Verde di rabbia

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Sembra proprio che tutto sia diventato verde. Verde è l’economia del futuro, almeno così dicono, verdi ormai sono le automobili, tutte, indistintamente, ibride, elettriche, miste. Sono verdi perfino gli spazzolini da denti. E verde, ovviamente, è anche il lasciapassare che divide i cittadini in due categorie, e che di verde a tutti gli effetti non ha proprio nulla. Che cosa significa tutto questo? Prima di tutto significa che il verde ha ormai molte sfumature, che non coincidono quasi più con quelle del colore originario degli ambientalisti. Perché in questo stesso momento, mentre tutti parlano di verde, mentre tutti si riempiono la bocca di belle parole, verdi anche quelle, in questo stesso momento l’ambiente viene insultato calpestato tradito, come sempre: in questo stesso momento da qualche parte si uccidono animali, si cacciano balene, si bruciano foreste, si tagliano alberi, si inquina, si sporca, senza che nessuno faccia qualcosa per impedirlo. Solo pochi combattono, sul fronte di una guerra che altri hanno dichiarato. Mentre nell’indifferenza generale, come sempre del resto, ci si veste di tutte le tonalità del verde lasciando la sfumatura della rabbia a quelli che hanno ancora veramente a cuore la vita, la natura, il paesaggio. Ho una brutta sensazione questa volta. Che si parli tanto di Green Economy perché sta diventando redditizia e i soliti grandi gruppi finanziari se ne stanno impossessando indirizzandola verso l’unica cosa che interessa loro: il profitto. Che mi sembrava – se non ricordo male – incompatibile con la vera tutela dell’ambiente e delle forme di vita che lo popolano: la vera economia verde non genera profitto, è costosa, richiede impegno, costanza, attenzione; non consiste nel cominciare a vendere auto elettriche anziché a benzina, ma nel ridurre il numero delle automobili; la vera economia verde tiene conto della tutela integrale dell’ambiente e non cede ai compromessi, non accetterebbe mai che si continuasse ad andare a caccia, a deforestare, a usare diserbanti e pesticidi; non scenderebbe a patti. Una vera economia verde sarebbe scomoda soprattutto per i grandi gruppi finanziari e per gli interessi incrociati di politici amministratori industriali, che non a caso al G20 hanno fatto molte salubri passeggiate ma non hanno minimamente osato contraddire le istanze di un paese che non solo non dimostra alcuna sensibilità per il colore verde, ma già che c’è calpesta i più elementari diritti civili e occupa militarmente da più di 50 anni uno stato sovrano. Però si è parlato del tempo… quello che temo è proprio questo: che si finga di parlare di ambiente per nascondere le manovre di chi se ne sta appropriando per i propri interessi. Di solito è così che succede, se si comincia a parlare troppo di qualcosa di verde in contesti dove fino a un minuto prima c’erano solo altri colori, non vuol dire che l’argomento è diventato popolare: il popolo (se ha ancora senso questa definizione) se ne frega completamente di quello che realmente succede ogni giorno ogni ora ogni minuto. Significa piuttosto che è abbastanza di moda parlarne e quindi va cavalcato perché il possibile profitto che se ne può ricavare è in crescita: ed è lì, in quella zona verde che ormai non si sa più cos’è ma di cui tutti cominceranno entro breve a sentirsi parte, ma superficialmente, continuando a dimenticare che in questo stesso momento si uccide, si brucia, si asfalta, si avvelena. Purché chi lo fa sia vaccinato, s’intende…

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