mondo corre, e come se corre… e a tutti noi non resta che sperare che vada meglio al secondo giro.

Una discussione sugli eBook

Sono disponibili online tutti i video della tavola rotonda sugli eBook che si è tenuta a Roma il 17 marzo 2009 e a cui hanno partecipato Agostino Quadrino (Garamond), Antonello Busetto (Confindustria - Servizi Innovativi e Tecnologici), Licia Cianfriglia (Associazione Nazionale Presidi), Sergio Cicatelli (Ministero della Pubblica Istruzione), Andrea Granelli (Kanso - Innovazione per l’uomo), Gianni Nicolì (Associazione Italiana Genitori), Paolo Landi (Associazione Consumatori Adiconsum) e Antonio Tombolini (Simplicissimus E-Book Farm): in quella occasione ero il chairman. I video sono raccolti sul sito di Garamond, che ha organizzato l’evento. Sullo stesso sito è aperto un blog sugli argomenti emersi durante la giornata.

Gli eBook, le fonti e la rivoluzione digitale

Parliamo ancora di eBook partendo da una riflessione informale che mi sono ritrovato a fare nel corso del convegno “Classroom Anywhere” (organizzato a Bari dall’Istituto Marco Polo) e che ha suscitato alcune reazioni controverse. La mia osservazione era molto semplice: un eBook reader (ovvero un dispositivo portatile a “inchiostro elettronico”) può “contenere” una quantità pressoché illimitata di testi digitali; in ambito educativo questo significa - tra le altre cose - che anziché essere costretti a ricorrere a una selezione di alcuni testi o parti di testi (come abitualmente si fa adottando delle “antologie”), si potrebbero raccogliere integralmente su una memoria solida tutti i testi di uno specifico dominio epistemologico in modo che ciascuno (ad esempio uno studente) possa averli sempre a portata di mano e consultarli in qualunque momento. Questo approccio (ecco il succo della mia riflessione) potrebbe da un lato modificare radicalmente il rapporto che abbiamo (e che soprattutto i ragazzi hanno) con le fonti, dall’altro spingere gli insegnanti a esplorare nuovi modi di affrontare, che so, una storia della letteratura, o la storia in quanto tale, o qualsiasi altra materia che si appoggia su documenti che un conto è avere sempre a disposizione in versione integrale, un conto è dover andare faticosamente a cercare nelle biblioteche o online (nella migliore delle ipotesi) o dover consultare attraverso i frammenti incompleti di un compendio antologico. Non mi sembrava di aver detto nulla di sconvolgente. Tuttavia, in quella stessa occasione (e anche in altre) sono subito emerse posizioni contrarie all’ipotesi delineata e apertamente orientate alla difesa dell’importanza delle antologie proprio in quanto selezioni ragionate e criticamente commentate. Per quanto mi riguarda, anche se comprendo le ragioni di queste diverse posizioni, non le condivido, per una serie di ragioni che vado a spiegare. La prima ragione è che le “antologie” (in quanto tali, e più in generale tutti i compendi selettivi) esprimono comunque uno e un solo punto di vista su un dominio epistemologico. Potranno anche essere ben fatte e l’autore potrà anche essere professionalmente ineccepibile: sta di fatto che sono e restano una scelta di parte, spesso legata a una visione romantica e militante, o addirittura a un’interpretazione ideologicamente connotata. E proprio perché basate su una scelta, in sostanza, suggeriscono e spesso determinano ciò che è importante e ciò che non lo è, ciò che a parere dell’autore dovrebbe essere visibile e ciò che non vale la pena di osservare o rileggere. Un po’ come le guide dei musei, che personalmente ho sempre detestato perché cercano di privare il visitatore del piacere di esplorare. Proporre selezioni o compendi, ovviamente, è lecito, e valutarne il “taglio” può anche essere interessante: ma trovo che contrasti apertamente con quasi tutte le “evidenze” della pedagogia contemporanea, che convergono sulla centralità e sul ruolo attivo dello studente nei processi di apprendimento, sulla valorizzazione degli stili cognitivi, sulla personalizzazione dei percorsi, sull’insegnamento come mediazione, sull’apprendimento come scoperta guidata dalla serendipity e sulla conoscenza come costruzione o co-costruzione fondata sulla creatività, la rielaborazione personale e l’approccio problemico. Questa pedagogia (così come la società della conoscenza che si va configurando attraverso il cosiddetto web 2.0 e release successive) ha bisogno di fonti e non di “passi scelti”, di documentazione estesa, non di selezioni di parte, di strumenti con cui confrontarsi apertamente, non di punti di vista parziali. La seconda ragione per cui sento di poter sostenere una posizione aperta alle raccolte integrali di fonti testuali rese possibili dai formati digitali e dai devices portatili è che è proprio questa opportunità che rende tangibili alcuni fondamenti della società della conoscenza. Mi riferisco al valore che la conoscenza esprime nel momento in cui risulta integralmente accessibile a tutti e al significato che può assumere nel momento in cui ciascuno può disporne liberamente per rielaborarla e integrarla con le proprie conoscenze. Sul primo aspetto la rete ha un ruolo essenziale, il secondo è lo scenario in cui potrebbero collocarsi gli eBook, soprattutto nel loro significato esteso di contenitori potenziali di raccolte integrali di testi e documenti annotabili, in una parola, nella loro natura di “biblioteche digitali”. Non sono forse argomentazioni valide e sufficienti?