Venti venti

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Buon anno. Ma non a tutti. Ecco, voglio cominciare così questa nuova serie di riflessioni sulla vita, l’universo e tutto il resto (come direbbe Douglas Adams), riprendendo uno spunto appena accennato – e poi non sviluppato a sufficienza – in una delle mie lettere di Natale, una sequenza molto apprezzata e seguita ma che non posso fare altro che considerare conclusa. Cos’altro potrei scrivere sul consumismo esasperante che circonda la festa più bella? Cosa potrei dire che non sia già stato detto? Solo una cosa, purtroppo: che il modello consumista ha stravinto, è penetrato nel profondo della maggior parte delle coscienze e ha sgretolato quel poco di umanità che avevamo nascosto nell’ultimo angolo buio, trasformando tutti o quasi tutti in anime aride, come una costa cancellata da uno tsunami senza apparente origine.

Buon anno, ma non a tutti, quindi. Ma sicuramente buon anno a tutti quelli che la sera del 31 dicembre salveranno la vita di qualcuno. La stessa vita unica, preziosa, che per gli strateghi del marketing, i media e i giocatori d’azzardo della finanza multinazionale conta poco più di zero, anzi, conta uno, un numero, perché per questa gente numeri siamo e numeri ritorneremo. Buon anno, allora, anche a tutti quelli che hanno già trovato o troveranno il coraggio di ribellarsi ai ritmi che ci vengono imposti per produrre sempre di più, non si sa perché, né per chi, ma sicuramente in nome di qualche astratta corporate con sede legale in un’isola dei Caraibi, configurando una società dove tutti fanno quello che impongono i grandi azionisti, che sotto sotto preferirebbero tornare ad un modello economico basato sulla schiavitù, ma non potendo ancora farlo si accontentano di inebetire le persone togliendo loro il senso del tempo, la voglia di osare, la curiosità, l’entusiasmo.

Buon anno a chi saprà resistere e insistere sulle tematiche ambientali, sovrastando con dati inoppugnabili, riflessioni serie e messaggi chiari lo scetticismo, la colpevolezza o la cialtroneria di chi pur avendo il potere di fare qualcosa non solo non fa nulla, ma si ostina a cercare di distruggere il nostro pianeta per disinteresse, stupidità o in nome di una logica del profitto che – nell’attuale situazione di emergenza per gli effetti del surriscaldamento globale – non si capisce a cosa e a chi possa servire. Buon anno anche a tutti quelli che cercano pazientemente di spiegare ai tanti, troppi deficienti al potere in tanti, troppi paesi del mondo, che è arrivato il momento di pensare alla Terra come ad un unico grande organismo in cui tutti gli esseri viventi, senza eccezioni né privilegi, dovrebbero semplicemente (si fa per dire) imparare a convivere contando sulle risorse disponibili e sulla loro sostenibilità. Buon anno, quindi, a chi insegna ancora con serietà e impegno materie come la storia, la storia del pensiero, la geografia storica, l’educazione civica, la letteratura, l’arte, le scienze, la matematica e tutto ciò che ogni ragazzo dovrebbe sapere per diventare un uomo completo, ovvero disposto ad ascoltare e capace di imparare ancora.

Buon anno a tutti coloro che per una qualsiasi ragione, per un guizzo di intuito o un sussulto di desiderio di libertà non stanno al gioco e ne scontano le conseguenze: a chi non vota, perché è un suo diritto non solo astenersi, ma pretendere candidati decenti nel caso volesse tornare a votare. Per inciso, quantitativamente sarebbero il primo partito italiano: ma non contano nulla, dimostrando indirettamente che la logica quantitativa vale a sua volta solo se e quando fa comodo. Buon anno, di conseguenza, a chi ha ancora un briciolo di serietà e di coerenza e sa attribuire un peso, un valore e un significato alle parole, selezionandole con cura per essere sicuro di pronunciare o scrivere quella giusta, quella che sa essere pesante come una pietra e allo stesso tempo leggera come la piuma di un uccello marino; è solo grazie a chi non spreca continuamente tempo e parole nei salotti televisivi che possiamo ancora pronunciare con l’impegno che meritano quelle parole, che poi sono quelle che esprimono i dubbi dell’esistere, che delimitano i concetti che dovrebbero essere tradotti in principi, che risuonano nella nostra anima quando incontriamo qualcuno che come noi cerca di salvaguardarle: libertà, amore, dignità, democrazia, pace, equità, comprensione, tolleranza, condivisione, creatività e molte altre, per fortuna. Solitamente fraintese in quasi tutti i mezzi di comunicazione, o addirittura sparite, e del tutto assenti nel limitato vocabolario degli arroganti e dei beceri che pur di generare consenso vomitano frasi sommarie e insulti gratuiti, convinti perfino – sondaggi alla mano – di essere simpatici.

Buon anno a chi è capace di restare in silenzio quando non occorre parlare o quando bastano poche frasi. Buon anno a chi è gentile, educato, buono, mite, comprensivo. Non sono virtù fuori moda, bisognerebbe solo ricordarsi che molti intellettuali impegnati (da Voltaire a Bertrand Russell, da Kant a Ghandi, da Pietro Calamandrei a Norberto Bobbio) ne hanno descritto l’importanza e hanno dimostrato che perseguirle comporta più fatica e richiede più coraggio di quanto non ne occorra per mostrarsi cinici, menefreghisti o – a proposito della chiarezza che le parole assumono quando sono usate in modo pertinente – semplicemente stronzi.

Avrete già intuito a questo punto che molti personaggi noti e meno noti non rientreranno mai tra i destinatari di questi auguri. Non è così solo perché sto rivelando tra le righe messaggi ispirati a valori precisi e facilmente riconoscibili. Ma è così anche perché i miei auguri per il 2020 sono dedicati prima di tutto agli esclusi, agli assenti, a chi è in minoranza, a chi non conta, a chi non viene ascoltato, e chi non può parlare, a chi non sa come sopravvivere e a chi non sa dove andare per mettere in salvo la propria vita, a chi non può partecipare perché non rappresenta nessuno, a chi non sa cosa dire perché sa che sarebbe frainteso o strumentalizzato, a chi cerca di dare una voce a chi è da sempre costretto a rimanere muto, a chi difende chi è più debole, a chi aiuta chi ha bisogno di aiuto. Buon anno anche a voi. E buon anno a chi sa amare, a chi non ha paura di amare, a chi ha ancora amore da donare, a chi vorrebbe essere amato. Buon anno a chi guarderà le stelle per calcolare quanto sono lontane, a chi guarderà la luna anziché il dito. A chi eviterà le feste dove non è più richiesto un abito elegante ma solo la volontà di “sballare”. A chi saprà resistere alla tentazione di sparare botti che non servono a niente se non a dimostrare che siamo ancora più imbecilli di quanto sembrava a prima vista. Buon anno a chi eviterà, attorno alla mezzanotte, di scrivere messaggini a chi sta scrivendo messaggini a chi risponderà scrivendo messaggini che – dopo aver trasformato l’attimo rituale e conviviale dell’inizio in una ripetitiva litania digitale tra statue di sale pietrificate – intaseranno anche le linee telefoniche fino al mattino.

Buon anno, infine, a chi al mattino vedrà una stella e avrà il coraggio di incamminarsi in quella direzione. Qualunque essa sia.

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